Scrivo, mentre svuoto cassetti. Scrivo come era tanto che non facevo. Occhi chiusi, una lucina che illumina le mani che digitano senza sosta come un pianista al suo ultimo concerto.

 Ci siamo solo io e te baby.

Lo stiamo facendo”, queste parole mi martellano in testa al ritmo dei battiti del cuore e dei respiri corti. Lo sto facendo. Sto rinunciando ad una collaborazione con un primario gruppo finanziario ed alla docenza al sole 24ore. Tutti lavoro ben pagati, tutti lavori non full time.

Ebbene sì, rinunzio ad un lavoro continuativo e ben pagato per buttarmi in un qualcosa di aleatorio e, per ora, poco pagato.

Perché lo sto facendo?” non mi sono posta la domanda fino ad ora; fino ad ora che ho aperto il blog per scrivere. Motivazioni ne ho date tante: non riuscivo ad organizzarmi, gli attacchi d’ansia, la qualità della vita. Cazzate.

Lo sto facendo esclusivamente per me. Lo sto facendo perché sono più di 30 anni che vivo la vita di qualcun altro. La vita del “fai la cosa giusta”. Laureata a 23 anni in scienze bancarie solo per il fatto di avere una laurea in economia che piacesse ai miei genitori (e che hanno finanziato). Il giorno dopo ho iniziato a lavorare nel sistema bancario/finanziario. Un lavoro a tempo indeterminato che già sfiorava i 1500 euro netti al mese; non male per una ragazza di 23 anni. E da lì non mi sono più fermata.

Ho camminato tanto, ho letto tanto, ho fatto centinaia di spunte ed ho incontrato persone di tutti i tipi ma non mi sono mai sentita appagata, soddisfatta e felice. Poi ho conosciuto il Giammy e, lui, con i suoi silenzi e con il suo “provaci” mi ha fatto vedere un altro mondo. Un mondo fatto di aerei, treni persi e caffè americano.

Quando ho perso il lavoro (ne ho parlato in un video clicca qui se vuoi vederlo) dentro di me si è spezzato qualcosa. Si è rotta quella certezza che “basta fare la cosa giusta”. Non basta e soprattutto “giusta per chi?”.

Forse andrò a perderci, forse non arriverò mai agli stipendi del mondo finanziario, forse non comprerò mai quella dannata shopper bianca di Louis Vuitton ma non mi interessa. Voglio essere centrata, non voglio più aver paura e non mi voglio più preoccupare di quello che pensa mia madre o le persone che ritengo “irraggiungibili”.

Mentre scrivo e archivio pilate di normativa di Banca d’Italia sto capendo che i cosiddetti “irraggiungibili” stanno dalla mia parte, mi stanno sostenendo e mi apprezzano. In quest’ultimo mese ho ricevuto consensi e tanti pareri positivi sulla mia persona e sul mio lavoro. E dire che io mi sono sempre vista come la “sopravvissuta della finanza” perché a parer mio ottenevo posizioni di responsabilità non per merito ma per culo.

Mi metto in gioco più consapevole. Con i miei limiti fisici (vedi la pubalgia) e caratteriali. Ora so di essere un’emotiva cronica ma anche una persona di gran cuore che si dà agli altri e che per questo decide di fare web consulting. Voglio aiutare gli altri, gente come te e me, ad avere siti belli, funzionali ed a guadagnare con il blogging. Già lo sto facendo, ma da oggi saprò finalmente rispondere alla domanda: “Che lavoro fai?

Sono una digital content e web consulting

Ed ora dove lavoro? Qui  e ovunque possa portarmi un volo aereo ed un treno.

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