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Il giorno dopo a scuola, la giornata trascorre serena. Il pomeriggio veniamo invitati a rimanere, sono usciti gli esiti delle ragazze che parteciperanno allo scambio culturale.

Il preside mi vuole vedere.

"La tua richiesta era stata accentata"

"Ma?" Se non potevamo ospitare la ragazza Americana pazienza.

Il preside mi allunga un foglio di carta. Lo guardo, è una notizia presa su internet. Una notizia scritta in inglese. Non leggo tutto, tanto non avrei capito completamente il senso. Mi fermo sulla foto di un fiume. Una auto rossa che galleggia. Un titolo gigante nero mi informa che un'intera famiglia era morta.

Guardo il preside scioccata.

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In autunno, quando piove molto, nel mio paese non c'è molto da fare. Nella via principale c'è solo un pub a cui, ovviamente, non mi è permesso andare. Quando ti annoi, fai cose stupide. Questa che vado a raccontare è una di quelle.

Avevo invitato Maria per vedere un film dell'orrore. Era fine ottobre, fuori pioveva, insomma pareva proprio una grande idea. Mamma ci aveva anche preparato i pop corn. Maria tira fuori dallo zaino una scatole e mi dice "Ehi! Facciamo un gioco".

Sollevo la scatola, è uno di quelle tavolette che serve per parlare con gli spiriti. Le faccio capire che sono cose idiote, da bambini. Le insiste "E' solo un gioco".

E giochiamo.

merlo

John e sua moglie, si erano trasferiti in un piccolo paese nelle campagne toscane. Erano originari del Texas e sognavano di trasferirsi in Italia da sempre. La moglie era convinta che Aldo Lecchi fosse un farabutto, quest'ultimo aveva venduto la casa ai coniugi Bell.  Il terreno tanto decantato come fertile non era in grado di far crescere neanche un ceppo di insalata. Le stanze, per quanto la signora Bell cercasse di scaldarle, erano sempre fredde.

In paese si diceva che Lecchi fosse amico dei fantasmi. Tutti credevano che era grazie a questa particolare amicizia che fosse diventato ricco. Vendendo le case dei defunti agli stranieri.

La signora Bell negli anni aveva dato non poche preoccupazioni a Lecchi riuscendo per fino ad impedirgli di vendere altre case agli americani. Lecchi non ci stava per niente. Se lo accusavano di essere un truffatore lo sarebbe stato per davvero.

Mise in giro la voce che la casa di Bell fosse infestata dai fantasmi. Di notte, per una settimana, andò in casa loro facendo sbattere porte e finestre. Distrusse l'ingresso di casa, sparpagliò la posta in cortile. Convinse anche il parroco  a lasciare dell'incenso davanti casa.

La signora Bell era molto spaventata. Non credeva nelle stupidaggini dei compaesani, ma un giorno, mentre si trovava nelle campagne, vide uno strano merlo. Era più grande degli altri, i suoi occhi parevano di vetro. Il suo suono era diverso. Inquietante, sembrava che le stesse dicendo qualcosa. Quando raccontò l'accaduto al marito fece spallucce e continuò a bere il suo Chianti come se nulla fosse.

Da quel giorno la signora Bell cominciò a vedere creature strane nei boschi e una misteriosa vecchia che attraversava il frutteto del vicino. Ogni qualvolta vedeva queste creature c'era sempre il merlo con gli occhi di vetro.

Sapeva che Lecchi aveva distrutto il suo giardino e che era stato sempre Lecchi a distribuire candele rotte nella sua auto. La signora Bell, tuttavia, dubitava fosse in grado di cavare gli occhi ad un merlo per farle dispetto. Convinse, così, Lecchi a verificare se ci fosse per davvero un merlo dagli occhi di vetro nelle campagne adiacenti.

Lecchi fu ben lieto di aiutare la signora Bell, sperava così di farsi pagare e di acquisire nuovi clienti. Sarebbe diventato il disinfestatore di fantasmi delle case da lui stesso vendute. Le dicerie sul suo conto sarebbero state la sua fortuna.

Armato di mantello e biscotti al miele attraversò fischiettando le campagne. La signor Bell poco distante chiusa in un pesante cappotto.

La seconda parte del racconto iniziato ieri. Un racconto ambientato in Irlanda dove un brav'uomo, un muratore, accettò di aiutar un prete in cambio di un giusto compenso. Tutto normale. Anche il fatto di aver speso subito i soldi guadagnati per sfamare le numerose bocche della sua famiglia. Tutto normale. Se non fosse che era il 31 ottobre. Che è nuovamente il 31 ottobre.

Ecco la seconda parte. E come sempre, a seguire, una ricetta autunnale. Che la Zucca sia con voi!

ottobre2013

Il 31 ottobre di un anno dopo bussarono nuovamente alla sua porta.

Un sorridente anziano signore apparve sulla soglia. “Sono vecchio almeno quanto voi siete povero”. Il muratore non poté che confermare “Vero Signore! Spero pertanto che abbiate un lavoro da affidarmi”.

L’arzillo signore continuò “Dovete essere onesti e convenienti, è un lavoro particolare”

“Signore sono il muratore più conveniente che abbiate mai conosciuto se no non sarei il più povero”.

“Allora siete la persona che sto cercando. Possiedo una vecchia casa caduta in rovina , mi costa più di quanto valga ripararla e nessuno ci vuole vivere. Debbo sistemarla in qualche modo e vederla”.

Il muratore fu così condotto in una grande casa deserta. Passando attraverso diverse sale e stanze arrivó ad un patio interno ed i suoi occhi riconobbero immediatamente l’antica fontana araba. Si fermò per un momento e la sua mente tornò ad un anno fa e all’incontro con il prete.

“Precedentemente di chi era questa casa?” chiese.

C'era una volta a Cavan un povero muratore che  lavorava tutti i giorni, tranne la domenica. Nonostante questa devozione il muratore riusciva a stento a sfamare la sua numerosa famiglia. Una notte di ottobre, poco dopo che si era addormentato, bussarono

"Oh mio Dio!" strillò, la Signora Bevil, coprendosi gli occhi con una mano e vorticoso di distanza, "Dove sono i tuoi vestiti?"

"Oh, li ho tolti in modo da poter ballare nuda sotto la luna piena," Alice sorrise allegramente.

Perché Alice stava facendo questo alla signora . Ora poi che dovevamo aprire la galleria d’arte.

Alle porte della galleria si stavano già radunando molte persone.

 "Oh, um, beh ..." la signora Bevil tossì, sbirciò da sopra la spalla e si voltò. Dopo un lungo momento di imbarazzo, sorrise incerta e congiunse le mani davanti a sé. "E'  metà della giornata, cara, e la prossima luna piena non è per altre due settimane," si voltò verso di me con uno sguardo scettico, "E' ... normale ... nella vostra famiglia?”