Questa settimana non ho rotto le scatoline perché sono stata piuttosto presa e così nessuno di voi mi ha mandato la sua storia. Tante persone mi hanno detto che vorrebbero partecipare, ma se non ci sono io con il forcone difficilmente ottengo le vostre mail 🙂

Ho deciso, così, di regalarvi un altro tipo di storia. Si tratta di Benjamin. Uno dei personaggi del mio libro. La parte che leggerete è una bozza ed è stata eliminata. Quindi, parlo per chi ama copiare i testi altrui, si accomodi pure.

Comprendo che, non avendo letto la trama o parte del libro, possa essere alquanto incomprensibile. Non mi va di dirvi chi sia davvero Benjamin poiché ha un ruolo piuttosto centrale. Vi basti sapere che è un Lean, quindi qualcuno di speciale.

Spero vi piaccia.

bridge

Da giovane, Benjamin, non si era mai soffermato a pensare alla morte. Era qualcosa di inconsistente, intangibile  e, dal suo punto di vista, molto lontano.

Una sola volta, si era trovato faccia a faccia con la morte. Aveva poco più di vent’anni e aveva fatto a botte per una ragazza che gli piaceva. Non ricordava neanche più cosa lo avesse indotto a spaccare il naso ad un tizio alto il doppio di lui.  Era pieno di lividi e l’unica parte che non gli faceva male era il sedere, solo perché si era ostinato a rimanere con il culo ben piantato sull’asfalto cercando di parare più colpi che poteva.

Benjamin, in quel momento, aveva deciso che l’unico modo per sopravvivere era quello di lasciarlo sfogare. E così era stato. Dopo dieci minuti di calci, pugni e qualche sputo, il tizio se n’era andato barcollando in compagnia dei suoi amici.

Benjamin aveva atteso un po’ prima di alzarsi da terra. Non voleva correre rischi che quei ragazzoni potessero tornare indietro per finirlo.

Aveva il viso gonfio, il labbro spaccato e la gamba dolorante. Benjamin con lentezza aveva cercato di raggiungere l’altro lato della strada. Non si era preoccupato di guardare, era tardi, si sentiva stanco e voglioso di una birra ghiacciata e una sana dormita.

Un’auto sopraggiungeva a tutta velocità.

Benjamin ricordava perfettamente che la coppia stava ascoltava On the Road Again di  Bob Dylan. Non aveva fatto in tempo a chiedersi come si potesse ascoltare Bob Dylan di lunedì sera che i fari lo avevano accecato. Aveva sentito lo spostamento d’aria, lo stridio dei freni e un lungo colpo di clacson. Dalla paura, Benjamin, era caduto per terra. E ci era restato per un bel po’. Aveva solo alzato il braccio sinistro per comunicare all’automobilista che era integro, per quanto potesse esserlo dopo quella serata.

In quel momento, disteso sull’asfalto con il viso rivolto al cielo stellato, si era chiesto quale fosse il giusto modo di morire. Si era detto che la morte doveva essere degna dell’uomo.

«Ma com’è una morte degna dell’uomo?» a quella domanda non si era mai dato risposta.

Ora, da Lean, si chiedeva se fosse corretto avvisare l’uomo dell’incombenza della sua morte. Sarebbe stato corretto preparare  l’uomo a quello che sarebbe successo dopo? Forse, così facendo, si poteva regalare ai mortali la speranza che non sarebbe stato per sempre. Il dolore, il sangue e la presa di coscienza. Sì. L’uomo meriterebbe di essere avvisato, di poter fare un bilancio della propria vita e di fare i conti con la propria coscienza.

A lui questo lusso non era stato concesso. Un minuto prima era a bordo della sua Mustang e un attimo dopo era morto nelle acque scure del Mississippi. Si ricordava vagamente di aver spalancato gli occhi, di aver imprecato qualcosa, ma non aveva avuto modo di ripensare alla sua vita, ai suoi affetti, ai conti in sospeso.

Era morto. Sul colpo. E anche se non gli si fosse spezzato il collo, sarebbe comunque morto di una morte ancor più tragica. Il Mississippi era gonfio delle piogge autunnali, la forza della corrente aveva spinto il suo corpo ben lontano dalla sua auto.

Dopo la morte c’era stato il risveglio che, aveva imparato a sue spese, poteva essere estremamente più doloroso della morte stessa.

Si era svegliato di buon umore, riposato, con gli arti integri e il petto gonfio di ossigeno. O questo aveva pensato non appena aveva aperto gli occhi.

Benjamin si era alzato con una musica in testa, non avrebbe saputo canticchiare la melodia. Era qualcosa di unico; quella musica aveva un gusto e un colore. Sapeva di gocce di pioggia e odorava di quercia.

Benjamin aveva inspirato l’aria e aveva riconosciuto il profumo di bucato pulito, di muschio e sulle labbra aveva assaporato il dolce sapore di melassa.

Era circondato dal bianco, eppure era sicuro di sentire il profumo di bosco, terra bagnata, muschio e legno. Ma lì, intorno a lui, c’era solo bianco. Aveva alzato lo sguardo, scorgendo nient’altro che altro bianco. Non c’era cielo, né sole, né luna. Non avrebbe saputo dire se fosse stato giorno o notte.

Benjamin aveva cominciato a camminare. Ai piedi non aveva più scarpe. I suoi vestiti erano spariti, indossava una semplice tunica bianca. Non aveva riferimenti, il tempo e lo spazio erano inesistenti. Avrebbe potuto aver camminato in cerchio, oppure non aver camminato affatto. Certa era la sensazione della presenza di qualcuno.  Benjamin non aveva avuto paura. Quella presenza lo confortava, lo incoraggiava ad andare avanti. La presenza, Lui, aveva reso tutto quel bianco piacevole, sopportabile e immensamente magnifico.

Benjamin non si era fatto domande, aveva accettato quella presenza. Forte, coraggiosa. Onnipotente. Benjamin la percepiva scorrere in ogni cellula del suo corpo. Il sentirsi non solo e amato in quel modo lo aveva calmato, cullato e rasserenato. Era stato in quel momento di pace che aveva visto il luccicore di pietre preziose e, poco più avanti, dodici porte.

Davanti alle porte aveva scorto una figura, non era riuscito a vederne la corporatura perché avvolta da una luce splendente. Pareva non avesse corpo, o quanto meno niente di paragonabile all’aspetto umano. La figura era completamene avvolta dalla luce che la rendeva indistinguibile agli occhi di Benjamin.

La figura, si era presentata come Roan responsabile dell’archivio Sempiternus.

«Non tutti gli uomini possono raggiungere l’illuminazione attraverso la propria morte» lo aveva severamente ammonito.

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