«Visto che bella la Darsena? Il nonno sarebbe contento!»

«Capisco che piaccia, ma è molto lontana da quello che era un tempo.»

Queste parole mi hanno scioccata e fatta riflettere. Mio nonno non c’è più, ma Sciur Luigi, nato e cresciuto in Porta Vigentina, sapeva ciò che diceva. E se a lui la nuova Darsena non piace ci deve essere un motivo.

Il nonno diceva sempre «Milano ha dovuto scegliere. O l’acqua o lo sviluppo economico». Già.

Pochi sanno che Milano era, ed è per certi versi tutt’ora, un districato labirinto di corsi d’acqua. L’idrografia della città moderna è completamente diversa da quella storica, poiché oggi riconosciamo come vie d’acqua esistenti solo quelle che scorrono a cielo aperto.

La Darsena di Milano Ieri

Milano, infatti, nasce tra il Ticino e l’Adda, tra l’Olona e il Lambro, tra il Nirone e il Seveso, in una strana successione di coppie di corsi d’acqua che vanno progressivamente diminuendo d’importanza avvicinandosi al cuore dell’antico centro celtico e poi romano.

I canali, navigli erano una via molto importante per il trasporto delle merci di qualsiasi tipo. Poi lo sviluppo economico l’avvenuta del traffico ha portato a nascondere i corsi d’acqua. Togliere l’acqua a Milano è stato come strappargli il cuore dal petto. Questa, in versione romantica, la principale ragione per cui nel corso degli anni le opere si sono susseguite in maniera non coerente e incerta.

Capite bene che per il povero Sciur Luigi passeggiare sui nuovi navigli provoca una fitta nostalgica. Per un vero milanese l’acqua è qualcosa di speciale che per anni è stata dimenticata. Sciur Luigi dal Regno dei Cieli avrà storto il naso nell’apprendere che dopo anni si sarebbe rimesso mani ai navigli. Avrà certamente detto«Era ora»ma il risultato, per quanto ai nostri occhi possa sembrare splendido, è ben lontano dal ricordo che conserva lui.

Darsena

Torniamo, però, alla nostra Darsena che ha una storia lunga e controversa. Su questo luogo si sono susseguiti Re e Imperatori, Signori e invasori che hanno sfruttato la facilità di trasporto delle loro merci. Ma la Darsena come concezione moderna, quando è nata? Spulciando in biblioteca e prendendo qualche libro la si colloca nell’anno 1603 a opera degli spagnoli.

La Darsena, come canale vero e proprio nasce molto prima. Risale, infatti, al 1177 l’idea di deviare parte del fiume Ticino per creare un canale navigabile dal Lago Maggiore a Milano. L’opera la si deva a Federico Barbarossa. Molti anni dopo si pensò anche di collegare Milano a Pavia e quindi il Po fu utilizzato per creare il Naviglio Pavese che oggi tutti conosciamo.

Parlando con Marco (il terzo Milanese rimasto a Milano) mi ha riferito che è stata la necessità di trasportare il marmo per la costruzione del Duomo dal Lago Maggiore fino al Duomo a far sviluppare la Conca di Viarenna, creando così un porticiolo vicino al cantiere di Piazza Duomo.

Nella Darsena confluiscono cinque corsi d’acqua: il Naviglio Grande, l’Olona , il tombone della Conca di Viarenna che collegava la Darsena con la Cerchia Interna, uno sbocco per il Cavo Vettabbia ed infine (ma solo dal XIX secolo) il Naviglio Pavese.

Della Darsena di ieri è rimasto poco e niente. E ora comprendo perché il mio nonno non sarebbe stato molto contento.

La Darsena Oggi #PinaAmaMilano

La Darsena oggi si presenta come un’architettura moderna ricca di led colorati visibile anche a distanza. Troneggia un monitor sullo specchio dell’acqua che mostra la vecchia Darsena. La piazza è diventata completamente perdonabile e sono sempre previsti eventi e concerti.

La Darsena di ieri vedeva botteghe e osterie. Auto d’epoca fermarsi, sotto gli occhi increduli dei passanti, a pochi centimetri dall’acqua. Leggenda vuole che alcune auto siano finitei in acqua.

«Sulla Darsena accadono cose strane» ripeteva il nonno.

A Milano a quell’epoca c’era gente folle, gente che lavorava e parlava in dialetto. Tra questi c’era anche Lo Scapaccini carpentiere che aveva fatto molte delle pubblicità appese in città. La storia ci racconta che Lo Scapaccini aveva preso in discarica un enorme stivale di polistirolo. Lo aveva conservato e ripulito. E ogni 2 giugno, festa dei Navigli altro che Repubblica, lo stivale veniva buttato nella Darsena.

Oggi sulla Darsena trovi tavolini, spritz e gente che passeggia. Pare che sui Navigli nessuno lavori e che ci sia sempre aria di vacanza.

Se uno è di Milano, sul serio, il cuore piange. I ricordi affiorano. A Milano aimeh di milanesi non ce ne sono più. Ed io sono fortunata ad avere Sciur Marco con un nome milanese (che per privacy non dirò) che ha avuto un Padre, mio Nonno, che è vissuto fino a 94 a Milano. Ne ha viste tante Sciur Luigi ed era sempre stato convinto che Milano non fosse bella, ma una vecchia Signora da preservare.

Qualche tempo fa ho avuto un acceso dibattito sul web perché sostengo che Milano non è per tutti. E lo sottolineo. Milano non è per tutti e di tutti. Milano è una signora dimenticata, maltrattata che va corteggiata, amata e riscoperta.

La giornata sulla Darsena è stata magica. Avrei voluto avere un videocamera e filmare in bianco e nero. Ma il tempo non si può fermare e nonostante tutto, va bene così. Va bene anche i loghi della Vodafone e lo schermo gigante. Va bene anche che ci sia il cemento e tanto alcol e che la gente dice «Wow» solo perché c’è l’acqua. Va bene, basta che rispettino Milano.

Mi sono divertita. Molto. Saltellavo e sorridevo come una bambina al parco. Era domenica mattina, non c’era nessuno. I milanesi a letto i forestieri a casa loro. Perché, sapete, a Milano la domenica mattina io incontro nonno Luigi. Ancora passeggia per le vie, sale e scende dal tram senza pagare. E sorride.

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