Come essere un fallito. Tutto ciò che devi sapere

Come essere un fallito. Tutto ciò che devi sapere

Sono un fallito
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Sei un fallito? Spesso ci sentiamo di aver sbagliato strada, compagnie, studi e percorsi professionali. Quando siamo particolarmente giù di morale ci definiamo dei falliti. Esattamente cosa significa fallire?

Ti senti un fallito ed in capace di risalire? Siamo in due.

Nella concezione giuridica il fallimento è una procedure concorsuale che si attua quando un imprenditore non è più solvente, ossia quando non è più in grado di pagare i propri creditori, quando i propri debiti sono così alti che è più conveniente fallire che continuare a riprovare.

Più in generale nella concezione italiana la parola fallimento ha una  connotazione negativa: fallire significa ammettere un insuccesso, viene visto come un errore, una colpa. Solitamente chi fallisce in qualcosa è qualcuno che ha sbagliato, viene marchiato per sempre come colui che non ha saputo far funzionare le cose.

E non parlo solo di aziende. Pensate a chi dice “Il mio matrimonio è stato un fallimento” oppure ai genitori che dicono ad un figlio “ho fallito con te”. Queste frasi sono per noi italiani di uso comune e rappresentano uno sfregio, e per chi le riceve una croce da portare.

Il fallimento nella nostra cultura viene visto come qualcosa di riprovevole che ci mette in una situazione di inferiorità rispetto agli altri e ci avvilisce, ci fa sentire insignificanti e privi di qualsiasi capacità intellettiva.

Pensateci bene noi altri difficilmente useremmo l’espressione “sono un fallito” salvo in caso di profonda crisi nera o di disagio o di perdita di un lavoro/compagno. E quando pronunciamo a noi stessi queste parole cominciamo a cadere, una lunga e lenta caduta nel buio; dove nessun amico saprà tenderci la mano, dove nessuno ci sembrerà abbastanza coraggioso da volerci bene. In questo tunnel di disperazione non siamo in grado di vedere prospettive, di alzare la testa e di ricominciare.

Io mi chiedo, ora che sono nella fase di urlare al mondo “ho fallito”, si ora mi chiedo “Perché non posso ammetter di aver fallito senza esser marchiata a vita?

Si dice che errare è umano, perdonare divino, eppure nella civiltà europea non è così. Chi sbaglia, chi fallisce tende a non essere perdonato. Nessuna possibilità di ricominciare.

Sono un fallito quindi non avrò più possibilità?

Facciamo un passo indietro. Quanti fallimenti ci sono voluti per avere l’elettricità? Il telefono o il computer. Quanti errori sono stati commessi prima di arrivare alle scoperte che hanno cambiato il mondo?

Credo che nel momento in cui io sto ammettendo con sincerità il mio fallimento in realtà stia diventando più forte.

Ho intrapreso una strada da quando avevo 23 anni ora di anni ne ho 36 e ho fallito. Si signori miei ho fallito.

come sono diventato un fallimento

Sapete commettere un errore non mi rende uno rifiuto della società! Ma è il primo passo per intraprendere la giusta direzione e poter davvero cominciare a fare la differenza. La differenza, non intesa come cambiamento epocale sul mondo, ma nella mia vita. Ho fallito perché fino ad ora ho perseguito una direzione che era giusta per molti ma non per me; ora è giunto il momento di cambiare rotta e di intraprendere un percorso che possa fare la differenza, possa rendermi me stessa e farmi sentire realizzata e serena.

Da quando ho perso il lavoro non sono più stata serena perché quello è stato il mio fallimento ed è quello che mi ha portato a chiudermi a riccio, a rifiutare gli altri ed a sentirmi sbagliata, inutile e incapace di fare qualsiasi cosa.

Oggi lavoro, un piede nel vecchio mondo della Finanza e un piede nel platinato mondo dei blogger e sapete una cosa? Neanche ora sono serena perché mi sono ostinata comunque a percorrere la via maestra. Oggi dico: ho fallito di nuovo. Ma lo dico con più consapevolezza e fierezza perché dai miei errori ho imparato tantissimo e conosciuto persone meravigliose.

Alzo la testa. Da oggi si fa sul serio.

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Esaurita sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

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