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Disperati buongiorno! Lo so che siete sposati, fidanzati da secoli. Che vostro marito neanche si ricorda il giorno in cui vi ha conosciuto. Mi rendo anche conto che siete sepolti in casa dalla borsa del calcetto di vostro figlio, dai tutu

muffin_mandorle02Oggi ve la faccio facile. Bevo il caffè, ma non parlatemi di Espresso e moka napoletana, e non solo per la mia indisposizione verso i napoletani.

A me piace il caffè americano, non quello di Starbucks. Ricomincio. Mi piace il caffè che sa di caffè, ma in una grande mug. Amo Starbucks basta che non si trovi nello stato di New York.

Ho scoperto, con un bel viaggio coast to coast, e su e giù per l’Euorpa che il caffè peggiore di Starbucks se lo bevono proprio i newyorkesi. Se invece andate a Dublino, Monco, Toronto, Chicago, Phoenix, LA solo per citare alcune città in cui ho bevuto caffè “Starbuckiano”, beh è buono. O meglio a me piace.

A me piace il caffè lungo. Non inteso lungo come quella schifezza che si ordina al bar. Il caffè nel tazzone, nelle mug e non solo per la mia collezione di tazze. Mi piace il caffè che non finisce prima di aver finito di far colazione.

Che sto dicendo?

C’è chi fa colazione con cerali, con brioches convenzionate, con biscotti, con fette biscottate. Io a colazione mangio sempre un dolcetto. Si sono viziata. Colpa della Duchessa.

Mamma da quando sono bambina mi fa con le sue manine la torta di carote. Si chiama “Carot Cake made in Peppa”. (Peppa sarebbe mia madre. Io Pina…tutto torna).

Muffin_matcha03

Settimane fa. Quante non so, ma sono tante sicuramente. Avevo, da una parte parlato del The Matcha, dall'altra promesso una ricetta che non vi ho mai dato. E mica perché non fosse pronta. (per chi no ricorda basta cliccare qui)

Giuro. Se mi avessero detto che mi sarei annotata tutto quello che cucino, le idee, le ricette. Mai ci avrei creduto. Se qualcuno poi mi avesse anche detto che avrei accumulato ritardi nel pubblicare quello che cucino, gli avrei riso in faccia.

Invece. Eccomi qui ad ammettere i miei peccati. Ci sono cose che voi umani non potete immaginare.

Sono passate due settimane. Solo due settimane.

Mi sembra un secolo, mi sembra una vita. Se chiudo gli occhi e cerco di ricordare, mi pare di vedermi addirittura più piccola, di altezza però. Minuta.

Sarebbe così semplice dire: signori miei è successo questo. Non riesco ancora a scriverlo. Però posso raccontarvi del contraccolpo.

Era la sera del sette ottobre. Era domenica.  Il piano il seguente: una torta per dei bambini, un puncake salato e qualche muffin. Facile.

Un progetto in testa. Un taccuino blu dove annotare frasi, ingredienti, ricette.

Alle 23.00 di quella domenica avevo sfornato tutto. Ero contenta del risultato. Meno dell’odore in cucina.

Niente mi avrebbe fermato.