Avevo promesso a me stessa di non avere fretta e di tirare le somme passato un anno dall’auto pubblicazione del mio libro, l’altra Beatrice. E così ho fatto. Solo che non potevo iniziare sbrodolando dati senza spiegare i limiti del mio libro e cos’è un libro e come ci sono finita a prendere la decisione che il Self Publishing poteva andarmi bene.

Ho, quindi, deciso di intraprendere un percorso di articoli qui sul mio blog. Questo di oggi segue il precedente che se ti sei perso… peggio per te! No scherzo. Basta che clicchi qui. Martedì scorso vi ho spiegato la sottile differenza tra lo scrivere e il raccontare una storia.

Ribadisco che questa è la mia personale esperienza non celebrativa ma autocritica.

FASE TRE – LA PUBBLICAZIONE

Nello scrivere la storia ci possiamo imbattere in due tipologie di persone.

  1. Il Timido. Quello che dice “Ho scritto un libro ma la grammatica non è perfetta ” oppure “Ho scritto un libro ma non lo farei mai leggere a nessuno perché mi vergogno. Si parla di me”. Ed infine “Ho scritto un libro ma ho paura di farlo leggere perché se dovesse non piacere ci rimarrei veramente male”.
  2. Lo Spaccone. Quello che è estremamente convinto di saper scrivere divinamente, con una buona grammatica ma “Non ti faccio leggere il libro perché scrivo per esser pubblicato” . Oppure “Scrivo sul mio blog in attesa che qualcuno noti il mio stile”

In entrambi i casi il mio consiglio è uno solo fermarsi al “Caro Diario”. Per scrivere un libro, sul serio, non basta terminarlo, bisogna anche leggerlo.

Per portare a termine una storia ci vuole disciplina. Occorre spendere molto tempo in ricerche e studio.

La prima stesura di una storia non è mai buona. Porta con sé tanti dettagli che possono essere eliminati. Ed, inevitabilmente, è ricca di eccitazione. Ognuno di noi ha il cuore gonfio d’amore nel battere sulla tastiera “Capitolo Uno”. Un turbine di emozioni ci travolge mentre viviamo la storia per il tramite dei personaggi , verso la fine ci sentiamo addirittura nostalgici. Non vogliamo lasciarli andare, i personaggi sono dentro di noi, respiriamo all’unisono con loro.

Non esiste il libro perfetto. Esiste una buona storia sapientemente raccontata. Una storia buona e basta non serve a nessuno. (Salvo essere talmente famosi che poi la storia troverà voce per il tramite di qualcun altro, ma … possiamo definirlo libro?). A coloro che aspettano che il libro diventi perfetto, “Soddisfacente per me stesso” gli dico, con franchezza, piantala! A chi sostiene “Amo scrivere questo basta, che ci vuole?” gli dico la stessa cosa. “Piantala!”. Non scrivete. O meglio fatelo, per voi, per il vostro diario che sia cartaceo o virtuale ma scordatevi di pubblicare il vostro lavoro.

Terminare il libro può sembrare la parte più facile, così non è. Statisticamente (e non sono io a dirlo ma molti giornalisti di settore) almeno una persona su tre ha detto “scrivo un libro”. Una su dieci è riuscito nell’intento. Terminarlo, scrivere la parola FINE.

Occorre disciplina e tempo. Comprendo che questo secondo fattore sia l’elemento più arduo. Non tutti hanno un’intera giornata a disposizione e dovranno districarsi tra lavoro, casa, famiglia. Però abbiate costanza e disciplina. Ritagliatevi il vostro tempo, ad ogni costo.

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Per quanto riguarda l’Altra Beatrice, come già espresso, non è un romanzo.

Sono stata lacunosa nelle ricerche. Lo studio della provincia di Oristano è stato veramente poco. Avrei dovuto immergermi nelle tradizioni sarde, nelle storie delle streghe. L’esito di queste ricerche non mi avrebbe portato ad ampliare il racconto ma lo avrebbe reso più credibile. Avrebbe arricchito i personaggi e reso giustizia alla splendida città di S’Archittu. Sono consapevole che ambientare un racconto in questa parte della Sardegna è stato un azzardo. Mi scontro con un popolo fiero della propria terra ed ancora fortemente legato alle tradizioni. Arriverà il giorno in cui qualche sardo si sentirà offeso. Per ora una ragazza di Oristano mi ha fatto i complimenti per aver centrato la noia invernale che si vive da ragazzi in quelle terre. Io ancora oggi sorrido beata.

Altra lacuna, e grossa, è di carattere giuridico. Parlo di immigrazione e affidamento. Non sono temi che si azzardano. Occorre studio sui libri e interviste a personaggi del settore. Serve lavoro.

Un duro lavoro.

Se non hai tempo, voglia o tenacia scordati di scrivere un libro. Senza lavoro non ci sarà un romanzo. E non nasconderti dietro alla storiella “Ma la storia è inventata” oppure “E’ un fantasy”.

Scrivere FINE è solo l’Inizio di un libro.

Abbiamo scritto la storia, ci siamo convinti che è finita. Bene. Ora dovete passare le settimane a rileggerlo. Non fino alla morte, non serve. Ma con attenzione.

Cercate di essere umili e severi con voi stessi. Rileggete e correggete. Poi focalizzatevi sui vostri punti deboli che siano virgole, preposizioni, congiuntivi. Soffermatevi solo su quello. Fate una rilettura selettiva. Lasciate stare il libro per qualche tempo, pensavo fosse una boiata invece è molto utile.

Stampate il vostro lavoro (perché di questo si tratta) o importatelo in PDF sul vostro Tablet, mettetevi comodi. E gustatevi il libro. Non il vostro libro. Il libro. Quando vi inceppate, non capite, arricciate il naso. Appuntate. Lì c’è qualcosa che non va.

Se non riuscite a terminare il capitolo perché è lungo, non vi dite “sono stanca” appuntate perché lì c’è qualcosa da correggere.

Dopo tutto questo lavoro faticoso. E ORA? COME LO PUBBLICO?

Rispondete con onestà a questa domanda:

A. Scrivo per me stesso e vorrei avere tra le mani il mio libro;

B. Voglio diventare famoso e guadagnarmi da vivere con i miei libri;

C. Non mi interessano le vendite, voglio pubblicare il mio libro;

D. Mi interessa che il mio libro sia pubblicato e venduto, non mi interessa la celebrità.

Dietro ogni risposta vi è un’esigenza diversa. Nessuna è criticabile, solo occorre fare la scelta giusta.

Nel prossimo “episodio”… Vorrei la voce figa da telefilm, c’è un vocalist in sala?

La prossima volta entreremo nel vivo di questa nostra avventura. Vi fornirò gli strumenti per scegliere la via da voi percorribile. Niente blablaba ma siti, informazioni. Tutto concreto.

to-be-continued

 

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