Sono sempre stata considerata una ragazza vivace, una cavalla pazza, una selvaggia. Senza regole. Eppure non avevo fratelli con cui giocare e la maggior parte dell’estate le passavo da sola con la mia fantasia ed i gatti di mia zia.

Andando a scuola le cose sono anche peggiorate. Se c’era una cosa che le maestre andavano ripetendo era che non stavo mai ferma. Non ero certamente una bambina cattiva o egoista. Nessun compagno, pianta o animale è mai stato maltrattato! Semplicemente era mia abitudine saltellare. Cantare. E beh si comandare. Fin dall’età di cinque anni ero il capo brigata. Mi inventavo giochi, marachelle e storie.

Uno dei miei giochi preferiti consisteva nell’interpretare una storia. Eravamo duchi di chissà quale paese e dovevamo parlarci all’antica. Oppure pittori francesi. A volte militari. Altre volte dei birbanti. Ogni amichetto aveva un ruolo e tutti dovevano seguire la mia regia. Ricordo che una volta siamo entrati alla Standa e abbiamo fatto finta di incontrarci per sbaglio dopo secoli che non ci vedevano. Urlavamo all’interno del negozio per farci sentire dai grandi che, per me, ci guardavano stupiti. Ora mi rendo conto che ci guardavano con sorriso divertito.

Poi al lavoro mi hanno semplicemente chiamato Gianburrasca perché oltre al mio saltellare, portavo pantaloni sempre corti. Mi piacevano e all’epoca non andavano di moda. Ovviamente parlavo (ahah parlo) molto.

Per me Gianburrasca è sempre e sarà sempre Rita Pavone. Amo alla follia la sua musica ed il suo carisma. Non alta, non bella ma che ti conquista. Ha talmente tanta personalità e carisma da far sentire piccino il più grande degli uomini. Lei per me è e continua ad essere un punto di riferimento. Continuo a sbirciare i prossimi concerti perché vorrei tanto vederla Live.

Gianburrasca nasce dalla penna di Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli) . Trattasi di un romanzo a puntate “il Giornalino di Gianburrasca” scritto in forma di Diario.

I ragazzi oggi ricorderanno ancora Rita Pavone Gianburrasca ma dubito che conoscano il Giornalino. Facciamo, quindi, un pochino di storia. Luigi Bertinelli è nato a Firenze nel 1858 . Ha scritto per diversi giornali usando lo pseudonimo Vamba dal nome del buffone di Ivanhoe. Il suo successo è dovuto alla letteratura per ragazzi. Il 24 giugno del 1906 è uscito il primo numero del Giornalino di Gianburasca. Divenne un appuntamento domenicale dal 1907.

Avrei potuto entrare nella stanza del mappamondo e chieder di incontrare lo scrittore, il giornalista e l’umorista Vamba. Ho deciso che era sciocco privarmi del piacere di vedere Gianburrasca in cucina!

Con una certa apprensione ho aperto la porta e mi sono diretta verso il mappamondo impolverato posto sopra alla grande scrivania. Ho chiuso gli ho occhi e l’ho fatto girare finché questo non si è fermato sulla Toscana facendo apparire un fattorino. Sbatto gli occhi per ben tre volte. Mmm e questo chi è?

giornalino

Mi lascia un pacco rilegato con dello spago. Mi costringo ad aprirlo. Mi trovo tra le mani un quaderno dalla copertina color cacao. Vengo catturata da due bambini cicciottelli che fanno bolle di sapone. Sotto di loro il titolo, scritto con inchiostro nero. In corsivo, preciso. “Il giornalino della Domenica“.

Sfoglio velocemente il giornalino e lì tra la polvere, le pieghe le virgolo. Eccolo Giannino correre e divertirsi. È un grande osservatore. Guarda, ascolta e pensa. Agisce con spontaneità e immediatezza senza cattiveria ma con una gran dose di ironia. Le sue povere sorelle hanno paura di rimaner zitelle. E sappiamo che il buon Giannino ha fatto saltar anche il loro matrimonio. Giannino caro ama disegnare e annota tutto sul suo diario. Si sdraia per terra e confida al diario tutto ciò che gli accade. Intorno a lui i profumi di casa. É un golosone Gianburrasca.

Casa Stopponi è piana di donne, madri che lo coccolano e viziano. La cucina a casa Stopponi è buona eppure raramente ci si ritrova tutti in torno ad un tavolo per pranzare. C’è chi si nutre ai piedi del letto, chi in piedi in salotto, chi seduto su un albero o in riva al fiume.

In casa non manca chi allunga la mano e prende dalla dispensa qualcosa. Ci sono piccoli dolci nascosti in credenza. Giannino, come un topino, osserva tutto, scova i nascondigli, prende il cibo e via corre a per di fiato fuori di casa!

La cucina di casa Stopponi è una cucina di campagna fatta di ricordi e odori. Pentole e legna. Stufa e ghisa. Coperchi e palette. Budini e macina caffè. E si sa la Toscana porta subito alla memoria la zuppa. E se si tratta di Gianburrasca non si può citare che la Minestra del cotto e crudo.

minestra

Preparazione Minestra di Gianburrasca

In una ciotola mettete due cucchiai di parmigiano, tre di pan grattato, un uovo intero e una grattata di noce moscata. Impastate tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e solido.

Fate bollire del brodo. Con l’aiuto del cucchiaio fate tante pallette che andrete a mettere nel brodo. Lasciar bollire per due minuti .

Mangiar caldo se si è tristi. Freddo se si è ingordi. Qualsiasi sia la vostra scelta, chiedete gli occhi e pensate ai fatti vostri!

Tratto dal Giornalino di Gianburrasca

Il babbo ieri ha decretato che la mia punizione per l’affare del fantoccio di Virginia e per l’altra sciocchezza dei versi contro il professor Muscolo debba consistere nel darmi da mangiare per sei giorni consecutivi sempre minestra, niente altro che minestra. E questo, si capisce, perché sanno che io le minestre non le posso soffrire… Se per combinazione la minestra mi piacesse, si può esser sicuri che mi avrebbero tenuto sei giorni senza minestra… E poi dicono che son dispettosi i ragazzi!…

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