Il Fuorisalone 2016 giunge al termine. Non sono di certo una che vi può dire quali siano le novità di design del 2016. Non sono neanche stata invitata ad eventi o party privati. Sono una Sciura milanese qualunque che ha accettato che nuovamente Milano fosse invasa da turisti.

Bello che Milano si sia vestita a festa, bello che la metropolitana dia gli annunci in inglese, bello anche trovare le direzioni lungo tutti gli itinerari del #fuorisalone2016.

Quello che però non amo sono le fette di prosciutto sugli occhi. Molte persone passeggiano per Milano, si fanno selfie e fotografano oggetti senza neanche sapere di che si parla. Poche, pochissime, alzano lo sguardo per cogliere palazzo Litta, la Basilica di Sant’Ambrogio o la Casa Berri Meregalli.

milano2016In questi giorni di Milano invasa, ho capito che quello che mi piace della Sciura è proprio il suo non mostrarsi. Le cose più belle di Milano sono nascoste agli occhi degli sconosciuti. Per poter scovare Milano, devi aprire un portone. Sbirciare da una finestra; o semplicemente avere la gran fortuna di conoscere qualche persona della borghesia Milanese. Eh già.

Molti diranno che di Milanesi ne sono rimasti pochi. Vero. Uno di questi è comodamente seduto sul divano mentre legge un libro, è il dirigentone in comando della mia famiglia. Nato e cresciuto in Porta Vigentina che si è trasferito a Monza con la duchessa, in arte mia madre, per scappare da una città che non era più la sua Milano.

Nascosti, in palazzi non sempre appariscenti, ci sono ancora, qua e là, qualche superstite. Qualche vero membro delle famiglie milanesi. A questi dell’Expo Milano 2015 non è fregato molto. E a questi non piace neanche il Fuorisalone come è concepito ora.

fuorisalone2016_01Fuorisalone 2016 com’è stato?

Una bolgia di persone che doveva esserci. Non importa cosa tu capisce di design, ci dovevi devi essere. Sei una pseudo blogger, giornalista o una tizia con un po’ di visibilità? Non puoi non andarci. Devi cavalcare l’onda 2.0 e scrivere con i tag giusti e andare dove vanno tutti. E fare la foto che ritrae un certo allestimento e dire “ehi! Ci sono anche io”.

Il Fuorisalone nasce negli anni 80 quando, la maggior part di noi era un bebè. Nasce come espressione naturale, originale di una Milano in fermento. Si sviluppa in un concetto banale per diventare qualcosa di unico. Una settimana dedicata al design nella città della monda. Milano. Era un modo per essere creativi, per non piegare la testa alle grandi marche del salone internazionale del mobile. È una fiera nella fiera per dare spazio a nuovi artisti e dar loro la possibilità di farsi vedere e conoscere.

Le associazioni di Milano hanno preso la palla al balzo, ed hanno aperto portoni, finestre e cortili. Hanno deciso che per una settimana Milano si sarebbe mostrata.

In passato, era stupendo essere catapultati in una dimensione parallela dove le persone ti stringevano le mani e ti offrivano un cocktail di benvenuto mentre , orgogliosi, ti mostravano l’interno di qualche palazzo storico.  Durante la settimana del design il telo veniva scoperto e tu, ignaro visitatore, potevi godere di cos’è davvero Milano.

fuorisalone20162Oggi cosa rimane di tutto questo? Party privati per tirarsela. Chef che fanno showcooking come se non ci forse un domani. E tante, troppe, iniziative sparse per la città senza un vero e proprio coordinamento. Vince la regola del “diventare di moda”. Ovvero “fatti notare, fai parlare e attira gente” e che vinca il tag migliore!

Ci ho provato ad andare al Fuorisalone a godermi la mia Milano ma non ce l’ho fatta. Mi dispiace, troppa confusione, troppa ipocrisia e centinaia di visitatori. Sconosciuti, irrispettosi e un’infinità di  pseudo blogger famosi. Una tristezza.

La mia gioia è che domani è lunedì ed io, Sciura Milanese, non ho bisogno del Fuorisalone per andare in Brera all’Orto Botanico o per sbirciare un cortile, sotto casa, in Porta Venezia. E non devo neanche spingere per fare una foto nel cortile della Basilica di Sant’Ambrogio. Senza considerare che la domenica mattina Milano è tutta mia. Voi altri siete a casa in pigiama a dire che Milano non vi piace, che è bella la vita di periferia per poi stare ore in coda per una tartina schifosa. Io? Sono snob, un poco stronza ma sopratutto: Sciura Milanese per Vocazione e Residenza.

 

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