Ho un blog dal 31 dicembre 2003. Mi ricordo perfettamente come è iniziata.

Era Capodanno, la TV, la radio e le strade urlavano: “Buon Anno”. Io ero a casa, con i miei genitori. Mi sentivo una sfigata totale perché non avevo nessuno con cui passare l’ultimo dell’anno. Avevo 22 anni, mi mancava un anno alla laurea, ed ero completamente sola. Sola per scelta. All’età di diciassette anni ho giurato che non sarei mai uscita per caso,  solo perché era sabato sera. Ho giurato che non avrei mai frequentato persone solo per farle diventare conoscenti. Il risultato? Mi trovavo davanti al PC a giocare al solitario il 31 dicembre.

Presa da rabbia, solitudine e voglia di scrivere andai su Splinder ed aprii il mio primo blog: Emisfero. Già il mio personale Emisfero.

Ho cominciato a scrivere di getto, senza rileggere, con tanti errori. Vomitando letteralmente ciò che avevo dentro. Ticchettavo sulla tastiera il mio schifo per un percorso di studi di cui non mi fregava molto, del fatto che non comprendevo perché si definisce il periodo universitario il più bello della propria esistenza. Tramite quel primo post, stavo urlando il mio disagio, i miei tagli sul polso, la mia assenza totale di consistenza e di vita. Scrissi la verità. Non quella filtrata, ma quella cruda, quella che  nessuno vuole star a sentire.

Schiacciai: Pubblica. Era online, il mio primo post… era pubblico.

Successe una cosa meravigliosa: 6 commenti. Non likes, followers, ( all’epoca non esistevano), commenti. Ricevetti sei, SEI commenti; reali, autentici. Commenti lunghi una pagina. Parole forti, profonde, vere. E non c’era un volto munito di bocca a leggermele erano nickname… oh, ma quanto erano veri quei nickname!

Da Splinder, negli anni, sono passata a Iobloggo e poi su Peperina.it. Poi è nato, Pinalapeppina, nel 2010, come cambio vita.

Per me il blog è sempre stato il mio diario, solo che nel 2010 era tutto strano. Mi ero finalmente innamorata, ero responsabile di ufficio “figo”. Mi ero innamorata del mio capo dell’ufficio figo. Insomma non potevo dire che stavo bene. La vivevo malissimo, mi sentivo nuovamente inadatta, una puttana  con un grande segreto da nascondere. E così Pinalapeppina raccontava di nulla. Di ricette, papere,  tutta roba inutile; ma…  dovevo aver un diario. Dovevo scrivere. Io scrivo. Sempre.

Stasera mi sono chiesta “Posso scrivere qui, ora?” e poi mi sono risposta “Fuck!”.

Il blog è un diario anche se voi blogger patinate lo avete scambiato per un magazine, un info prodotto, un modo per veicolare un servizio sotto falso nome.

Un blog deve essere necessariamente TE!

blogger

Certo mi piace viaggiare e raccontare di questo; ma non significa che adesso, ora, dovrei nascondere che stasera non va bene. Che stasera ho bisogno di voi, dei vostri messaggi, dei vostri abbracci e delle vostre parole così forti da frami girare la testa dall’altra parte.  Perché dovrei dimenticarmi che sono una blogger dal 2003?

Sul web, in un blog, oggigiorno devi veicolare cose patinate, momenti felici e vittorie. Quando scrivi di casini che hai combinato lo devi fare in maniera ironica e lanciando un messaggio. A nessuno interessa di una che scrive solo “ehi mi abbracci?  Ehi! Mi sento un po’ sola stasera”. Già. Le disgrazie noi le guardiamo in TV solo per ricordarci di quanto siamo felici e fortunati. Spettacolarizziamo il dolore per lavarci la coscienza.

Il blog deve essere la versione corretta e rivista della nostra vita.

Ma chi lo ha detto?!

Il blog è il tuo diario personale. Anche perché, diciamolo chiaro, nessuno al mondo, nemmeno la più bella e ricca del pianeta, ha sempre momenti UP. Ci sono i DOWN; ci sono i dolori e c’è sangue, a fiumi gente!.

Avere un blog significa mettersi a nudo e darsi. Donarsi per quello che si è non per quello che potrebbe vendere; solo che, così facendo, non vendi, appunto. Non vai da nessuno parte, resti nella tua sfera personale.

Diciamo una volta per tutte le cose come stanno. Chi guadagna dal blog è perché ragiona come imprenditrice. Vi fornisce la versione patinata di un servizio dietro tanti blablabla. Ogni blog che ha dietro una partita iva prevede una vendita di qualcosa. E molto spesso siete talmente accecati dal blablabla, dalle foto giuste, dai contenuti perfetti che comprante una cosa senza accorgervene. E comprate senza spendere soldi, perché, paperotte mie, comprare oggigiorno non è “Dare soldi volere cammello” ma veicolare, condividere e ottenere contatti. Tutto si basa sul network. Ci sono aziende che pagano miliardi solo per avere una lista di nomi.

Tutto questo blablabla da parte della Pina per dirvi che cosa?

Per condividere con voi il mio dilemma.

Stasera, per la prima volta da quando ho un blog, mi sono soffermata se scrivere o meno come mi sentivo. Nell’attimo stesso mi sono messa a fare questa valutazione, mi sono dovuta mettere a valutare se volevo essere IO o volevo essere una blog che fa del suo blog uno spazio per vendere un info prodotto.

Come avete capito ho risposto “Fuck!”.

 Io sono, io. Vera al 100%. E non ho sempre giorni UP. Oggi, stasera,  mentre digito a voi altri, alle mie papere, alle persone a cui dico davvero tutto, non sto proprio bene. Non sono felice. Ho capelli sporchi, il mascara colato e un piatto di verdura scotta affianco .

Oggi mi hanno messo in discussione, mi sono messa in discussione. Oggi ho capito che non mi sono mai amata perché ho sempre cercato di collocarmi in una determinata categoria. Ma io sono io, autentica, esaurita, snob e piena di cose da dire.

Questo post, probabilmente, non arriverà da nessuna parte se no porvi una riflessione “Perché abbiamo sempre bisogno di qualcuno o qualcosa per rapportarci o parametrare noi stessi?”.

Noi ci dobbiamo voler bene, cazzo! Siiiii amiamoci! Per quello che siamo, ma davvero. Che non significa essere grasse, flacide e con una taglia improponibile. No! Significa stare bene, valorizzarci e amarci. Se sei tondina e cicciottella, accettati ma non sfondarti, lo sai che non ti fa bene. Se sei secca e alta, non dare agli altri quello che si aspettano.

E se ti va di mangiare, bere, vestire come ti pare. Fallo. E se ti va di dire “no” fallo.  E non coltivare amicizie, non andare agli eventi solo per dire “io c’ero” e non comprare un libro, un cd o una rivista solo per poter postare e taggare una persona e sperare che questa ti ringrazi. Fai quello che senti, dal profondo. Fai ciò che ti fa star bene.

#muoviquelculo a dispetto di tutto e tutto. E se una cosa non ti va, non farla.

Spesso sono stata accusata di stare sul divano o non uscire di casa. Beh signore “so tutto io” sappiate che sono talmente snob e selettiva che esco e vedo gente solo se ne vale la pena. Resterò sola, con un blog che non vale un h e non realizzerà mai nulla. Lo so. Ma io sono vera, difetti e strafalcioni compresi. TU?

Un blog è un diario, è una cosa dove denudarsi e donarsi. Il resto? È qualcosa che c’è da sempre solo con un altro nome. Si chiama TARGET si chiama VENDITA. Io sono Esaurita ma non puttana.

Ed ora, abbraccio di gruppo. 🙂

Print Friendly, PDF & Email