Vi ho abbandonato tre giorni per varie motivazioni. La prima, più piacevole, è l’esclusione a Cobá (sito archeologico Maya) la seconda la mia avventura ospedaliera.

Ma andiamo con ordine.

Il giorno dopo Chichén Itzá abbiamo fatto un’escursione in barca con lo,scopo di vedere delfini e tartarughe. La giornata é stata piacevole, ma se qualcuno dovesse star attento ai 20€ non gliela consiglio. In teoria dovevamo andare in una bio park marino. La verità che c’è tanta spazzatura, incuria e barche a motore. I delfini per carità ci sono, ma se ti guardi intorno ti accorgi di come i Messicani non abbiano alcuna idea di cosa voglia dire riserva naturalistica. Da una parte ti fanno pagare la tassa governativa (35 pesos) per aiutar a mantenere la riserva, e dall’altra sfrecciano con motori a gasolio e fumano come turchi. Per non parlar in che condizioni pietose riversa la spiaggia. Ho trovato delle assonanze con le nostre discariche a cielo aperto.

I turisti son contenti basta una foto con una tartaruga. La Pina é un pochino più esigente. Vorrrebbe un mondo in cui tutti si rispettano. Animali e vegetazione compresa.

Con questo non voglio dire che non sia stata una giornata piacevole. La riserva di Sian Ka’an sicuramente merita una visita. In barca si passa tra la folta vegetazione, fatta di mangrovie e da meravigliosi uccelli. Qua e lá un coccodrillo. Sopra di voi il cielo che pare essere appoggiato alle vostre teste. Più volte ho alzato il dito per toccare le nuvole.

Lo snorkeling non è niente di eccezionale. Si è troppo lontani dalla barriera corallina è molto vicini alle mangrovie. Acqua torrida e pochi pesci. Inoltre ti obbligano ad indossare il giubbotto salvagente che non ti consente di nuotare ne di andare sott’acqua. Questa sí che é stata una delusione.

Il giorno dopo mi sono rifatta con la gita a Cobá. Le precedenti le abbiamo fatte con tour locali perché per i costi ci conveniva. Parlo sopratutto per le rovine Maya. Visitare la riserva da soli é impossibile. Occorre una barca e quindi qualcuno che vi accompagni.

A Cobá abbiamo preso in comodo autobus di linea (Ado bus). Un’ora Tolum Cobá.

La Pina si é mangiata mango, papaya e frappuccino. Risultato? Alle 10 mi veniva da vomitare!! Non é decoroso dirlo ma dopo un paio di rutti con dei messicani mi sono sentita meglio e abbiamo noleggiato le biciclette (cosa che vi consiglio caldamente) per girare il sito archeologico.

Cobá l’ho amata. Ogni sassolino, radice e goccia di sudore. Altri che Chichén Itzá!!! Cobá non è così turistico, é immerso nella giungla e ancora e vi può regalare un’esperienza meravigliosa.



Il pomeriggio siamo rientrati e dopo essermi fatta la doccia ho visto del sangue nelle mie orecchie. A dirla tutta é dal secondo giorno in Messico che le mie orecchie non stanno bene, ma ho pensato fosse l’acqua particolarmente salata per via del sargasso. Quando però ho visto il sangue mi sono spaventata. Così, grazie all’assicurazione medica viaggi di Axa, siamo andati prima all’ospedale di Tolum. Una stanzetta dove una tizia che fatica a parlare inglese mi dice senza mezzi termini “hai tutte e due i timpani perforati ti devono mettere i punti”. Alle mie continue domande e richieste dice ” sono un medico generalista ti mando in clinica privata per una visita specialistica”.

Non capivo come potevo essermi perforata i timpani facendo mezzo bagno a Isla Mujeres dove l’acqua é più bassa che nell’adriatico. Mamma é sorda da un orecchio perché, per un utite non curata, le hanno asportato metá membrana interna. So quindi cosa significa. Io non ho febbre, né capogiri. Niente di niente. Solo le orecchie tappate. La cosa comunque mi terrorizzava. Ho paura di finire in un ospedale non pulito a farmi mettere dei punti da gente sprovveduta.

Prendiamo un Taxi per volare a Playa del Carmen. La Milano Marittima del Messico. È quasi un’ora di tragitto. Il tassista ha capito che si tratta di un’emergenza e tarella. Batte sull’accelerstore, cosa che a Tolum non fa nessuno. Come se non bastasse comincia a piovere. Un forte acquazzone tropicale. Ho 5 minuti di follia totale. Mi viene da piangere. Ho paura. E comincio a pianificare fughe dal Messico a gli States. Se devo mettere i punti lo voglio fare in un’ospedale americano. Mi dicono che l’aereo non lo posso prendere. Allora chiedo di navi, bus e consolato italiano. Io in Messico non mi faccio operare!! Il Giammy mi lascia fare. É sconvolto. Non sa che dire. Piano dice “Pina d’accordo andiamo al confine in bus ma poi la frontiera come la superiamo?”

Io, sicura dico, “a piedi!”

Tutti ridono. Io per niente. “Sono italiana. Ho passaporto italiano e visto messicano e americano. Che mi arrestino pure!! Ma almeno sono in America!!”

Ridono ancora.

Per un attimo provo a pensare a mia madre. Al fatto che, probabilmente, studio aperto direbbe che una pazza italiana ha cercato di varcare la frontiera messicana a piedi con una valigia da 10 kg una papera…

Il Giammy ride e propone “spaccherebbe come vlog”

E, idiota come sono, ci penso seriamente.

Arriviamo alla clinica. Il mio cervello é molto reattivo, più di quel del Giammy che é preoccupato. Parlo un mediocre inglese è un finto spagnolo. Mi faccio capire. Mi incazzo e pretendo che buttino giù dalle brande il medico. Lo voglio laureato e bravo. Dico che é un’emergenza. Che sono italiana e pretendo la visita. Spiego che pago e che se non mi fanno visitare passano un guaio.

Il Giammy riesce solo a dire “parli inglese solo quando hai paura”.Può essere. L’importante é il risultato.

Mi visita. Dottore bianco. Parla inglese, spagnolo e italiano. Laureato. Sala sterile, pulita. Ci siamo. Stringo i denti e spiego quello che ho da dire. Lui ascolta. Annuisce. Mi visita. Mi guarda dritto negli occhi e mi chiede se so come é fatto l’orecchio. Dico di sí. Non so come in inglese gli spiego delle tre membrane, del timpano.

Lui sorride. Si compiace. Silenzio. Pausa. Una pausa lunga un infarto mio. Poi serio dice ” non hai il timpano perforato”.

Salto dalla gioia. Sto per abbracciarlo ma lui tiene le distanze. Mi spiega che ho un otite. Da entrambe le orecchie. Mi dice che probabilmente uso troppo spesso i cotton-fioc. Questo ha reso il mio timpano molto sensibile. Al primo tuffo nel mar Caraibico, che quest’anno é ricco di plancton e sale a causa del sargasso, mi si é infiammato. Mi dice se dopo i primi giorni ho continuato a usare il cotton-fioc. Sorrido. Lui alza gli occhi al cielo. Mi spiega che quello che mi ha fatto uscire il sangue.

E poi la sentenza: niente mare, sole e umidità.

Rispondo “sono in Messico! Come faccio?!”

Niente. Dice “no water, no Sun ” brontolo ma va bene così. Ce la posso fare .

 

E così eccomi con 10 gocce al giorno che bruciano nelle orecchie. Spruzzino per il naso che mi fa sputare come un lama. Indosso copricapi improbabili. Non faccio il bagno, sto all’ombra (questo anche prima), faccio la doccia con il cotone. Impreco, brontolo e bevo tequila.

Ma in fondo. Va bene. Non perderò l’udito. Posso prendere un volo che mi porti a casa ed ho il diritto (forse no) a rompere le palle al prossimo 🙂

Ora siamo a Isla Cozumel la patria del sub e snorkeling. Sí sto rosicando parecchio. Molto. Troppo.

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