Sarò sincera con voi parlare con Paola in un primissimo momento mi ha messo ansia, sarà che per me tutto ciò che contiene la parola Life mi porta sull’attenti. Poi ascoltando le sue parole volevo solo abbracciarla e saltellare in cerchio con lei. Paola non è solo una life-coach è una donna, una madre e un’amica delle sfide. Paola è quella che ti fa capire, non solo per il suo lavoro, che puoi decidere di fare qualcosa di diverso, che puoi lasciare il tuo lavoro e ricominciare. Ho capito subito che a Paola non piace stare in un angolo, magari non è egocentrica e saltellante come la sottoscritta, ma combatte per quello in cui credere e lo fa per se, la sua famiglia e anche per tutte le persone che si rivolgono a lei. Scopriamo la storia di una donna che si è reinventata è che è una professionista del Life-coach.

Una giornata con Paola Nosari Life Coach professionista (e certificata)

Come sei diventata Life Coach?

Avevo da vent’anni un impiego sicuro e avevo raggiunto un livello di carriera abbastanza soddisfacente, Però non ero felice, non mi sentivo realizzata e non c’erano ulteriori prospettive di crescita.

Inoltre, da qualche anno, l’azienda per cui stavo lavorando viveva un periodo di forte ristrutturazione. Molti dei miei colleghi, persone con cui avevo stabilito legami profondi di stima reciproca e di amicizia profonda, avevano perso il lavoro lasciandomi spaesata ed addolorata: avevo perso molta della mia motivazione.

D’altra parte, non me la sentivo di lasciare tutto senza avere concrete possibilità e un progetto già ben avviato: non sono sola, anche se sono single. Ho due figli adolescenti e la nostra è una famiglia monoreddito.

Così ho cercato una risposta alternativa. Mi sono chiesta quali fossero, tra le cose che sapevo fare bene, quelle che facevo con più gioia ed entusiasmo. E poi, tra queste, quale fosse quella che potevo trasformare in un lavoro.

Partivo da un’osservazione: spesso le donne vengono penalizzate nelle loro carriere per il solo fatto di essere donne. Avevo un sogno: volevo aiutarle a risplendere, sostenendole mentre creano le occasioni per esprimere tutto il loro potenziale.

Avevo già sperimentato il coaching in azienda, sapevo quanto possa essere efficace e così mi è sembrato naturale cominciare a cercare da lì.

E’ in questo modo che ho scoperto il Master in coaching di Accademia della Felicità. Ho fatto il percorso di formazione con loro e poi mi sono specializzata con ulteriori corsi di Programmazione Neuro Linguistica con Ekis, in Italia, e con Anthony Robbins, all’estero.

Spiegaci cosa significa essere una Life Coach?

Il termine coach è mutuato dall’ambito sportivo.

Quindi, in un certo senso, possiamo dire che un coach è un allenatore: qualcuno che sta al tuo fianco e ti sostiene in un momento di crisi, di ricerca, di evoluzione. Ti fornisce tecniche e strumenti utili per evidenziare le risorse in tuo possesso. Ti supporta, aiutandoti ad abbattere le convinzioni limitanti che frenano la tua crescita. Ti offre un punto di vista altro, competente, perché tu abbia accesso a nuove opportunità e prospettive differenti che fino a quel momento non avevi considerato.

Su internet c’è molta confusione, spiega qual è il percorso corretto per diventare una Life Coach certificata e perché è così importante la certificazione?

Sinceramente non credo ci sia un percorso corretto. Andrò contro corrente e magari mi attirerò anche qualche critica, dicendoti che non ritengo essenziale la certificazione.

Alcune delle migliori Life Coach, in Italia e nel mondo, non sono certificate. Rappresentano un mix ottimale di attitudine naturale e competenze acquisite attraverso un processo di constant learning.

Non è la certificazione a garantirti che il coach a cui ti rivolgi sia la persona giusta per te e per il cambiamento che vuoi realizzare.

Perché un percorso di coaching abbia successo è fondamentale la relazione che si crea tra coach e cliente (o coachee) ed è necessario che la persona che sceglierai come partner di questo percorso sia qualcuno che riesce a stimolarti e motivarti. Quindi dipende molto dalle caratteristiche anche personali, di carisma e di autorevolezza, oltre che da quelle professionali.

Proprio per questo motivo io, ad esempio, mi sto orientando sempre di più verso la proposta di percorsi personalizzati, creati ad hoc per ogni singolo cliente. E consiglio a tutti i miei clienti di usufruire dell’opportunità di sperimentare una sessione gratuita, conoscitiva e senza impegno.

Che lavoro hai dovuto fare su te stessa per diventare una brava Life Coach?

Io ti ringrazio, ma non credo mi sentirai mai dire che sono una brava Life Coach. Se sono brava o meno te lo possono dire le mie clienti, al limite. Ma anche in questo caso, avrei da ridire.

C’è un dato oggettivo, che è misurabile e risponde alla domanda: il mio cliente ha raggiunto l’obiettivo (o gli obiettivi) che si era prefissato?

Ma c’è anche una variabile più sottile, meno quantificabile: l’insieme di emozioni e desideri che rimangono aperti al campo delle possibilità.

Da un lato credo che si possa affermare che una brava Life Coach (e io aspiro ad esserlo) è appunto colei che facilita il percorso evolutivo del suo cliente. Dall’altro credo che una caratteristica fondamentale per potersi definire coach sia, appunto, la capacità di mantenersi in costante ricerca, senza sentirsi mai “arrivate”.

L’essere una Life Coach ti ha aiutato nel tuo essere mamma di due figli senza un uomo al tuo fianco?

I miei figli sono entrambi adolescenti. Quello che stiamo vivendo è un periodo bellissimo delle loro vite: pieno di entusiasmi e scoperte, faticose confusioni, dolorose cadute e bellissimi innamoramenti. Di certo però non sono, tra quelli vissuti finora, gli anni più semplici.

Cerco di farmi aiutare dall’empatia e dalla sensibilità, oltre che dall’amore infinito.

Ma, come dico loro spesso, quando si tratta di loro tutto quello che so non lo so più.

Nel senso che per quanto uno possa studiare, formarsi, mantenersi informato, quando entrano in gioco amore ed emozioni si è troppo coinvolti per riuscire ad essere obiettivi.

Forse, paradossalmente, il fatto che io faccia questo lavoro gli ha reso la vita un po’ più complicata. Tengo sempre le orecchie drizzate e gli occhi ben aperti alla ricerca quasi ossessiva di segnali anche minimi. Un inferno, temo, per loro!

Però finora ha funzionato, e se ho dubbi posso sempre ricordargli che so riconoscere ed interpretare le microespressioni facciali, i segnali del corpo, il linguaggio paraverbale. In pratica ho un diploma rilasciato da Richard Bandler in persona che dimostra che ho l’abilità di riconoscere ogni loro bugia o tentennamento. Scherzando li minaccio di appenderlo sopra i loro letti, stile “Big Brother is watching you”

Qual è la sfida più difficile per una Life Coach?

Da un punto di vista valoriale, la coerenza.

In primis perché quando proponi una sfida ad un cliente devi essere consapevole dell’impatto che può avere sulla sua vita. Come puoi farlo se non avendola sperimentata in prima persona?

Senza contare il fatto che un percorso di coaching si basa sull’idea della co-creazione e della corresponsabilità nel senso che entrambe le parti, coach e coachee, sono responsabili del successo dell’esperienza.

Perché questo possa accadere è necessario che ci sia stima reciproca: un coach deve essere all’altezza della stima e della fiducia che il suo cliente ripone in lui.

Quali consigli dai a chi sta intraprendendo il tuo stesso percorso?

A chi sta avviando la sua attività di coaching direi:

  1. LAVORA SULLA CONSAPEVOLEZZA: Avviare un’attività di coaching non significa soltanto fare consulenze di coaching. Significa anche dover comunicare la propria attività e imparare a promuoversi. Essere molto onesti sulla natura delle proprie competenze e su quella dei propri limiti aiuta a capire, senza farsi troppo male, fin dove possiamo arrivare da sole e dov’è che invece dobbiamo chiedere aiuto e possiamo farci aiutare.
  2. FATTI UN BUSINESS PLAN e RAGIONA MOLTO SU BUDGET, FORECAST E CONTROLLO DI GESTIONE: Essere una brava professionista significa anche avere un business plan, saper gestire con cognizione di causa ed assertività i clienti, il tempo e il proprio denaro: dal pricing agli insoluti. E se vuoi che la tua attività cresca, e cresca in modo sano, non puoi prescindere dal considerare i numeri e dall’analizzare i bilanci. Anche se sognavi solo di fare entusiasmanti sessioni one to one.
  3. TRUST THE PROCESS: Non puoi controllare il futuro, non puoi sapere cosa accadrà. Puoi scegliere di impegnarti al massimo e cercare di fare al meglio delle tue possibilità, invece. Impegnandoti ogni giorno con costanza, soprattutto quando le cose non sembrano funzionare. I momenti di sconforto accadono, non puoi evitarli ma puoi affrontarli. Siediti e prendi in esame quel che sta accadendo. Molto spesso ti capiterà di accorgerti che quello che sembrava uno tsunami era in realtà un semplice temporale. E se trovi chi vende l’ombrello puoi affrontarlo senza timore di rovinare la piega né sbavare il rossetto.
  4. OCCHIO ALL’EGO: non fa bene né a te né ai tuoi clienti (né al processo perché non sarà possibile creare una relazione paritaria, presupposto fondamentale al successo del coachee).

Paola ci consiglia di leggere questo suo articolo sull’autostima:

 http://www.paolanosari.it/un-rossetto-rosso-puo-cambiarti-la-vita/

Se vuoi contattare Paola Nosari per avere maggiori informazioni sul suo lavoro ecco i suoi contatti:

http://www.paolanosari.it/

paola@paolanosari.it

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