C’era una volta la Pina e Casa Giammy. Ricordate? Facevo anche le vignette. È un periodo di primavera, di tempo instabile e di cambiamenti. Insomma quei periodi in cui me medesima fatica non poco a trascinarsi. Esaurita!! Oh yeah.

Ieri, esattamente alle 16.00, il mio corpo è crollato. Mi è scoppiato un mal di testa di quelli potenti da farti piegare in due e darti una sola via di scampo. Dormire.

È un mese che sono in balia dei muratori del palazzo, perché le case a Milano son fighe ma poi se constano meno dei miliardi delle altre ci sono dei motivi. Il nostro motivo è che il tizio che l’ha costruita si è solo un tantino dimenticato di renderla impermeabile. Viviamo come in Honduras tra piogge tropicali e liane, sarebbe figo se aprissi la finestra e vedessi Cocorito e palme anziché palazzi e smog! E così eccoli i muratori su tutto il palazzo a cercare di mettere le pezze. Hanno deciso che io son quella sempre in casa e quindi mi rompono le scatole ogni cinque minuti. Anche ora.

Sono qui con il mio fantastico (mentite) pantalone a fiori a scrivere una mail ad una tizia Vietnamita prima di scappare a tagliarmi i capelli e… Dlin dlon! Il muratore, con tutta verde leghista, e sorriso complice mi chiede se può misurare. Ed io in tutta la mia instabilità mentale gli rispondo che può misurare la sua maleducazione! Quello mi guarda, ed io continuo “non sono a vostra disposizione!! Salvo pagarmi”. D’accordo forse ho esagerato. Ma non ne posso più.

esaurita

Da dopo Pasqua è stato l’inizio della fine. Il cibo di mamma, la suocera, gita a Roma hanno fatto si che ingrassassi di due chili. E che sarà mai! Non è questo, ho perso il tono muscolare, ho perso la forza di reggermi sulle gambe, il carboidrato si è rimpossessato di me; ma soprattutto, come un muratore ottuso, mi ostino a bere birra ogni sera per calmarmi. Ormai mi faccio di luppolo Moretti. Evviva!

Un passo dopo l’altro, puoi farcela: change your life

Ho collezionato tanti inizi di progetti, tanti “vorrei lo facessi tu” alcuni sono reali, altri un po’ meno ma tutto dipende da me. Ed io che faccio? Mi freno. Sono come una capretta in cima al monte , lì a due passi dalla cima, distratta da un altissimo stelo di erba neanche particolarmente verde. La capra, in quanto capra (Sgarbi ti amo), si concentra sullo stelo, punta gli zoccoli, si guarda intorno e certa di non essere vista comincia a mangiar erba come non ci fosse un domani. Tutti in coro: “Capra! Capra, capra!!” Non vedi testina che sopra la montagna c’è tutta l’erba che vuoi, bastano pochi metri e la voglia di farcela.

Io la voglia di farcela ce l’ho, ma la paura, l’ansia del cambiamento mi attanaglia. Sono due mani enormi bianche che stringono la mia giugulare, impedendomi di respirare e ragionare. Sono lì a fissare quello stelo di erba. E intorno a me le persone che mi dicono “ehi! Dipende da te io ce lo avrei un lavoretto per te”. Sputo sul lavoro? No! Piuttosto sputo in faccia a me stessa. Non credere in se stessi è una brutta bestia. Va analizzato, va capito il motivo e va sconfitto. Io, invece come una capra, mi ostino a guardare in basso.

#muoviquelculo Sara!! E ora, nei commenti, come sempre via alla ola, insulti e tutti in coro: Muovi Quel Culo!!

(Post scritto di fretta, con pigiama a fiori, caccole negli occhi e muratori fuori dalla porta… Esaurita? Yeah!)

Print Friendly, PDF & Email