Cronache del Day 2, ovvero il 29 luglio. Ci siamo alzati alle 5 AM a Miami dove l'umidità era già alle stelle. Siamo andati in aeroporto per prendere il volo per Cancun.

Pareva di stare sul Palermo-Milano. In fondo Messicani e meridionali hanno molte cose in comune. I messicani si muovono in branco con bustini stracolmi di cibo e robe kitch di ogni genere.

I poliziotti ci hanno controllato piú è più volte, ma niente di drammatico. Erano tutti ispanici, cordiali e con un americano/spagnolo che impediva qualsiasi tipo di comprensione da parte mia.

Atterrati a Cancun é stata una botta. Di caldo e jet-lag. Fortuna che avevo mangiato, qualche ora prima, un caffè enorme e un muffin/panettone (chi mi segue su Instagram lo sa).

Informazioni utili sull'aereoporto di Cancun

Attenzione che vi diranno che non ci sono mezzi di trasporto per raggiungere il centro o, come nel nostro caso, il porto. Vi vogliono indurre a prendere il taxi, possibilmente quelle abusivi. I bus ci sono ma occorre organizzarsi prima di partire per capire bene quale e come. Noi non l'abbiamo fatto è così taxi sia. Quelli autorizzati però. Riconoscibili perché hanno la divisa rossa e hanno il banco prenotazioni all'interno dell'aeroporto. Gli altri hanno la divisa blu con scritto “Taxi” e questo può indurre il povero turista a pensare che siano quelli corretti.

Da Cancun a porto Juarez, dove partono le navette per Isla Mujeres, 40 minuti. Abbiamo speso 28€. Eccessivo per i prezzi messicani ma indispensabili se non si pianifica prima.

Siamo arrivati all'apice del caldo e cotti dei viaggi aerei. Non abbiamo fatto grandi cose.

Isla Mujeres – Bienvenida ai Caraibi

Ho mangiato un' insalata di polpo, gamberi, cipolla (cruda) e pomodori per la modica cifra di 9€ . Mi sono bevuta la pina colada (no alcol). Prima volta per me, perché il cocco non mi piace ed è ipocalorico. Ma oggi era la cosa giusta da fare! Niente zuccheri aggiunti, tanti liquidi persi… e poi! Non era dolce essendo 100% naturale. Staccato dalle palme lì vicino.

Il tizio ci ha portato anche i tacos e guacamole. I tacos erano semplice senza essere unti, essenziali e sempre aimeh calorici; ma niente di paragonabile a quello che si mangia in Italia.

Panza piena e sonno in arrivo, decido di seguire i messicani è così mi sdraio sull'amaca e chiudo gli occhi. Il vento fa muovere le onde, l'amaca, dolcemente, ondeggia . Ispiro l'aria che sa di buona. Dietro di me stanno grigliando un polpo appena pescato. Un accordo, un giro di chitarra e un tizio che intona un canto da cantina Messicana.

Spalanco gli occhi. “Non è possibile”. Lo guardo. Mi guarda. Lo fulminò con gli occhi. Mi guarda “Musica?” chiede sorridendo. Scuoto la testa e se ne va.

Una certezza mi trapassa il cervello. “Sorridete sempre voi messicani”.

“Chica! Sole, mare, musica e donne. Non tengo dinero ma questo é il paradiso”

Penso proprio che abbia ragione. Chiudo gli occhi e sorrido. Il Giammy spinge l'amaca ed il mio sorriso diventa una risata liberatoria. Erano anni che non ridevo di gioia.

Non ho un soldo e sono in paradiso“. É la verità. Sono ai Caraibi con il Giammy e devo a lui tutto questo. Mi getto sulle sue braccia, lo bacio con fervore e urlo “Amore mio! Mio Ferrrrrrrnando!”

Il Giammy scuote la testa e dice “Basta un mar dei Caraibi per trasformare la papera in una gatta”.

Avrà pure ragione lui. Ma da oggi io lo chiamo Ferrrrnando 🙂

 

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