Fasce per i capelli homemade. Le amo, le adoro e non le trovo. Così ho scovato Samanta su instagram. Mi sono innamorata delle sue fasce per i capelli africani e della sua amica modella afro. Io che dentro mi sento senegalese e canto nella mia testa “Vorrei la pelle nera!”, quando ho visto le creazioni di Umpalumpa non ho potuto fare a meno di contattare e scoprire che bella persona è Samanta. “La Samanta”, per dirla alla milanese, è una ragazza piena di vita e di voglia di creare che crede fortemente nel suo progetto e che è ha l’Africa nel sangue. Ci crede talmente tanto che ha deciso di passare da un full time ad un part time per potersi dedicare anima e cuore al suo progetto: trasformare la sua passione per le stoffe in business. Ora il progetto Umpalumpa è agli albori ma tante sono le idee che bollono in pentola e… beh queste fasce parlano da sole! Scopriamo Samanta e il suo progetto!

Una giornata con Umpalumpa e le fasce per capelli homemade

Da dove nasce la tua passione per le stoffe africane?

E’ tutta la vita che sento il richiamo dell’Africa ma l’ho sempre ignorato e perché mi spaventa. Alla fine mi sono arresa al richiamo e ci sono stata in Africa; nel 2014 ho vissuto una settimana ospite di un ragazzo Senegalese, non è stato un viaggio turistico, sono entra nella vita di famiglie e comunità senegalesi e ho provato usi e costumi del luogo ed è stato intenso, ho pianto per 4 giorni perché mi trovavo bene ma provavo emozioni molto forti. Le donne che incontravo erano incuriosite da me e io da loro, dai loro abiti e dalla loro bellezza e fierezza. Si sono offerte di condividere con me i loro “segreti” ma io ero rapita solo a 2 cose: il modo in cui legavano i loro foulard in testa e i tessuti dei loro abiti e turbanti.

All’epoca però non sapevo cucire quindi rimasi rapita ma finì li. L’anno scorso mia cugina Margherita mi ha chiesto una fascia con tessuti africani, io avevo cominciato a cucire da un anno ma solo accessori da bimbo. Visto, però, che si avvicinava il suo compleanno provai e riprovai finché raggiunsi le proporzioni che mi piacevano e gliene regalai una con un tessuto etnico. Fu un successo perché lei apprezzò ma soprattutto le sue conoscenti iniziarono a commissionargliele; a quel punto non avevo altra scelta che arrendermi ancora al richiamo dell’Africa e ai suoi colori. Mi piace pensare che quando acquisto del tessuto wax sto dando lavoro a famiglie africane e che indossarli renda omaggio alle donne africane che tanto mi hanno colpito durante il mio viaggio.

Se dovessi presentarti con tre parole legate al cucito?

Rinascita: iniziare a cucire è stato il mio modo di affrontare una lunga convalescenza che ha segnato ha segnato la svolta della mia vita e la mia rinascita.

Personalizzazione: acquisto pochi quantitativi di tanti tessuti diversi e mi piace che siano le mie clienti a scegliere che forma dar loro. In questo modo creo pezzi unici e personalizzati.

Imperfezione: in ogni accessorio che confeziono c’è un punto storto o un mezzo centimetro che manca o che avanza in altezza o in larghezza, è la mia firma e la garanzia che quello è un pezzo unico e fatto a mano.

Quando hai capito che potevi mollare tutto per diventare la donna delle fasce?

Non mi sono mai definita la donna delle fasce anche se a volte mi sento chied25ere “ma tu sei quella delle fasce?”. Se sono diventata davvero la donna delle fasce è stato quando mi ci hanno riconosciuto le persone a fine della scorsa estate quando ho anche deciso di mollare qualcosa ma non tutto a dir la verità. A Ottobre ho chiesto e ottenuto il part-time nel centro diurno per disabili in cui lavoro tutt’ora… fare il grande salto mi mette un po’ di ansia sia per il retaggio del mito del lavoro fisso sia perché sono emotivamente coinvolta con le persone disabili e non con cui lavoro e so che mi mancherebbe.

Quali sono le considerazioni da fare prima di intraprendere una piccola attività creativa e lasciare un posto di lavoro tradizionale?

Eh… bella domanda… sicuramente il lato economico perché vivendo da sola devo pensare alle bollette da pagare che con i sogni non si pagano, ahimè… Sono ancora un opi, ciò significa che non ho ancora superato la soglia di 4.800€ di incassi annui quindi non potrei sopravvivere, poi penso che se avessi più tempo ed energie da dedicare al mio business potrei incrementare il lavoro e le vendite… poi penso di nuovo alle bollette da pagare e non mi decido a fare il salto.

Ci vuole anche una mentalità imprenditoriale che non credo di aver sviluppato abbastanza, devo ancora esercitare quel lato della mia personalità; tendo a svalutarmi (perché quando sono i clienti stessi a dirti che fai prezzi troppo bassi ti stai sicuramente svalutando), perdo troppo tempo in dettagli come il packaging che amo fare con cura ma mi rendo conto che non posso perdere mezz’ora o più a preparare un pacco (mi vergogno a dirlo), e in sostanza mi rendo conto di non sentirmi abbastanza sicura di me, delle scelte, degli acquisti che sono o troppo oculati o troppo compulsivi. Mi rendo conto che ho ancora molto da sperimentare e capire a livello di business. L’aspetto commerciale è il mio punto debole e devo sistemarlo prima di lanciarmi.

Per mollare tutto e intraprendere un progetto come il mio ci vuole tanto coraggio e un po’ di incoscienza che a 39 anni non sai se puoi permetterti. Certo è che la qualità della vita, quando fai qualcosa che ti appassiona e che senti essere la tua strada, migliora molto. Lavorare per sé stessi ti permette di gestire una cosa molto importante per me: il mio tempo. Finora ho fatto le prove solo durante la settimana di ferie dal lavoro al centro che ho fatto a inizio maggio: è stato bellissimo dedicarmi per una settimana a Umpalumpa come se fosse il mio unico lavoro. Mi sono sentita libera anche se stavo lavorando e ho avuto la conferma che con più tempo ed energie a disposizione potrei avere molto di più da dare.

Da dove trovi l’ispirazioni per le tue creazioni e quali sono i tuoi progetti futuri?

Mia cugina Margherita che dalla prima fascia collabora con me è sicuramente fonte di ispirazione e idee, le mie amiche e i miei clienti che mi chiedono cose che non ho mai fatto o pensato di fare sono sicuramente un’altra preziosa fonte di creatività, non sempre mi è possibile accontentarli e solo a volte ripropongo al pubblico gli accessori che realizzo per una richiesta personale.

Anche le mie esigenze personali mi ispirano, le fasce che faccio sono modelli che vorrei per me: mi servono, le faccio per me e poi anche per gli altri.

Per il futuro non ho ancora le idee chiare ma sto prendendo lezioni da una sarta perché mi manca la tecnica e vorrei riuscire a realizzare anche capi più strutturati.

Se vuoi sapere qualcosa in più su Samanta e acquistare le sue fasce qui i suoi riferimenti:

IG: umpalumpa.craft

FB: umpalumpa.craft

SHOP: umpalumpacrafts.etsy.com

 

 

 

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