Oggi, il 25 giugno, è il compleanno del Dirigente austriaco. Colui che non è mio padre ma mi ha voluto bene più di un padre.

Non ne parlo spesso. Negli ultimi anni forse di più. Quando ero pischella, nel lontano 2004, su iobloggo, su un altro blog, dietro un nickname, non facevo altro che parlare di lui.

Ho trascorso interminabili serate a piangere per colpa sua. Abbiamo litigato. Spesso, quasi ogni giorno. Sono volate parole grosse, schiaffi, pugni e calci. Sono volati libri universitari dal terrazzo. Sono arrivati lividi a me e costole rotte a lui. Sono arrivati pianti strazianti di mia madre a cui sono seguiti i miei silenzi.

Ci siamo odiati. Beh io lo odiato. E lo amo alla follia.

Sono cresciuta senza un padre e con una madre che lavorava tanto, troppo. All'inizio volando tra Canada e Venezuela. Poi fissa a Milano. Io e mia madre ci vedevamo al mattino. Un bacio fugace prima che andassi a scuola e alla sera, in silenzio, davanti al minuscolo televisore della cucina.

Mamma era quella che diceva sempre sì. Il Dirigente austriaco è l'unico che mi abbia detto no. Tanti no, a volte troppo forti e violenti. Mi ha presa che ero un sacco di pulci analfabeta e mi ha fatto laureare.

Sono la bambina che scriveva da destra verso sinistra, non metteva i soggetti e non usava le doppie. Sono la bambina che scappava da scuola, dai grandi e dalla violenza. Sono la bambina che disegnava sui muri, scriveva il proprio nome su mobili e pavimenti per rendersi eterna. Sono, io, la bambina strana che parlava da sola e non aveva amici.

Il Dirigente austriaco così mi ha trovato e così mi ha preso. Mi ha insegnato i congiuntivi, ad allacciarmi le scarpe, a mangiare la minestra e la verdura. Si è alzato una mattina ed è entrato nella mia vita. Forte, violente e autoritario. Non ero pronta. Non eravamo pronti.

Lui non è nato padre. Io non ero sua figlia.

É stato inferno, ma dopo è arrivato il sereno. Un cielo limpido, sempre carico di nuvole, perché siamo fatti così. Chi ci conosce sostiene che non potevamo essere più uguali.

Siamo fascisti io e il Dirigente, narcisisti e logorroici. Non accettiamo i no, e vogliamo tutto e subito. Sappiamo ascoltare solo se ne vale la pena. Ci diamo agli altri e prendiamo le inculate. Siamo fatti così, io è il Dirigente. Uguali, senza lo stesso sangue.

Lui mi chiamava “Rivoltella” perché a suo dire “Pistola” era da maschio. Lui è l'unico Milanese rimasto. Lui è la mia memoria storica di Milano e della storia in genere. Ama la storia, i libri li divora come cioccolatini. Conosce le vite segrete dei personaggi illustri, si ricorda date, formule e nomi delle vie. A lui non sfugge niente. È Dirigente.

Auguri austriaco burbero. Ti voglio bene.

[Avrei voluto mettere una sua foto… lui, come me, sta dietro l'obiettivo mai davanti]

 

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