In terza elementare non sapevo né leggere né scrivere. E non perché fossi scema ma perché non volevo avere gente intorno che mi dicesse cosa fare. (Non sono cambiata molto!).

Quando, all’età di 10 anni, ho cambiato scuola la professoressa di italiano mi ha regalato Piccole Donne. Lo abbiamo letto insieme. Mi faceva sottolineare le doppie. Mie nemiche (ammetto ancora oggi).

Poi le medie. In questo contesto i professori hanno detto ai miei genitori che ero scema. Che dovevo far un lavoro qualunque. La prof. di matematica ha detto che ero tutt’altro che scema, dato che risolvevo equazioni in maniera corretta e al contrario (sí; scrivevo da sinistra verso destra). Cosí mi hanno portato a fare dei test psico-attitudinali. È venuto fuori che sono egocentrica con l’emisfero sinistro (mi pare) particolarmente sviluppato. Sostanzialmente non sono scema ma sono sbilanciata. Ho difficoltà con numeri e regole, quindi anche grammatica e lettere. Ho spiccate doti creative e zero capacità manuali. Anche in questo caso sono asimmetrica, un’eterna incompiuta.

Alle superiori ho scoperto i Diari. Devo ringraziare la mitica prof. Colombo, insegnante di italiano. Lei credeva in me. A lei piaceva quello che avevo da dire ma sopratutto come lo dicevo. Mi ha fatto leggere, mi ha spinto a scrivere. Così ho iniziato.

Una storia scritta parafrasando le mie giornate sui banchi di scuola. Ogni compagno era un personaggio. Non c’era davvero un filo conduttore, erano piuttosto episodio di vita quotidiana amplificati.

Prof. Colombo si divertiva molto a leggermi. Voleva aiutarmi con la grammatica. Voleva colmare le mie lacune. Io ho sempre rifiutato. Se solo avessi capito che grande occasione mi stava dando…

Finite le superiori tutti convinti che fossi una donna di numeri e regole. È così via economia, finanza, bilanci etc etc.

La verità che non ho mai smesso di scrivere. Ho collezionato 5 racconti per Halloween (che alcuni di voi hanno letto e apprezzato), tre racconti lunghi (chiamiamoli libri) ed un progetto mai concluso.

Non scrivo per i soldi. Sono consapevole che non ci camperò mai. Scrivo perché la mia testa trabocca di storie ed emozioni. Scrivo perché mi piace piangere, urlare, innamorarmi e eccitarmi. Sono egocentrica e felice solo quando condivido ciò che scrivo.

Non mi interessa creare l’ennesimo blog di parole. Voglio solo scendere in libreria e comprare il MIO libro e regalartelo.

Ammetto che mi ero persa. Che ho trascinato questa storia per molte settimane. Poi sono scesa a Roma ed ho capito che devo arrivare al dunque. Ci devo provare.

La verità che ho paura. Ma ora o mai più. Questo è il tram giusto. E se non ci provo non saprò mai la fine.

Sono ansiosa, insicura e diffidente ma al contempo egocentrica. Sono una piaga da sopportare ma sto provando ad allungare le mani, a rompere il guscio.

Quindi ora ho solo un obbiettivo. Finire il libro. Niente articoli, niente post, foto o video. 11 ore seduta io e il mio modo. Non può scapparmi.

E poi? Poi proverò a crederci. Per ME che nella vita ho sempre fatto la cosa giusta. Ma che ora vuole solo scendere in Mondadori e comprare un libro. Il proprio.

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