Critica al Fuorisalone da una Sciura Milanese e vlog di ciò che vi siete persi -

Critica al Fuorisalone da una Sciura Milanese e vlog di ciò che vi siete persi

Critica al Fuorisalone da una Sciura Milanese e vlog di ciò che vi siete persi
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Il Fuorisalone di Milano. Tutti ne parlano, tutti ne cinguettano ma pochi lo conoscono davvero.

Iniziamo dal principio, dal salone del mobile che raduna da più cinquantanni le aziende italiani conosciute sul territorio nazionale ed esportate a livello globale. Il salone del mobile è un grande evento fieristico che aveva lo scopo di veicolare l’estro e le novità in campo di design e di arredamento. Era una sorta di sfilata del mobile. Un evento riservato alle persone del settore, agli appassionati a chi “usa” i mobili di design; mi riferisco ad alberghi, grandi aziende, enti del turismo, automotive e così via.

Era una fiera chiusa, riservata a pochi intimi; un appuntamento di cui si  parlava sui giornali di architettura e di moda. Poi nei primi anni ottanta alcune aziende nel settore dell’arredamento e del design industriale hanno capito che il design non doveva essere per pochi, che l’Italia meritava di più. Da questa idea è nato il fuorisalone che non deve essere inteso come un evento fieristico ma un modo per portare fuori dalla fiera #fuorisalone l’architettura industriale, l’arredamento e tutto ciò che ruota intorno al desing.

Oggi cosa resta di questa idea? In onestà poco e niente. Il fuorisalone aveva il suo cuore pulsante in Brera, non per caso, le signore dell’alta borghesia milanese si ritrovano nei vicoli di Brera quando noi altri siamo altrove. Vanno a fare la spesa in piazza San Marco e comprano sculture nei negozi chic del quartiere.

Oggi il fuorisalone è in ogni dove, in ogni quartiere ed ha unito food, tecnologia e automotive; che il desing, soprattutto per noi italiani, si possa ritrovare in una Maserati o in elettrodomestici di ultima generazione è fuori discussione ma che il food e l’arte siano design ho qualche dubbio.

A me piace il bello, in ogni sua forma. L’arte sa essere bella non c’è dubbio, ma c’è una sottile differenza tra arte, 0moda e desing. Non sempre questi tre grandi pianeti ruotano intorno alla stessa galassia e per quanto riguarda il food, mi consentano gli esperti, per me è non è design e neanche arte. Il cibo, parliamo italiano, è creatività, gusto e equilibrio. Certamente la presentazione di un piatto ha la sua importanza ma temo che stiamo perdendo di vista la nostra anima: i prodotti made in Italy.

Pina ti è piaciuto il fuorisalone?

Sono almeno tre anni che non mi piace più il fourisalone, ma comprendo che è una grande occasione per la città di Milano. La mia amata Sciura quando si tratta di mettersi le paillets e realizzare grandi cose lo fa in tempi record e consentendo a chiunque di goderne. È stato così per Expo Milano è così per la fashion week ed è stato così per la design week.

Già parliamo di Design Week e non di fuorisalone allora mi troverete pronti ad elogiare l’evento appena concluso.

Da Sciura Milanese non mi piace che per più di una settimana Milano venga vista come un grande circo dove farsi selfie, mangiare roba a caso e partecipare ad eventi. Ho visto davvero poche persone godere di Milano durante il fuorisalone. Tutto è talmente frenetico e disordinato che fa sembrare  Milano come un grande magazzino durante un’importante svendita. Milano e il fuorisalone sono molto di più.

Lo spirito di scovare nuovi designer e artigiani italiani aimeh si è un pochino perso e la mole di persone che arriva a Milano è tale da non riuscir più a godere delle bellezze di Milano e dei Distretti.

Durante la kermesse del fuorisalone ho realizzato un video che racchiude la mia tre giorni di giro per Milano.

Vlog Milano: il mio Fuorisalone 2017

Ho appena scritto che non mi piace il fuorisalone ma ci ho realizzato un video, sono incoerente? Forse si e mi piace comuque esserlo perché mi permette di non fossilizzarmi, ma la verità, nel caso di specie, è smplice: che mi piaccia o no il fuorisalone è stato un successo per Milano.

Fuorisalone 2017 tiriamo le somme

La Design Week ha visto moltissime mostre, talks di personaggi illustri, celebrazioni di aziende italiane e occasioni per i più piccoli di farsi conoscere ai big.

Brera Design District si è confermato cuore pulsante della manifestazione portando il mondo in una giostra fatta di sostenibilità, informazione e storicità. Dalla Pinacoteca di Brera ci si è incamminati tra vie incantati, aperitivi con bollicine e giochi di colori e istallazioni. La parola di Brera per il fuorisalone 2017 è stato il gioco; una riflessione sulla pratica del gioco come occasione di progettualità un’idea che è sotto il naso dei milanesi sempre. Dall’Accademia alla strada. Dal Gioco al Progetto.

Un quartiere che non poteva perdere occasionane era il quartiere Isola, il volto di innovativo e urban di Milano. Il quartiere isola è meta della Pina quasi giornaliero, ma durante il fuorisalone mi ha colpito con il suo Milan Design Market dove 35 designer e brand emergenti provenienti da tutto il mondo si sono messi in mostra. Era innovativo, ma aveva qualcosa di veramente artigianale e di street art che lo ha reso forse il mio distretto preferito.

Grande novità, per me che non c’ero mai stata, è stato il  quartiere Bovisa dove grazie a Linda di Blog di Viaggi, ho scoperto “A letto con il DESIGN – Design Hostel“. Il progetto è tanto semplice quanto geniale: portare la gente dietro le quinte di un’istallazione.

Pina & Linda

In un ex fabbrica è stato realizzato un ostello dove i desing hanno potuto avere lo spazio di esporre i propri progetti ma anche di condividere l’esperienza a 360 gradi dormendo dentro alle loro istallazioni. Avete capito bene! Di giorno c’era il fuorisalone, di notte si dormiva con i desinger e questa cosa mi è piaciuta talmente tanto che sarei rimasta lì a dormire senza avere con me il mio kit estetico di sopravvivenza!

Da questo fuorisalone ho capito che Milano è sempre più internazionale e che eventi nati territorialmente si espandono alla velocità della luce, anche grazie ai social, l’invito della Pina è quello di non perdere mai di vista lo scopo di un progetto. Quindi ricordate che siamo italiani che siamo in grado di realizzare cose meravigliose ed eco-sostenibili, cercate anche di non farvi sfuggire Milano e quando, l’anno prossimo, starete fotografando a manetta istallazioni a voi sconosciute, guardatevi anche intorno, alzate il naso dagli smartphone e strizzate l’occhio ad una vecchia signora che viene spesso data per scontata.

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Esaurita sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

Starnazza con me! [I commenti per problemi di spam sono moderati. Appena mi collego li approvo! ]

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