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Cerchiamo di tornare piano alla normalità. Pare, tuttavia, che da quando sono tornata dal Giappone tutto sia più veloce o forse sono io rallentata. Ancora. Quando c’è qualcosa che non va, quando bisogna parlare con una persona. Un Cupcakes è quello che ci vuole. Se non vedete da un po’ qualche amica, o dovete andare dal parrucchiere, o ritirare degli esami. Un Cupcakes è quello che ci vuole. Se volete regalarvi un attimo di pace tutto per voi o farvi un personalissimo abbraccio. Cupcakes sempre lui. I Cupcakes sono diventati la mia salvezza La mia priva volta è stata con il classico muffin americano al doppio cioccolato, bicarbonato annesso. Gigante, gonfio da scoppiare. Era il lontano 2008 . La mia vita mi sembra così lontana rispetto ad ora. Da poco ero andata a vivere da sola. Avevo una cucina di un metro, tutta su misura. Con un fantastico mini forno potente, della Smeg. Lavoravo vicino alle colonne di San Lorenza in una banca che non esiste più. Sentivo di avere tutto: lavoro, casa e soldi. Ed invece non avevo niente. Poi è arrivato il Giammy a farmi capire così significa tutto. Lui è il mio tutto. E con lui i Cupcakes si sono evoluti. Ora ho una cucina di quattro metri che neanche nei miei sogni la immaginavo così bella. Ha perfino le travi a vista. Ho pirottini di silicone, quelli di carta, le formine, le spatole. E presto arriva pure l’impastatrice. Il Giammy non mangia dolci e quindi i Cupcakes sono il mio dolce risveglio, oltre un modo molto divertente per portare un “petit cadeux” a qualcuno. Questi Cupcakes in particolare sono proprio l’ideali per il classico caffè e latte della mattina e si conservano per molti giorni. Come potete vedere sono minuscoli, mi piaccioni piccini. Sono come dei cioccolatini morbidi e pieni di amore.

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Quando penso a Monica, mi vengono in mente subito due parole: gatto e neo.

Monica ha una sorella gemella, che si chiama Sabrina; il neo è il suo segno distintivo. L’ho conosciuta durante le mie estate a Montà D’alba. Da bambina passavo spesso il tempo con i miei zii. Le gemelle, così chiamate sempre da mia Zia, abitavano non molto distanti. Spessissimo ero da loro a giocare. O loro venivano a trovare me.

Essendo gemelle, ma proprio uguali, uguali. Monica l’ha riconoscevo sempre per il neo. E non mi sbagliavo mai! Anche ora a distanza di tempo, quando mi ha fatto vedere una foto, non ho avuto dubbi.

Mi zia amava i gatti, ma anche la loro famiglia. Il gatto era sicuramente animale predominante. Anche se a dirla tutta aveva anche dei cani.

Dell’estate passate con loro ricordo. Beppe, il loro babbo, sempre indaffarato a lavorare. Lucia, la mamma, che la ricordo con un grembiule e sempre con le mani in pasta. Non nel senso che facesse la pasta, ma anche lei era sempre li a far qualcosa. Che fosse la conserva, pulire, o altro. Certo non stava ferma.

Poi c’era la piscina, amata piscina mia. Una favola! Le gemelle, i gatti  e la campagna. Ricordo anche vaschette di gelato piene di uva.

Le Gemelle hanno fatto la scuola alberghiera, e le ricordo immerse nella cucina di Mamma Lucia. Questo tavolo infinito pieno zeppo di roba. In particolare ricordo una giornata in cui si son cimentante con la maionese.

Ora Monica è mamma di due bimbi e da mamma cuoca direi che non poteva non farci una torta di mele! Anche se che ti scopro? La torta di mele non è nella top ten! E no, male! Molto male. Io già mi aspettavo un intero banchetto di torte di mele.

Però, pensa i casi della vita. Mamma Lucia non sfornava torte di mele, Nonna Lucia…si. Che la nonna sia con noi! A me fa strano pensare a Lucia come nonne, per me resta e resterà “Lucia di Beppe”.

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Siamo sopravvissuti  al week end di fuoco, parlo per noi Milanesi. Oggi la pioggia ci ha dato una bella svegliata. Sinceramente non ha molto rinfrescato, ora siamo tutti un po’ “appiccicaticci”. Personalmente, e stranamente dato il mio grado di sopportazione, ho sopportato il caldo in uno stato catatonico che non mi ha portato a sudare poi molto senza troppe lamentele, con lo stupore generale.

Che forse, forse sono talmente in stand by da aver lascito distrattamente i sensori di temperature attaccate a qualche sedile della metropolitana? Chi può saperlo. Certo è che mentre io ero seduta sul divano a leggervi il Giammy si aggirava come un grande orso bruno per casa. Sbuffava, camminava su e giù. Mi guardava con i suoi occhioni verdi e mi implorava “Pina andiamo al centro commerciale?” e poi ricominciava a sudare e camminare. Dopo un poco “Io vado in macchina, accendo l’aria condizionata”.

Io in silenzio lo guardavo di sottecchi e immaginavo i poveri orsi Bruni di qualche zoo con la lingua a penzoloni che cercavano un di refrigerio nella pozza d’acqua orami secca.

La cosa più buffa e che quando finalmente siamo andati al mediaword ed io ho cominciato con un’analisi comparativa tra apple e vaio il Giammy era frenetico. Voleva uscire da quel luogo di perdizione. E poi dicono che noi femmine siamo incoerenti!

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L'oro rosso del Danubi.  Color fuoco, meglio se brillante: la paprika, spezia aromatica e non necessariamente piccante, non è un'esclusiva dell'Ungheria e viene da lontano, ma in Ungheria ha trovato una casa ospitale e ci si è accomodata.

Oggi vi voglio parlare di lei. Della Paprika.

Ho un trascorso da finta adottata Calabrese in cui il mio palato si è talmente abituato al peperoncino e all’Abuja da  non temere neanche quando mi dicono “stia attenta pizzica”, se è piccante per me state certi che voi siete morti. Ecco perché non cucino mai messicano per nessuno, tranne per il Giammy che pare avere le papille gustative ricoperte di strati di tabacco che non gli permetto di assaporare.

Insomma pensavo che il rosso fosse peperoncino e per me non era mai abbastanza piccante, poi ho scoperto che lo zenzero se usato correttamente e con l’aiuto di una macinata di pepe da un piccante diverso dal peperoncino. È come se il peperoncino fosse un romane verace che mangia la porchetta con le mani, mentre lo zenzero è un esploratore senza tempo che assapora tutto e si lecca le dita, senza destare però fastidio neanche alla Regina di Inghilterra.

Tornando al nostro oro rosso. Una sera stavo guardando fuochi e fiamme e buttano li una ricetta “pollo alla paprika” e sento dire da Chiara Maci “perché la paprika esiste anche quella dolce non è solo piccante ed è facilmente reperibile al supermercato”.

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Danbo è un attento cultore della verdura. Che sto dicendo?

Vi siete persi qualcosa? Ma noooooooooooooooooooo!!!

Danbo e la barca di Melanzana? Danbo acrobata zucchinosa? Danbo scavatore di zucche? Non avete la più pallida idea di cosa io stia dicendo ma non vi preoccupate troppo perché spesso dico cose insensate? Ecco quando fate così vorrei urlare “via al filmato” per farvi ricredere! Mi limito a dire: clicca qui.

Bene. Ora che tutti, si pure lei con l’impermeabile dell’ultima fila (l’uomo dall'impermeabile marrone sbiadito è tornato tra noi), abbiamo compreso che cosa scateni nel cervellino di my Danbo. Che poi. A rifletterci bene. Secondo voi dentro la testa di un pupazzo fatto di cartone… “ traquillo Mr. Danbo non parlavo di lei. Non mi permetterei mai!!”.

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Sss avvicinatevi, parliamo piano, che My Danbo è un poco permaloso , solo un poco, eh! Secondo me in quella scatoletta di cartone i suoi pensieri sono tracciati in bianco e nero con il carbocino. Qualche tocco di gessetto qua e la, ma niente di più. Soprattutto li dentro a volte gli oggetti non appaiono proprio come sono.

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Ritornano a noi.

In cucina saltellava un carciofo e beh. Lui, My Danbo, ha dovuto nuovamente dimostrare la sua attitudine verso il vegetables.

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Se nel week end dovrete corrre per saldi ed offerte. Ebbene. Una torta salata è la cosa migliore e ghiotta. Quindi tutto questo blablab inutile danbesco solo per dire : via alla ricetta!