Una donna ha il diritto alla sua indipendenza, io vado a prendermela!

Una donna ha il diritto alla sua indipendenza economica, io vado a prendermela!

Una donna ha il diritto alla sua indipendenza economica, io vado a prendermela!
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Questo è uno di quei post che non andrebbe scritto. Queste sono parole che le persone non si vogliono sentire dire, men che meno leggere. Un articolo pieno di parole calde, come l’acqua per la pasta che bolle. Un articolo per niente SEO orieted e ancor meno politically correct. Ma sapete io sono autentica, vivo ogni attimo come se fosse l’ultimo e ci metto l’anima in tutto quello che faccio, figuriamoci se si sta parlando della mia vita.

Questo articolo è PER ME, per rileggerlo quando mi fido delle persone sbagliate, quando percorro strade che non mi appartengono; ma queste parole così forti sono anche PER TE che pensi che accontentarti del socialmente giusto sia la via di fuga.

Sei pronta ad  incazzarti, commuoverti e urlare? Beh io lo sto facendo proprio in questo istante, per la mia indipendenza.

Io son fortunata perché pur avendo perso il lavoro nel 2014 non vivo sotto un ponte. Sono fortunata perché pur avendo preso un melanoma bastardo alla pelle sono viva.

Le mie due fortune enunciate sopra sono strettamente collegate. Quando guadagnavo più di duemila euro netti al mese non avevo una copertura sanitaria, lavoravo undici ore al giorno e non avevo tempo di andar dal medico. Mi hanno licenziato, di punto in bianco, e non avendo nulla da fare ho controllato il neo. Melanoma di quelli brutti. Operata in meno di una settimana e ciò non grazie al sistema nazionale, grazie al mio stato di disoccupata che mi ha permesso di rientrare nella polizza assicurativa del mio moroso.

Già. Non vivo sotto un ponte e non sono morta grazie al Giammy.

Continuo a sentire intorno a me persone, per lo più UOMINI, che mi dicono di smetterla. Di fermarmi, di non combattere. Queste persone, e sottolineo UOMINI, pensano che la mia condizione di freelance (con entrata precaria ogni mese) e di ragazza del Giammy sia condizione sufficiente per farmi felice. E invece no!

Mi sono laureata a 23 anni a 24 già lavoravo. Ho comprato una casa a 27 anni. A 30 avevo un auto, una casa e viaggiavo e avevo il Giammy. Stavo in salute, mamma stava bene. Ora di anni ne ho 36 non ho un auto, non ho una casa, mamma sta acciaccata, ho il Giammy e continuo a viaggiare.

Non avevo amici prima, non ho amici ora. Ho perso persone e incontrato difficoltà come tutti.

Qual è il punto? L’Indipendenza Economica

Come DONNA ho il DIRITTO di ESSERE INDIPENDENTE di avere una mia entrata sicura che mi permetta di sentirmi realizzata. E se questo significa avere delle consulenze (entrata mensile precaria), gestire un blog, un canale youtube, tenere pulita casa, cucinare e fare corsi per aggiornarmi su un quantitativo di cose che non conosco IO LO FACCIO. E se questo significa che per 7 giorni alla settimana sono attiva dalle 7 della mattina sino alle 11 di sera IO LO FACCIO.

DONNE rispondete: perché non dobbiamo essere indipendenti? Perché non possiamo avere un nostro stipendio che ci soddisfi che renda felici e che ci consenta di essere Mamma, fidanza o moglie ma A MODO NOSTRO. Non esiste giusto o sbagliato. Non c’è una vita figa o sfigata c’è solo quello che ci sta bena addosso, quello che ci fa stare bene.

E se là fuori c’è qualcuno che pensa che viaggiare sia l’unica essenza della vita, bene. Che si prenda i coglioni in mano, molli tutto e comici a viaggiare perché SI. SI PUO FARE!

Io non voglio esser un eterna vagabonda. Io sono in cerca di famiglia, da sempre, di affetti e di persone autentiche e sono stufa che il mio veicolare i viaggi fa di me una persona indipendente e priva di aspirazioni!

Detesto tutto ciò che ruota in torno alla parola femminismo, ma questa situazione la vivo io e moltissime donne che nella vita vogliono altro, che cercano di reinventarsi e che non vogliono solo ed esclusivamente essere il bastone di qualcuno. Noi donne non siamo solo un utero, un bastone per i nonni e una cuoca per i mariti. Siamo molto, ma molto di più! E possiamo farlo…. E ora state zitti che continuo a  fare cose per la MIA INDIPENDENZA

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Esaurita sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

Comments

  1. scusa ma non avevi detto di essere stata tu a licenziarti?

    • Assolutamente no! Dove lo avrei detto?

      • Ricordavo qualcosa sul fatto che Giammy fosse il tuo capo e tu ti sentissi a disagio nel continuare a lavorare ancora nello stesso ufficio (se me lo fossi inventato sarebbe stato un castello in aria piuttosto articolato per una che non consoco), ma forse ho capito male, nel caso scusami.

        • Nella mia carriera lavorativa di dipendente lavori ne ho cambiati almeno 6, 7. In questo post racconto la mia esperienza, perché dovrei mentire? Avevo un lavoro a tempo indeterminato. Sono tornata a casa e il giorno dopo come tutti sono andata a lavorare. Ho chiamato la mia capa che mi ha messo giù il telefono e dopo 2 minuti è entrato il capo del personale che mi ha allungato una lettera e con un filo di voce mi ha detto “non dovevi esser qui. Ti abbiamo mandato una raccomandata a casa per comunicarti che da oggi non sei più una nostra dipendente”. Io non so bene cosa ho risposto, non lo ricordo ma lui ha proseguito e ha detto “se vuoi sapere le motivazioni le devi chiedere a… (la mia capa)”. Fine della storia.
          Non capisco onestamente questa curiosità quasi morbosa, l’articolo voleva sottolineare tutt’altro ma probabilmente sono io incapace di scrivere.

          • Che tu sia incapace di scrivere quello sì, però hai ragione, il tuo post poteva partire da mille altri diversi aneddoti lavorativi ed è stato infantile da parte mia ricondurre quello che dicevi unicamente a qualche altra cosa che devo (credo di) aver letto qui, me ne scuso 🙂
            e mi spiace sia per il tuo licenziamento che per le modalità dello stesso.

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