Appena sono arrivato, mi sono sentito in soggezione. Sono un ragazzotto che ha viaggiato anche negli altri Paesi ma per certi versi, erano tutti simili all’Inghilterra. Non mi sono mai sentito per davvero fuori dal mio elemento. Ed è ciò che mi ha colpito di questo viaggio.

Radio Medina, il brusio di chiacchiere che circola liberamente è senza dubbio la parte più sincera per comprendere un paese arabo. Per trascorrere il tempo seduti ed ascoltare Radio Medina però serve il tempo per bighellonare. Ed io non ho avuto tutto questo tempo. Avevo una città da scoprire. Marrakech.

La Medina, o città vecchia, mi ha lasciato letteralmente senza fiato. I vicoletti tortuosi, i venditori gli ambulanti, i mercatini che brulicano di gente, i coloratissimi mucchietti di spezia. Questi rumori e profumi, però, me li aspettavo. Quello che non mi spettavo sono state le librerie, i giornalai sui marciapiedi. In una libreria di Marrakech ho scoperto l’entusiasmo che hanno i giovani per internet, ed in special modo per gli internet café. In questi luoghi gli studenti prendono lauree e dottorati solo per sentirsi più vicini ai loro miti, i ragazzi di New York. I ragazzi, da queste parte, sanno perfettamente che non andranno da nessuna parte. Che la laurea non gli serve. Leggono e studiano in inglese, la maggior parte delle notizie sul web sono reperibili in inglese. E poche sono le notizie sulla loro religione, scritta da arabi. In arabo, per arabi.

Ci ho riflettuto per un attimo. E mi sono sentito su un altro pianeta. In Inghilterra tutto è per i Britannici. « God Save the Queen »

Appena sono uscito dalla libreria una ragazza mi chiede se vogliamo sposarci online. La guardo, sbigottito. Lei mi spiega che a Marrakech è normale. L’E-matrimonio è la vera mecca nel mondo arabo. Molti giovani riversano talmente tante speranze che un giornale spiega che nel 2019 sarà possibile accarezzarsi virtualmente. Scuoto il capo incredulo.

Che fine hanno fatto gli odori, i forni e le tajia?

Questa meravigliosa ragazza ride. Rumorosamente, come solo gli arabi sanno fare. E mi dice una cosa talmente ovvia da sembrare paradossale «Le televisioni sono troppo occupate a cercare terroristi e a mandare in onda foto segnaletiche. Ma proprio perché i media sono innamorati del sangue che bisogna fare un sforzo». Mi prende sotto braccio e mi da un casto bacio sulla guancia.

Io la stringo in un abbraccio e le sussurro «Cucino per te questa sera». Lei sorride.

Marocco

Avrei voluto dirle tante cose, ma si alza prepotente la cantilena della chiamata alla preghiera. Questo suono mi provoca sempre brividi di terrore. Ma passa subito. Marrakech ti da l’dea di un posto sicuro, dove non può succedere nulla. In fondo se mi guardo intorno vedo hotel e boutique raffinate.

Lei mi fa cenno con la mano e scappa via tra la folla.

In quel momento ho capito che non l’avrei più rivista. In un attimo mi sono innamorato e sono stato abbandonato.

Ehi piccola, se mi stai ascoltando. Intono un canto. Sono qui davanti alla finestra, il Big Ban batte le otto. Intorno a me la fuliggine di Londra. La Regina è sempre al suo posto. Io sono fuori posto. Spalanco gli scuri, apro la finestra. Prendo la chitarra e suono.

Ehi piccola, non ti dico di guadare il cielo. Non vedremmo lo stesso Dio. Le stelle sono diverse, il rosso ormai ha un gusto di sangue. Voglio sentirmi immerso nel tuo profumo. Ubriaco dei rumori della tua città.

Una strada sarà il nostro tavolo, un immensa piazza il nostro ristorante. Cucinerò per te. La tua cucina che oramai viene incontro a noi occidentali.

Ehi piccola, come donna custodisci i profumi e i sapori di Marrakech ma questa sera balleremo intorno alla nostra tavola, nella nostra strada. Non siamo sotto lo stesso cielo, ma in un piatto ci ameremo.

[Per dover di cronaca vi devo dire che tutto, ma proprio tutto lo scritto è farina del mio neurone. “canzone” compresa]

Kebab HomeMade con Crema d’Avocado

 

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