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Natale, in Islanda, è spesso conosciuto come 'Yule' o 'Jól', il nome deriva dal solstizio d'inverno. Sul Natale gli Islandesi hanno tradizioni diverse, anche se oggi anche loro si avvicinano molto a quelle conosciute in tutto il mondo.

Una fra tutte gli islandesi sono stai per anni contrari a Babbo Natale. La tradizione vuole che ci siano tredici uomini del Natale.

In Islanda i Christmas Men attingono dalle tradizioni pagane e dalle leggende nate nell'esplorare la natura misteriosa. Nella lingua tradizionale i Christman Man sono chiamati "Jolasvenar" e le loro origini risalgono al tredicesimo secolo. La leggenda narra che uno alla volta, nei tredici giorni che precedono il Natale, gli uomini del Natale giungano in città.

I primi avvistamenti di questi uomini del Natale li descrivono come indigeni, ognuno con il proprio nome nessuno dei quali è riconducibile Santa Claus. Sono personaggi curiosi e per certi versi fastidiosi. In alcuni racconti vengono descritti come dei giganti o addirittura come fantasmi che erano tutt'altro che carini e piacevoli per i bambini. Nei secoli la loro figura si è addolcita, rendendoli più simili a personaggi delle fiabe e facendoli diventare gli idoli dei bambini.

Tradizione vuole che gli uomini del Natale portano dolci e doni ai bambini buoni. I regali vengono lasciati doni sui davanzali delle camerette dei bimbi. Se il bambino è stato cattivo troverò una patata o un messaggio in cui si chiede di essere più buoni.

Per l'apertura del regali i grandi indossano un capo di abbigliamento nuovo o un cappello nuovo. I bambini invece accendono una candela, nuova ogni anno.

Non essendoci alberi sempre verdi in Islanda non è tradizione addobbare gli alberi, ma illuminare le case e le strade con candele.

Oggi possiamo trovare alberi privi di foglie dipinti di verde decorati con candele e lucine.

La torta per eccellenza in Islanda è la Vinarterta che viene cucinata nelle occasioni speciali, anche matrimoni, e viene addobbata a festa per il Natale. La Vinarterta è per l'Islanda un sibilo di cultura nazionale e di unione con i paesi del nord America, in particolar modo il Canada. Questa torta viene tramandata da madre a figlie e nessun pasticcere oserebbe mai farne altre versione. Un ingrediente, in particolare, non potrebbe essere mai cambiato: le prugne e il cardamomo. Va detto però che gli Islandesi che sono emigrati in Europa hanno creato altre versioni, la più apprezzata pare sia quella di fragole.

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Si fa presto a dire Caraibi. Ho provato per esperienza personale che organizzare un viaggio ai Caraibi oltre ad essere dispendioso (ma meno di quello che pensiate) ci vuole tanta pazienza.

Io non ci sono mai stata. Ogni qualvolta il Giammy dice “Caraibi” succede qualcosa e finisce che non ci andiamo. Ho però il viaggio già pronto. Non è vero. Anche se ce lo avessi (e ce l’ho) non andrebbe bene di anno in anno.

Intanto devi decidere se andare nelle isole grandi e più adatte a tour e giri, come può essere una Cuba o una Repubblica Domenicana. Oppure puoi decidere per i giri fra le isolette. Che sicuramente la crociera americana è la cosa migliore. Ma per i miei standard supremo abbondantemente i 5mila a testa e quindi o scopro che il Giammy ha un parente Arabo Petroliere o lasciamo perdere. Se no si possono scegliere due, tre isolette  e volare con voli interni che non sono costosissimi. (Il numero dipende  dai giorni e budget)

Poi ci sarebbe un viaggio, ma si sogniamo, che prevedrebbe un bel giro in Venezuela e poi ammaraggio nelle isole di fronte . Parlo di Aruba, Curacao. Solo a sentire i nomi ondeggio i fianchi e bevo cocco. E Chissene se a Milano il cielo è nero.

Insomma va studiata e bene. Se organizzate ora per febbraio potreste trovare un buon volo e tanti resort a vostra disposizione. Spendendo a testa quello che spendereste per andare due settimane in un villaggio in Sicilia. E non sto scherzando.

Oggi è martedì. L’Agenda prevede la rubrica Europa in un cucchiaio. I Caraibi stanno un tantino nell'Oceano Atlantico, però ci sono le Antille francesi dove a detta di quelli che mi conoscono bene potrei pure trasferirmi per sempre. Pare proprio che Martinique sia Nizza senza tram e il mare dei Caraibi. Insomma casa mia. Così dicono i ben informati. E se siamo in Francia allora siamo in Europa. Un aggancio così non velo sareste mai aspettato, eh! Passiamo alle letture.

Karen Bixen nasce in Danimarca nel 1885 ed è stata una pittrice e scrittrice. Resa sicuramente immortale grazie al romanzo la mia Africa.

Ho deciso di invitarla a casa per un the con i biscotti. Ho preparato dei gustosi biscottini alla nocciola ed ho messo nella teiera il mio inseparabile Earl Grey. Forse un po’ troppo inglese per accogliere una danese Karen però è donna di mondo non si è lasciata intimorire.

Alla domanda: «Qual è il piatto preferito da un danese?». Mi ha sorriso ed in maniera spavalda ha risposto: «Non lo sanno più neanche i danesi».

Masticando un piccolo biscotto mi ha detto che in danesi negli anni sono stati affascinati da tutto ciò che potevano importare dall’Europa.  I cibi erano facili da preparare e decisamente più saporiti. Mi ha citato cibi come la pasta e la pizza. Garbatamente le ho fatto notare che sono italiani. Lei seccata mi ha risposto: «Non ha importanza. Sono cibi di importazione e molto richiesti».

Ho sorseggiato il mio the in silenzio. Non sapevo come togliermi quel senso di astio nei suoi confronti. Certo Karen è una grande e se pur non aveva i confort moderni ha viaggiato decisamente molto più di me.karen

Ho compreso quanto fosse Signora, quando ha interrotto il silenzio per dire: «Per gli italiani mangiare è un culto. Non pensano ad altro. Per i danesi è diverso». Quant’è vero.

Le ho sorriso. Lei mi ha stuzzicato: «Se vuoi trovare qualcosa sulla cucina danese avresti bisogno di un buon libro ed un’amica». Si è asciugata le labbra e con aria maliziosa ha buttato un nome: «Come Babette».

Ed eccoci seduti allo stesso tavolo. Con lo stesso the Earl Grey io Karen e Babette.  Un tomo molto voluminoso senza figure in mezzo a noi.

Babette è una signora di circa quarant’anni (non ho chiesto l’età per rispetto), capelli ramati e piccoli occhi azzurri. Mento e naso aquilino. Non sono sicura che sia danese, anzi sono quasi convinta che sia francese. Temo che quel suo modo di sbattere le ciglia mi impedirà di scoprire qualcosa sulla cucina danese. Speriamo solo di non doverci addentrare in discorsi sulla cucina parigina.

Babette comincia a parlare lentamente: «Il palato danese ama il contrasto. È abitudine antica accompagnare piatti di carne e pesce con salsa base di rafano e senape. Decisamente leggeri se paragonati a quelli della cucina mediterranea».

Non commento. Alzo gli occhi al cielo e con la mano spingo il vassoio verso di lei. Babette prende un biscotto. Lo annusa e ne assaggia un pezzettino. Non fa complimenti e prosegue.

«Una delle salse più comuni è la Sennepssauce Med Flode. A base di tuorlo cotto e crudo, senape e aceto a cui viene aggiunta, al momento di servire, della panna montata freddissima».

Karen ride. Con il fazzoletto si nasconde la bocca piena. Senza scoprirsi sentenzia: «Panna montata freddissima! Tipicamente Danese».

Babette non le da peso e prosegue: «Fino al 500 la cucina locale era riccamente speziata. La Danimarca una delle maggiori potenze navali e grazie a questo giungevano spezie in abbondanza. Purtroppo però già nel 600 se n’era perso quasi del tutto l’utilizzo».