E’ un mese che non bevo alcol. Ho provato a rinunciare al caffè americano ma non ce l’ho fatta. Mi sono rivista tutta le sette stagione di Gilmore Girls ed i nuovi episodi.

Ho litigato con mamma una sola volta. Ho mandato a quel paese una decina di persone. Non ho accettato l’amicizia su Facebook a 20 persone.

“Fine del rapporto, Comandate!”

Ho un blog dal 1998, ho un diario dal 1994. E c’è un post in bozza da tre anni. Sapete che vi dico? #sticazzi.

Il blog si sta evolvendo, la mia strada è più netta. Sto investendo soldi, ho aperto uno shop, ho rubriche pianificate su Youtube, ma io sono AUTENTICA per questo le mie ossa vengono frantumate dagli influencer, dagli hashtag e dalla cattiva gente.

Non posso vivere senza espormi, senza scrivere. E… diamine! Questo era e rimarrà sempre la mia stanzetta con  la Smomaranda aperta e, voi tutti, siete il mio ossigeno. Quindi procediamo!

Per un mese non ho bevuto alcol perché dovevo portare a termine un percorso. Un percorso che non è andato a buon fine, ma non importa perché in questo mese sono successe tante cose importanti ed io ho capito tante cose.

Ho capito che sono pronta. Pronta ad essere grande, lo so pare stupido dirlo a trentacinque anni suonati, ma io vivo nel mio mondo rifiutando le cose da grandi  (come pagare le bollette, ottenere una residenza e affrontare cose ). Io rifiuto la vita da sempre.

A settembre del 2013 ho perso il lavoro ed ho scoperto la vita

Ero la classica impiegata con il razzo nel cu-culo. Trent’anni uno stipendio da più di duemila euro netti al mese, un bonus da dieci mila euro e tante borse di Gucci. Ehi gente Sono Sara e son figa. Non era vero. Piangevo ogni giorno, lavoravo undici ore al giorno per dimostrare a me stessa che ero diversa dalle “frangettate in carirera” per poi fare esattamente quello che facevano tutte: spendere soldi in borse firmate. Un venerdì mi hanno licenziata, senza preavviso, senza motivazione (lo so avrei vinto facile una causa).

Ma oggi brindo alla vita e brindo a me.

Cosa ho imparato diventando disoccupata?

Ho imparato che una laura in economia serve a tutti per vivere. Da fare la spesa, ai conti, a capire come farti rispettare e come mandare a quel paese gli altri con garbo.

Ho capito che la scuola italiana non ti stimola a intraprendere la strada giusta per te e i miei genitori all’epoca, ma anche ora, avevano paura che io spiccassi il volo dato la mia fervida immaginazione (ho un amico immaginario di nome Stefano e un Koala di nome Tabata da quando ho cinque anni).

Ho capito che non esiste solo il lavoro di otto ore al giorno, ma che al di là di una scrivania c’è un mondo, un pianeta che non ti raccontano, non te lo mostrano, non ne parla nessuno. Quel mondo si chiama: REALTÀ. Ci sono persone che fanno tre lavori, ci sono bravi padri con donne stronze. Ci sono donne forti con ex-mariti ignobili. Ci sono storie, ci sono piatti, ci sono luoghi, infiniti luoghi da esplorare… da vivere.

Ho capito che sono nata per raccontare storie. Non sono capace di venderti un bel niente, non sono capace di essere figa perché io sono già figa, ma figa nel vero senso della parola. Ho trentacinque anni e sono andata in Banca d’Italia, sono stata arrestata in Canada, ho mangiato con il presidente dell’Abarth e pulito fave a Firenze. Ho cavalcato un cavallo senza sella, ho fatto il giro degli USA in Harley Davidson  e ho camminato a piedi nudi sotto la pioggia un giovedì sera di tanti anni fa a Milano, in Duomo. Ma la cosa più importante è che io racconto storie E, che lo voglia ammettere o no, lo so fare; e, la cosa che mi urta, è che a voi piace.

Ho capito che in trentacinque anni ho accumulato diverse competenze: legale, economiche, grafiche, video, organizzative, contabili e culinarie (non buttare via niente della tua vita, riponi tutto ordinatamente nella tua personale soffitta).

Ho capito che le persone non si avvicinano non perché sono stronze ma perché TU non le fai avvicinare. Siamo zombi che camminiamo nella frenetica corsa che chiamiamo vita.

Ma cosa importa correre quando ti perdi l’occasione di godere? #mordila la vita. Parla con la gente, sorridi in metropolitana, incazzati ma poi ridi. Allunga una mano e smettila di lamentarti perché per quanto sfigata sia la tua vita non è finita, non è mai finita finché Dio ti fa alzare il culo il giorno dopo.

La mia vita è iniziata quando sono diventata disoccupata.

Ho scritto, ho fotografato, ho viaggiato ma cosa più importante: ho voi. Voi, del blog, del travel, di non so quale setta oscura, ma siete voi la mia forza. Le persone, la minoranza silenziosa (per citare quel sinistroide di David Parenzo) che siete come me. Persone vere, autentiche che si fanno un culo così per rimanere a galla, per reinventarsi, per metter in pratica il piano B, per non annientarsi, per continuare a camminare ma soprattutto per vivere.

Ed ora, alcolica e felice, batto le dita sulla tastiera nella nuvola di lacrime.

Sono svuotata da questo mese fatto di esami, ospedali, incontri di blogger e deliri del mio shop e youtube. Ho fatto tutto ma non l’ho fatto da sola. E non me ne vergogno.

Ho capito che se io mi muovo, se io voglio raccontare storie posso farlo e, in un certo senso, lo devo fare. Che sia grazie ad un video, il blog o per il tramite dei miei libri questa è la mia missione. La tua è quella di crescere tua figlia senza diventare paranoica, o di tirare su la tua azienda (lo so che ci stai pensando ma non hai le palle per dirlo a voce alta) e la tua? Lo so che c’è una missione anche per te. Siamo tutte esaurite ma siamo qui, ora. VIVILA la tua missione.

Cin Cin.

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