Che io abbia una passione sfrenata per il cibo per capire come è fatto e quando ci fa bene è piuttosto evidente delle tantissime ricette ed articoli su questo blog, in particolar modo nella rubrica “Mangiar Sano”, così mi sono detta: come posso alzare il livello? Io non sono una food blogger ne un’esperta ma un’appassionata ma mi piace che su questo blog vengano scritti sempre articoli di spessore e così il caso, davvero, mi ha fatto conoscere Alessandra. Un tipetto tutto ricci, piena di creatività e organizzazione che ha lasciato un lavoro “sicuro” per la sua grande passione: insegnarci che il cibo è buono ci fa bene se conosciamo gli ingredienti. Sono molto contenta di presentarvi il nuovo membro del team di Pinalapeppina: Alessandra Del Sole Feelgood Food Content Creator

Alessandra Del Sole: Alternative Eating il progetto di divulgazione del cibo di qualità

Alessandra Del Sole in tre aggettivi?

Difficile scegliere, mi sento tante cose.

La prima è sicuramente che sono testarda. Avevo un lavoro e tante certezze, ma non mi riconoscevo più in quello che facevo. Ho mollato tutto per costruire da zero “il mio progetto”, affrontando sfide e difficoltà che non avrei mai immaginato. Ma ci credo, so che posso farcela e sto andando avanti come un ariete per quello che non è più un sogno, ma un obiettivo vero.

Poi sono curiosa. Ho sempre voglia di imparare, studiare, capire. Non sarei quella che sono senza i miei libri e la mia voglia di approfondire tutto ciò in cui inciampo e che mi solletica i neuroni.

E infine riflessiva. Ho bisogno di andare a fondo di ogni cosa o situazione, per capirne il senso, al di là di quello che sembra.

Perché il cibo è così importante per te da farne una professione?

Il cibo è sempre stato importante per me. Fin da bambina gli ho attribuito un significato che andava oltre la necessità di riempire la pancia. Ho una mamma che, come tante altre mamme degli anni ’80, cucinava poco. Presa dal lavoro, non si curava molto di ciò che ci sarebbe stato in tavola per cena; io non vivevo bene questa cosa e la percepivo come una mancanza di cura e attenzione per me (quanto l’ho rimproverata, poverina!). Forse per reazione, o forse no, ho imparato a cucinare presto e fatto della cucina il mio rifugio, il posto dove perdermi e ritrovarmi ogni giorno.

Poi è successo che mi sono ammalata (ho avuto problemi digestivi importanti). È stato allora che ho capito che se volevo guarire dovevo cambiare tante cose, e, prima di tutto, dovevo acquisire consapevolezza di ciò che mi faceva bene e cosa no. Il cibo, in questo percorso, è stato fondamentale. Ho cominciato a studiarlo e a studiarne gli effetti, partendo dal corpo per arrivare ad un’altra dimensione: mangiare bene mi dava energia, benessere, vitalità.

Con la testardaggine, la curiosità e il desiderio di andare in fondo alle cose, uniti ad una golosità, che non lasciava spazio a restrizioni e frustrazioni di alcun genere, non mi si sono arresa. Ho studiato, cercato, provato, sperimentato, finché non ho trovato un modo nuovo, diverso (alternativo!) di mangiare, che nutre il corpo, appaga i sensi e soddisfa il palato.

Da qui la voglia, forse l’urgenza, di condividere le mie scoperte con il resto del mondo e insegnare a chi, come me, ama mangiare, a farlo nel modo giusto.

Siamo in un’era in cui il mondo del food e della gastronomia ha invaso letteralmente la nostra vita ed i social network. Sai darti una spiegazione? E cosa non ti piace ti tutto questo “raccontare il cibo?”

La spiegazione che mi do è che forse dopo anni di cibo “fast”, già pronto, zero fatica, zero stress, finalmente c’è stata un’inversione di tendenza: una sanissima, necessaria, sacrosanta rivincita del gusto, che era stato completamente sacrificato e mortificato dalle logiche dell’industria alimentare, la quale tutto ha a cuore, fuorché il cibo vero.

Non c’è niente che mi dia fastidio di questo tanto “raccontare di cibo” a patto che si diffondano informazioni corrette, si semini consapevolezza, si sensibilizzino le persone a pretendere di più da chi offre loro cibo, si faccia cultura. Non sopporto, invece, l’inganno, i green washing, il bio a basso costo e di scarsa qualità, chi si riempie la bocca di belle parole, ma a quelle parole non fa corrispondere fatti, distorce l’informazione e getta fumo negli occhi del consumatore mediamente informato. Guardo poca televisione e, quando la guardo, provo un disagio profondo quasi ad ogni pubblicità di cibo: messaggi fuorvianti e ingannevoli che vogliono far passare per buono, pulito e giusto, ciò che non potrebbe essere più lontano da tutto ciò.

Offri servizi di food training ma cosa sono esattamente? Si rivolgono solo a persone con intolleranze alimentari?

I servizi di food training sono dei servizi di coaching individuale progettati e realizzati su misura della persona che li richiede, che non necessariamente ha problemi di intolleranze alimentari.

Proprio per distinguere il percorso adatto a tutti, da quello dedicato a chi ha indicazioni dietoterapie da seguire o problematiche di qualche tipo, ho creato due servizi diversi, che ho chiamato rispettivamente BUSSOLA e *SENZA* con GUSTO.

BUSSOLA è un percorso personalizzato di food training per apprendere le tecniche di base di una cucina più naturale, imparare a far la spesa, costruire una dispensa, organizzarsi, riuscire  a portare in tavola ogni giorno piatti buoni e genuini, nonostante i mille impegni della vita quotidiana. Grazie a questo percorso, si impara a riconoscere il cibo vero, si acquisiscono le competenze che servono per comprarlo e prepararlo e si trovano stimoli per innescare nuove e più salutari abitudini.

[ Per saperne di più: https://www.alternativeeating.it/bussola/]

*SENZA* con GUSTO è, invece, il percorso personalizzato dedicato a chi ha esigenze nutrizionali specifiche e trova estremamente difficile o frustrante adeguarsi ad esse. Analizziamo insieme i divieti, li scarnifichiamo, ci focalizziamo su ciò che risulta difficile capire, accettare, mettere in pratica. Si apprendono trucchi e segreti per sostituire gli alimenti vietati, si scoprono nuovi ingredienti e nuove tecniche, si acquisiscono sicurezza e tranquillità per tornare a mangiare di gusto, al di là delle limitazioni.

[Per saperne di più: https://www.alternativeeating.it/senza-con-gusto/]

In aggiunta a questi percorsi, offro corsi di cucina, individuali, di coppia o collettivi, su richiesta, preparo menù personalizzati, meal planning e ricettari sulla base di indicazioni dietoterapiche o meno.

Non meno importante è l’attività di sviluppo contenuti per aziende e professionisti della nutrizione, il cui filo conduttore è sempre la voglia di avvicinare le persone al cibo di qualità, insegnare loro a mangiare di gusto e stare bene.

Quando hai capito che potevi lasciare il tuo lavoro da fiscalista e intraprendere la carriera di imprenditrice di se stessa? Cosa consigli di valutare alle persone che pensano di fare la tua stessa scelta?

Credo che nella vita si possa fare tutto, purché sia fatto con la testa e (almeno) un po’ di cuore. Per motivi diversi, la passione che avevo per il lavoro di fiscalista è scemata lungo il cammino e mi sono ritrovata a far passare le mie giornate, piuttosto che viverle appieno. Mi sono resa conto  che l’interesse verso il cibo stava diventando troppo importante e non avevo più la concentrazione giusta per fare un lavoro che richiede davvero tanta attenzione e tanta energia. Prima di combinare disastri ho mollato il colpo e ho deciso di dedicarmi completamente al mio progetto.

Con il “senno di poi” penso che se tornassi indietro, darei maggiore importanza ad aspetti quale il naming, il marketing e la comunicazione. Il mio consiglio, perciò, è quello di tirare la cinghia il più possibile prima di fare un passo del genere, per avere poi delle risorse a disposizione da investire per curare questi aspetti, che non sono assolutamente secondari.

Perché hai deciso di essere un contributore di Pinalapeppina in cosa sei “I’M THE ESAURITA”?

Ho letto tutto d’un fiato il manifesto di “I’M THE ESAURITA” e l’ho “sentito” fino all’ultima parola. Milano è una città strana, che può darti tanto, ma anche toglierti tanto. Sono dove sono ora per la forza e determinazione con cui, dopo anni di falsi miti e doveri autoimposti, ho rimesso in ordine i pezzi delle mie priorità, mi sono guardata dentro e ho capito veramente chi fossi e che posto volessi occupare nel mondo.

Non è stato facile fare quello che ho fatto, ma sono grata alla vita per essermi data la possibilità di farlo.

I’M THE ESAURITA sono anche io, anche se non lo sapevo, anche prima di conoscere Sara. E quando Sara mi ha proposto di entrare nel gruppo sono stata felicissima di accettare.

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