Sono sparita? Vi sono mancata?

Sono stanca. Mentalmente. Fisicamente ho la spalla a pezzi, ma vorrei costruire il mio personale grattacielo.

Settimana scorsa sono ritornata a casa mia. Già.

Nell’aprile del 2008 ho comprato casa, non senza l’aiuto dei miei genitori. Avevo 28 anni e 50 metri quadrati tutti miei. Ero in cima al mondo.

Condividevo l’appartamento con un bassotto di nome Elevis e poi una persona con cui stavo già da lungo tempo. Il bassotto è stato investito

Oltre al mio bassotto c’era quello che all’epoca potevo definire mio ragazzo, e oggi ex. La mia stampella la chiamo io. Stavamo insieme dall’università. Non riuscivo a superare l’esame di ragioneria, lui mi ha aiutato. Un cappuccino e via. Siamo stati insieme per tanti anni, troppi. Non perché sia una brutta persona, anzi. Ma io non mi ero mai realmente innamorata. Invaghita certo. Gli ho voluto bene, ma l’amore è un’altra cosa. Quando sono andata a vivere da sola mi è sembrato logico portarlo con me.

Poi il 25 febbraio 2010 la mia vita è cambiata. Mi sono innamorata  per la prima e unica volta. Il Giammy è entrato a far parte della mia vita.

Sono tornata a casa di sera e semplicemente ho detto “faccio le valige”. Ho preso la valigia, il cane e ho guidato senza sosta fino a Maciachini poi ho chiamato il Giammy e gli ho detto al telefono “non so dove andare”.

Ho sconvolto due vite. La prima di un povero ragazzo che stava a casa in teoria della sua ragazza che si  è visto crollare il mondo addosso. L’altra di uomo di quarant’anni che tornava da Roma e per non lasciarmi per strada mi ha fatto dormire a casa sua.

Non ho ragionato. Ho mollato tutto e sono partita. D’accordo Cusano – Milano non è il viaggio della vita, ma per me, in un certo senso, lo è stato. Io non guido di notte, men che meno a Milano. Invece…

Tempo una settimana la mia stampella è uscito da casa mia a Cusano, nel frattempo il cane me lo hanno ucciso. Ed io mi sono trasferita dal Giammy quando lui stava a Roma. Sì, avete capito bene. Parte per Roma e mi dice “ti lascio le chiavi”  ed io sono andata da lui. Quando non c’era. Come i cani ho pisciato negli angoli. Ho ribaltato completamente la cucina e  gli ho spostato i mobili del salotto.

Al suo rientro non mi ha ucciso. Nel week end mi regala un volo per LA. E amore fu.

La casa di Cusano è rimasta disabitata con i miei mobili dentro e ricordi di infanzia. Una gelata ha distrutto la caldaia e ho dovuto cambiarla. Delle formiche hanno rosicato la finestra ed ho dovuto cambiarle. Costo totale di tutto un bel 5.000 euro. All’epoca avevo un ottimo stipendio, non mi faceva piacere, ma andavo avanti.

Poi ho cambiato lavoro per evitare di unire il Giammy al dirigente. Per non dire che ero una puttana che stava con il capo. A distanza di cinque anni mi accorgo che l’unica ad aver usato questa espressione sono io. Tutti avevano capito ma nessuno ha mai sparlato. Molti hanno capito solo guardandomi in faccia, a detta del Direttore Generale ero una torta con le fragole e la panna! Nessuno sparlava perché sapevano che lui è una brava persona, ed io ero talmente trasparente che … vabeh.

Il mio sentirmi “sporca” mi ha fatto accettare un lavoro che non mi piaceva, che non mi convinceva. Un lavoro che dopo sei mesi mi ha fatto restare senza lavoro.  E quei 5.000 euro sono diventati una tassa molto pesante.

Il Giammy nel frattempo cambiava casa ed io ero al settimo cielo. Ma ero disperata per il lavoro. E poi il melanoma, l’infarto di mamma. E al Diavolo!

La casa a Cusano me la sono dimenticata. Mi sembra ieri. Sono passati due anni, da quando è iniziato il periodo no.

 È iniziato con il cambio della caldaia. Si è rotta mentre ero a pranzo da mamma, mentre mentivo e raccontavo bugie su bugie. Sì perché mi sentivo talmente “sporca” che non dicevo a nessuno dell’esistenza del Giammy, di come stavo, dei miei problemi.

Sabato sono tornata a casa. L’ho svuotata. Tutta. Buttato tutto, messo giornali e pulito per 10 ore filate.

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Vendo casa disperatamente. Non mi posso permettere di affittarla, troppi casini, poca resa. Quella casa non ha quasi più un mutuo. L’ho pagata con il mio vecchio stipendio, e metà l’hanno comprati i miei e me l’hanno regalata. A loro non piace metterla in questi termini, ma pagare un anticipo di quasi metà della casa io lo chiamo regalo. Il loro investimento per me.

Casa per me è un costo. Non è un posto dove posso stare. Vendo casa disperatamente perché non ho più un soldo.

Vorrei scrivere che ho fallito. Mia madre, presumo, la pensi così. La verità che ho provato.

Per una volta nella mia vita ho provato a fare le cose da sola, spinta dal cuore e non dalla testa. Sono andata in confusione e invece che parlare con il Giammy mi sono confidata con una persona che non appena ho perso il lavoro è sparita. Una persona che mi ha convito a firmare quel dannato contratto.

Lo so che c’ero io e non quella persona, LO SO. Questo è quello che non mi perdono.

Io ho sempre vinto. Vinco facile io perché gioco solo se so di vincere facile. Gioco con la mia testa, dove sono sicura. Non rischio mai, non ascolto nessuno, non mi fido di nessuno.

Se mi dicono “c’è lo sconto del 15%” non ci credo, controllo e se non ricordo il prezzo precedente non compro. Questa sono io.

Una bambina cresciuta con un padre che picchiava sua madre. Che ha imparato che si cade e ci si fa male, ci si sfracella al suolo. Una bambina a cui non è mancato nulla perché mamma sapeva come fare, sapeva come farmi vivere nel mio mondo fatato.

Una bambina a cui hanno spezzato l’adolescenza. Una ragazza che nel 2004 si è trovata sull’orlo di un precipizio, un piede giù verso la morte.  Una occhio su alla luna ad urlare “tanto se muoio non gliene frega niente a nessuno”.

Una persona che si è laureata a 23 anni perché non gliene fregava niente. Una persona che ha sempre vinto. Nonostante tutto.

Quindi no. Io non ho fallito. Ho solo provato. E ora devo staccarmi da quella casa, ingoiare il rospo per la delusione arrecata ai miei genitori.

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Però ho imparato delle cose.

In questi giorni, mentre sistemavo i miei quaderni, ho capito delle cose meravigliose. Io ho sempre scritto. Lettere, quaderni, storie e libri. Il primo quaderno risale alle medie. Il primo racconto. Pensare che i professori mi volevano a pulire le scale perché incapace.

Ho scoperto che sono sempre stata io ad allontanare le persone per la paura di cadere.

Ho visto che ho un blog. Un bel blog, di bella gente. Di gente che è diventata amica.

Ho scoperto che  mentre fotografavo i miei ricordi sorridevo al’idea che posso farmi un aperitivo con Michele, Laura e Veronica e che forse anche con te, e te oppure tu lì in fondo.

Ho scoperto che perdere il lavoro e vendere casa è una buona cosa. Ho trovato me stessa. Ho trovato il coraggio di uscire, il coraggio di camminare e di allungare una mano verso le persone.

Cado, ogni giorno,ogni settimana urlo i miei dolori. Ma esco. Con la paura, l’ansia e la solitudine. Ma esco. E voi che siete sempre qui mi date la forza.

Ecco perché sono sparita per qualche giorno… avevo da fare, certo. Ma come sempre sono tornata, da voi, per voi. Per me.

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