Sono state giornate intense per questo ho deciso che per il week end era il caso di tornare alla casa abbandonata. Ricordate? Quella piccola casa di legno con il tetto tutto storto e un orto recintato per metà. Quella casina che di giorno sembra tanto graziosa, ma che al tramonto assume tutto un altro aspetto.

Eddai! Non potete essere così smemorati. Vi ho portato qualche volta. La casa con la porta rossa che quando si apre da sola ci porta in posti lontani. È la stessa casa in cui abbiamo incontrato la splendida Karen Bixen (clicca qui smemorata)

Sì, esattamente. Quella dove il pavimento cigola ad ogni respiro. Il salotto  è rimasto lo stesso. Non ho saputo resistere ed ho tolto qualche ragnatela qua e là. Avevo pensato anche di coprire il vecchio divano verde, ma in fondo ai fantasmi piace così.

Il mappamondo, so che ve lo state chiedendo,è sempre al solito posto. Sul tavolo tra la sala e la cucina. E sì, mi scoccia ammetterlo, la terza antina della credenza è ancora pendente. Ve l’ho detto. Sono stati giorni intensi, ma l’odore di cannella e anice stellato mi ha riportato qui.

È strato come questa casa non sia di nessuno eppure ci appartiene. Non possiamo proprio farne a meno. Tutto è iniziato con il mappamondo che girava, i fantasmi che comparivano e dolcetti cotti nel forno a legna.

Anche stamani, sapete, era tutto come un tempo. Ero seduta sul sofà verde, il camino accesso e il mappamondo luccicate sul tavolo. Poi, all’improvviso, una folata di vento e tutto si è spento. Ormai sono anni che accade non ho più paura, solo eccitazione. Mi chiedo sempre se prima o poi incontrerò qualcuno di veramente simpatico ma, dopotutto, i fantasmi son fuliggine non possono essere anche simpatici.

CharlesPerrault – Scrittore Francese

Sono rimasta immobile finché ho sentito una voce autoritaria ordinare «Domani a pranzo mi voglio mangiare la piccola Aurora!»

D’accordo, non dovevo ridere. Ma come avrei potuto trattenermi!

Charles Perrault non l’ha presa benissimo. Ha accesso tutte le candele del salotto ed ha battuto, spazientito, lo stivale con l’ampio risvolto.

L’ho guardato trattenendo un’altra risata. Sapete è buffo trovarsi in salotto un tizio vestitino con dei pantaloni a sbuffo  verde e che ha più capelli di me. Charles porta dei capelli lunghissimi; infinte trecce sono legate da nastrini azzurri. Si pure fatto disegnare un finto neo sulla guancia destra. Cerco di darmi un contegno e sto al gioco.

«Buongiorno Monsieur.»

«Buongiorno a lei.»

« Monsieur cosa la porta in questa umile dimora?»

«Non faccia la furba con me!»

racconti

Charles Perrault, come tutti gli scrittori, ha un pessimo carattere e , pur essendo defunto dal 1703, tende a prendere un colorito paonazzo quando si agita. «Gradisce del the?»

«Mi ha scambiato forse per un inglese!»

Alzo gli occhi al cielo. Gesto che fortunatamente non viene percepito. «Le va se mi racconta una storia?»

«Una storia!»urla Charles mentre comincia a passeggiare su e giù per il salotto. «Non ho scritto fiabe a richiesta! Le ricordo che sono segretario dell Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi!»

«Comprendo» non mi viene in mente altro da aggiungere. Poi un’illuminazione. «E chi è che vuole mangiare Aurora a pranzo?» chiedo con aria innocente.

Charles Perrault si paralizza. Cerca nel panciotto un pezzo di carta. Tossisce platealmente per schiarirsi la voce, si sistema un fiocco tra i capelli e con voce seria comincia il suo racconto.

«C”era una volta un Re e una Regina che erano disperati di non aver figliuoli, ma tanto disperati, da non potersi dir quanto. Andavano tutti gli anni ai bagni, ora qui ora là: voti, pellegrinaggi; vollero provarle tutte: ma nulla giovava. Alla fine la Regina rimase incinta, e partorì una bambina. Fu fatto un battesimo di gala; si diedero per comari alla Principessina tutte le fate che si poterono trovare nel paese (ce n’erano sette) perché ciascuna di esse le facesse un regalo; e così toccarono alla Principessa tutte le perfezioni immaginabili di questo mondo. Dopo la cerimonia del battesimo, il corteggio tornò al palazzo reale, dove si dava una gran festa in onore delle fate. […]»

Tra me e me sto pensando che la Disney ha omesso la questione delle forchette quando ha preso la Bella addormentata nel bosco e la trasformata in un cartone animato.

«Fanciulla mi dica le voglio insegnare.»

Non rispondo. La questione delle forchette mi ha destabilizzato.

«E’ una persona piuttosto impertinente!» urla Charles mentre si dirige verso la credenza. Con i suoi splenditi stivali di fine seicento tira un calcio netto alla credenza. La terza antina si stacca Mon dieu!Addio alla riparazione.

«Che le prende?» non posso trattenermi.

«Lei pensa di sapere!» gesticola furiosamente. «Non è una fiaba da “vissero felici e contenti”.»

« A no!» me ne pento subito. Ma ormai il danno è fatto.

Charles Perrault comincia ad urlare in francese, capisco qua e là qualche parolaccia. Arcaica, devo ammettere, ma comunque di impatto. Quando si è calmato mi guarda dritta negli occhi. « Se questo racconto avesse voglia d’insegnar qualche cosa dovrebbe insegnare alle fanciulle che chi dorme non piglia pesci… né marito. »

«Cosa vuole insinuare?» ora sono io ad urlare. Non ci sto per niente ad essere trattata in questo modo. Charles sarà uno scrittore ma pur sempre uno scrittore morto.

«lo vede è già acida come una zitella»

«Non era venuto a lasciarmi qualcosa?» chiudo secca la conversazione. Ne ho abbastanza. Di lui, della Bella addormentata e del suo pessimo carattere.

Mi volta la schiena. Tira fuori dal panciotto un foglio d’orato chiuso da un nastro rosso. Lo poggia con cura a fianco al mappamondo. «Ne faccia buon uso» dice continuando a darmi le spalle. «Sarò curioso di vedere se per l’Epifania sarà in grado di cucinarla».

Faccio per rispondere qualcosa ma non me ne da il tempo. Le candele si spengono e con lui il fantasma di Charles Parrault.

Galles des rois (Torta del Re)

Ingredienti

2 dischi circolari di pasta sfoglia;

50 g burro ammorbidito;

100 g zucchero;

100 g mandorle tritate

2 uova

1 bacca di vaniglia

1 bicchiere di rhum

torta

Preparazione

Lavorare il burro con lo zucchero aiutandovi con una forchetta, finché non si sarà ottenuto un composto spumoso. Aggiungere un uovo, la vaniglia ed il rhum. Infine unire le mandorle tritate ed amalgamare il tutto.

Stendere un disco di pasta sfoglia e adagiarvi sopra l’impasto. Ricordate di tenervi un margine di 2cm. Spellare con un uovo l’altro disco di sfoglia prima di chiudere il precedente.

Da tradizione Francese all’interno del dolce occorre mettere qualcosa che possa essere trovato: una noce, una fava Qualcosa che non si vada sciogliendo in forno. Colui che lo troverà avrà fortuna. Quindi mettete la vostra sorpresa dentro l’impasto prima di chiudere.

Praticare uno o due piccoli fori nel disco superiore, in modo che il vapore fuoriesca. Per preparare una gallette secondo la vera tradizione francese, tracciare con un coltello appuntito delle linee fantasiose, ad esempio una scacchiera o una raggiera. Cuocete per circa 30 minuti nel forno a 180° e servite la gallette tiepida. Tagliatela a fette e distribuite ai vostri ospiti: il fortunato che troverà la fava nella propria porzione, sarà eletto re o regina della giornata e avrà in dono la corona!

La Tradizione della Torta del Re in Francia

La torta del re è un dolce tipico della tradizione francese che viene mangiato il giorno dell’Epifania.

Dentro è nascosta una figurina di gesso verniciato o ceramica che si chiama la “fava” perché originariamente era una vera fava (io vi consiglio di mettere la fava che se no vi spaccate i denti!).
Quando arriva l’atteso momento, il più giovane dei conviviali va sotto il tavolo. Qualcuno taglia la torta. Quando si rispetta davvero la tradizione, questo taglio si fa con la torta coperta da uno strofinaccio, in modo che, se il coltello incontra la fava, il tagliatore non possa sapere in che porzione si trovi, e che non si possa barare.
Quando tutte le porzione sono distribuite, si mangia. Quello che trova la fava è il re o la regina. Gli si mette sulla testa una corona di cartone dorato. In qualche famiglia si beve nell’onore del re, il quale deve bere in un solo colpo un bicchiere di vino o acqua (secondo l’età) mentre tutti gli altri ripetono : “Le roi boit, le roi boit, le roi boit” (il re beve), o “la reine boit” (la regina beve). È più divertente con “il re”, perché è più difficile da pronunciare.

Charles Perrault scrittore Francese 

Charles Perrault, per chi non lo avesse riconosciuto, è uno scrittore francese  famoso per aver scritto I racconti Mamma Oca, una raccolta di undici fiabe tra cui, famosissime: Cappuccetto Rosso, Barbablù, la Bella addormentata, Pollicino, Cenerentola e il gatto con gli stivali.
Le fiabe, in origine, erano tutt’altro che per bambini. Era un modo ironico e graffiante per fare la morale agli adulti….
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