Il giorno 27 agosto 2014 ho pubblicato il mio libro. In Self Pubblishing.  Vi voglio raccontare com’è andata.

Questo spazio sarà in più puntate. Certamente perché sono prolissa ma anche perché ci sono davvero diverse fasi. (Cliccando sulle fase sarei reindirizzata ai vari articoli. Le prime due fasi sono ricomprese in questo post)

FASE 1 – LA STORIA

FASE 2 – LA STORIA DIVENTA LIBRO

FASE 3 – PERCHÉ PUBBLICARE?

FASE 4-  DOVE STAMPARE IL LIBRO?

FASE 5 – IL SELF MARKETING

FASE 6 – LE ASPETTATIVE E RISULTATI

Mettevi comodi sarà lunga. Se non siete interessati abbiamo post per tutti i gusti.

FASE UNO – LA STORIA

Chi mi è vicino dice che ho sempre scritto. Io non lo ricordo. Ricordo solo la perenne battuta di mia madre: “Cosa hai sempre da scrivere, la Divina Commedia?”.

Ricordo, però, perfettamente che alle superiori ho preso un quaderno e ho scritto Storie di Vita. Altro non è che la versione comica delle mie giornate di scuola. Professori e compagni di classe, per me, interpretavano un ruolo. Erano dei personaggi e tutto ciò che accadeva era amplificato.

In terza superiore mi ero legata molto ad una ragazza nuova che, a detta di mia madre, non mi faceva bene. Certo non mi aveva portato nuove amicizie dato che mi sono isolata completamente. Un giorno mi sono detta: “Basta io con te non esco più!”, quel giorno è conciso anche con la mia ribellione totale nell’essere simpatica a tutti i costi. Ma questa è una storia che meglio raccontare ad un bravo psicologo.

Quello stesso pomeriggio mi sono messa sul davanzale del salotto ed ho cominciato a scrivere. Scrivere e scrivere. Così  è nata l’Altra Beatrice. All’età di diciassette anni.

Non volevo rileggerla, avevo da poco il PC ma non me la sentivo di ricopiarlo. Così com’era l’ho data in pasto alla mia professoressa di Italiano che non si è limitata a sottolineare i miei errori ma mi ha incitato a rileggerlo, a correggerlo e ad ampliarlo. Ovviamente non l’ho fatto.

Ma veniamo ad oggi. O meglio all’anno scorso.

A settembre del 2013 ho perso il lavoro. Un lavoro a tempo indeterminato presso uno dei principali gruppi di editoria italiana. Io ero nel mio “campo”, la finanza. E l’ho perso non per negligenza ma semplicemente perché dopo 10 anni ho deciso di accettare un contratto a sei mesi per poter stare con il mio Giammy che altro non era il mio capo. E vivermi la mia storia. Lasciata a casa perché piacevo a tutta l’Azienda tranne alla Capa (e sottolineo CAPA donna) . Sono crollata, mi è venuto un melanoma ed ho cambiato casa. Mi sono chiesta: “Cosa so fare?” . A dire il vero niente. Per me  avere dieci anni di esperienza in internal audit non è un mestiere.

Poi il mio bipolarismo mi ha portato ad osservarmi e l’unica cosa che facevo era scrivere. Ho, così, ripreso in mano la mi storia che nel frattempo avevo (grazie al cielo) riportato su un file word. Per dieci ore al giorno ho scritto. E scritto. Dalle 8.30 di mattina a volte fino alle 22.00 di sera. Mi sentivo bene, realizzata.

Finito il libro mi sono detta “Ed ora?”.

Sono ignorante in materia di editoria e libri ect ma non sono stupida. Non ho mai pensato, neanche per un secondo, che il mio potesse essere un Romanzo. Una storia sì. C’era il personaggio forte, particolare e che poteva far riflettere, sognare, sorridere. Niente romanzo, niente libro.

Qui c’è il primo bivio. LA STORIA

Ognuno di noi si può alzare una mattina e dire: “Scrivo”. Fatelo, vi servirà. Scrivere è un bel modo per psicanalizzarvi ma non fate l’errore di scrivere di voi stessi. Non gliene frega niente a nessuno di voi, della vostra storia. Salvo che non siate “qualcuno” cioè che avete già un vostro pubblico (qualsiasi esso sia).

La storia non è data dagli eventi, dal filo conduttore è dato dai PERSONAGGI. La storia li fanno i personaggi. Un personaggio con sue caratteristiche che è in grado di comportarsi e parlare in maniera coerente con le sue peculiarità. Questo è un personaggio. Sarà il personaggio a condurvi per mano e farvi fare delle scelte nella stesura della vostra storia.

La storia non deve essere il sogno di una notte. Un’intuizione? Forse. Ma non andate per forza su quel binario. Fermatevi. Buttate giù un’idea dove il personaggio è protagonista e compie delle scelte. Sottolineate con la biro le scelte. Non soffermatevi sul come e su cosa accadrà dopo. Le scelte coerenti al vostro personaggio vi daranno le risposte. E vi porteranno alla conclusione della storia.

2.11.2014

FASE 2 –  LA STORIA DIVENTA LIBRO

Ci siete? Avete il vostro personaggio. Le vostre linee guide. Bene.

Buttate via tutto e ricominciate. Solo così troverete davvero qualcosa di buono, nuovo, da raccontare. Staccatevi da voi stessi, dalle vostre esperienze tanto inconsapevolmente ci attingerete quando state sviluppando la storia.

Prima focalizzate il personaggio, le caratteristiche. Trovategli una collocazione sociale, familiare. Saranno cose che sicuramente nella vostra storia neanche svilupperete ma dovete averla a mente. Il personaggio deve essere credibile. Basta un gesto, una parola, una scelta per far capire al vostro lettore provenienza, status, scelte sessuali, alimentari. Non vi è bisogno di sbrodolare. Ma voi lo dovete fare. Prima di scrivere dovete creare il vostro personaggio. Pensate di giocare a The Sims. Partite da zero e piano, piano create i diversi personaggi. Tracciate linee di interazioni. Trovate il momento delle scelte. Fate un grafico. Valutate le diverse opzioni. Le prime vi sembreranno buone, non fidatevi. Mettete tutto in discussione. Poi alla fine di tutto questo se siete sopravvissuti, se il vostro personaggio vive ancora dentro di voi allora siete pronti per scrivere la storia.

Ecco perché tutti posso scrivere. Pochi sanno raccontare storie per i lettori.

Nel mio libro il personaggio c’è. Fin troppo. Sappiamo di Beatrice tutto. Quello era lo scopo. Perdersi nella sua mente. Vedere attraverso di lei. Questa cosa pare però non piaccia a tutti. I libri devono lasciare spazio ai sogni. I personaggi debbono compiere azioni. I dettagli minuziosi non si devono svelare, vanno lasciati al lettore. Gli occhi di Beatrice, invece, assorbono tutto. Questo è il mio personaggio. Ed ha dei limiti. Questi portano la storia ad un crescendo che all’apice si spegne. Questa è la verità.

Sono autocritica e razionale quando si tratta del miei libri. Proprio perché non voglio giocare, vorrei scrivere davvero.

Questo è stato il principale motivo per cui non mi sono presa gli attributi in mano e ho detto “Provo a farmelo pubblicare”. Sapevo che sarebbe stata una mattanza. La storia l’ho scritta a diciassette anni non volevo cambiarla. Sapevo che se, per ipotesi divina, anche un piccolo editore l’avesse presa in mano mi avrebbe chiesto dei cambiamenti. E questo è un male.

Se vuoi scrivere fine a se stesso. Fallo. Ci sono tantissimi modi, prenditi le tue soddisfazioni. Ma se vogliamo giocare sul serio dobbiamo considerare che i libri fanno soldi (o dovrebbero). Un libro è un prodotto e deve essere pubblicato quello che vende non quello che piace a TE che scrivi. Questa è la brutale verità. Poi, sappiamo tutti, che in Italia molti libri sono pubblicati solo perché recano certe firme. E lo sappiamo tutti che se domani mattina l’ultimo personaggio scoperto in TV o che ha vinto un reality decide di scrivere un libro viene pubblicato. Torniamo al discorso del fatto di avere o meno già un pubblico.

Un blogger che si può definire tale perché vanta tanti iscritti ma sopratutto tanta comunicazione non avrà problemi a pubblicare un libro. Forse ne incontrerà  nella scelta, perché ovviamente gli sarà imposto la coerenza con il suo blog. Se parli di cucina scordati di scrivere un romanzo. Poi forse un futuro chissà…

to-be-continued

Se ti ho spaventato non era mia intenzione. Se ti ho incuriosita con il mio libro qui la copertina Disponibile in tutti gli E-store. Se vuoi una pagina dedicata c’è qui. Su Facebook: facebook.com/altraBeatrice

cover_beatrice