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Cosa ho imparato dal Coronavirus? Riflessioni di una Sciura Milanese

Magazine, blogger tutti a cavalcare il trend come se mettere la keyword coronavirus nel titolo vi rendesse parte di un sistema a cui è necessario esserci. “Per necessità virtù” ma anche no.

Volevo fare un video su ciò che ho imparato in questo inizio 2020 che ho denominato “l’anno del fare”, poi mi sono detta: “aspetta che passi e poi lo fai”; non mi andava proprio di sfruttare il trend ed il momento. Non mi piacciono i titoli clickbait anche perché, siamo onesti, nel mio caso no ci crederebbe nessuno.

Aspetta ed è finito febbraio. Aspetta e siamo a Marzo. Aspetta e si guarda a giugno, con il nodo alla gola. Ed oggi si giocano le partite di calcio a porte chiuse ed il serale di Amici 2019 è senza pubblico e la Barbarella nazionale ci insegna a lavarci le mani ballando. Financo Cruciani si preoccupa del virus, povere prostitute che non possono fare servizietti in sicurezza.

Che sia psicosi, satira, audience o titolo clickbait non si parla d’altro.

è normale” come è normale parlare di Sanremo h24 per una settimana o mandare a quel paese il governo, destra, sinistra non importa, ogni santo giorno per 365 giorni.

È normale, siamo italiani”; ribadisco: anche no.

Due giorni dopo al grande assalto ai supermercati, in cui a Milano abbiamo capito che Caprotti ha vinto (e di questo ne sono fiera per la storia Esselunga), una persona mi manda un messaggio: “Te lo chiedo per prassi ma immagino che tu venga all’appuntamento e anche piuttosto incazzata”.

Sì, sono andata all’appuntamento. Prendendo la metropolitana verde fino a Centrale, poi la Gialla fino a Turati. Camminando per il quartiere delle ambasciate, dove c’è la sede di Radio 105 e dove spicca Banca Fideuram.

Sono andata all’appuntamento, senza mascherine, guanti e con il fazzolettino nella tasca, come sempre.

E sì ero piuttosto incazzata. Talmente imbestialita che ho lasciato un messaggio non troppo allegro sotto la pagina del Milanese Imbruttivo in cui davo al Sindaco Sala del senza palle. Mi rendo conto che spostare il fuorisalone era cosa buona e giusta e, dato la situazione, chissà se sarà fatto.

Sono stata quasi dieci giorni incazzata. Non angosciata, non impaurita arrabbiata proprio. Poi ho deciso di guardarmi allo specchio e chiedermi il perché.

Ecco cosa ho imparato dal Coronavirus: l’importanza di un’identità

L’uomo, per sua natura, vive in branco si è evoluto proprio grazie alla capacità di costruire sistemi sociali sempre più ampi e complessi. Il collettivo, il far parte di una comunità, per l’uomo è un bisogno naturale e funzionale. Ci permette di dare e ricevere, di interagire, di sentirci al sicuro, di relazionarci e di evolverci.

Ma mi chiedo: “perché?” o meglio “qual è il vero scopo per cui abbiamo necessità di stare in collettività e di coltivare relazioni?”

Con questa domanda ho affrontato le settimane successive. E l’ho chiesto a tre psicologi, due psicoterapeuti esperti in traumi, una esperta in disturbi dell’apprendimento. Ho riposto la stessa domanda ad una coach sportiva, ad una mentor ed indirettamente (l’ho capito dopo) alla mia coach.

Tutti hanno riflettuto, dando risposte diverse ma basate sullo stesso concetto e poi mi hanno guardato e mi hanno chiesto “Sara che cosa vai cercando?”.

Ho capito che io stessa ho necessità di relazioni, di condividere e di persone. Tutti noi abbiamo bisogno di persone.

Stare in comunità, vivere in collettività si base su un’identità specifica, sulla condivisione di valori, di norme e di un bene comune.

Ora mi chiedo, Italiani cosa vi accomuna? Tutta questa paura, tutto questo divulgare costantemente informazioni, leggere di morti e guariti, vivere in stato di guerra, cosa vi unisce? “La paura” è la parola del momento. Ma paura di cosa? Di morire? No, di non avere un domani, di non avere una collettività, di non avere più la nostra comunità, le nostre basi di valori.

E poi mi chiedo ma la comunità non fa leva sull’identità? E allora mi chiedo cos’è l’identità?

L’identità personale è il nostro tutto, la nostra essenza. Non si può dichiarare con una parola, un’etichetta. Parte da caratteristiche fisiche, poi psitiche. Inizia con luogo e data di nascita. Poi con la cultura dei nostri genitori o, come nel mio caso, la non cultura. E poi cominciamo a camminare nel mondo, ad evolverci costantemente. Conosciamo persone, compiamo azioni che hanno reazioni e ci regoliamo di conseguenza. Proviamo piatti, situazioni. Alcune decidiamo che ci piacciono, altri no, ma poi capita che rimettiamo tutto in discussione. E la giostra continua, evoluzione continua. E nascono interessi, modi di ragionare, comportamenti e anche paure, problemi affettivi, problemi relazionali.

Indennità: questo sono io. Niente di più, niente di meno. Ne giusto ne sbagliato.

E nella mia complessità, nella mia identità ho dei credo, dei valori, delle esperienze. Le porto sulla mia pelle, nella mia anima e le comunico al mondo. E là fuori ci sei tu, con la tua complessità, nella tua identità, con dei tuoi credo, dei tuoi valori e delle tue esperienze. E quando sono autentici, espressione di identità libere si uniscono in un credo, in un valore, in una comunità.

E queste sono le basi di una nazione, sono le basi per la nostra nazione chiamata Italia. 

Eppure quasi nessuno conosce la storia di Italia.

Eppure la bandiera, giusto ai mondiali se proprio ce l’ho a portata di mano.

Eppure là in Parlamento non ci sentiamo rappresentati.

Eppure là in Confindustria ci stanno solo i poteri forti

Eppure giù al sud non va e al nord poi e non parliamo del centro.

Un paese allo sbando, dicono. Dei giovani senza valori, dicono.

Ed ecco cosa ho imparato dal Coronavirus: GRAZIE per averci messo in discussione, profondamente fragili davanti alla paura più grande: la perdita della nostra comunità.

Grazie perché a volte vedo un briciolo di ciò in cui ho creduto fin da bambina: individui responsabili che si muovono all’unisono per il bene comune.

Individui che si fermano perché è giusto ma non si lamentano e si impegnano per evolversi.

Individui che donano perché possono. Altri che ricevono perché ne hanno bisogno e non sprecano.

A quelli che dimenticheranno in fretta, a quelli che troveranno un modo di speculare, a quelli che si sono già persi, poveri voi. Non capite che funziona solo se ognuno di noi abbraccia responsabilmente la propria identità?

 

Esaurita Sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

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