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Racconti di Ottobre: Call 911

911

In autunno, quando piove molto, nel mio paese non c’è molto da fare. Nella via principale c’è solo un pub a cui, ovviamente, non mi è permesso andare. Quando ti annoi, fai cose stupide. Questa che vado a raccontare è una di quelle.

Avevo invitato Maria per vedere un film dell’orrore. Era fine ottobre, fuori pioveva, insomma pareva proprio una grande idea. Mamma ci aveva anche preparato i pop corn. Maria tira fuori dallo zaino una scatole e mi dice “Ehi! Facciamo un gioco”.

Sollevo la scatola, è uno di quelle tavolette che serve per parlare con gli spiriti. Le faccio capire che sono cose idiote, da bambini. Le insiste “E’ solo un gioco”.

E giochiamo.

Mettiamo la tavoletta, tra di noi, sul pavimento. Io e Maria, una di fronte all’altra. Con poca convinzione metto le dita come mi viene chiesto. Il puntatore, scopro, si chiama Placchette. Non succede assolutamente nulla. Maria accende una candela, spegne la luce. È passata da poco la mezzanotte. Si rimette in posizione, mi guarda e mi dice “Concentrati”.

Alzo gli occhi al cielo.

Maria spalanca gli occhi, mi fa cenno di guardare le sue dita. Le guardo, sembrano terribilmente attaccate alla Placchette, ma è sicuramente un trucco di Maria.

“Le mie dita sono congelate”.

Certo.

Maria tira con forza le mani, la Placchette le rimane attaccate.

“Piantal!” Le dico. Non la sopporto quando inizia  a prendersi gioco di me.

Mari si alza da terra, la Placchette attaccata alle dita, la tavoletta in legno attaccata al puntatore.

Non è possibile. Mi avvicino tocco le mani di Maria, vengo attirata alla Placchette. Pare avere la stessa forza di una gigantesca calamita. Cadiamo entrambe sul pavimento, le nostre mani incollate al puntatore.

Questo si muove, veloce. Prima una lettera H poi le altre E.L.P.

“Help?” Urlo.

Il puntatore si muove di nuovo. “Aiutami”

Maria seria chiede “Chi sei?”

“Ambra” La Placchette si ferma. Maria mi guarda con occhi terrorizzati. Il puntatore riprende a  muoversi, a comunicare con noi. “Il mio nome è Ambra. Ho otto anni”.

“Stai bene?” Chiede Maria.

“Acqua. Pericolo. Guida. Spaventato. ” Le parole vengono scritte veloci, sempre con le nostre mani.  Ho una posizione innaturale, le spalle cominciano a farmi male.

“Chiama il 112” risponde Maria.

Penso che sia veramente una cosa stupida.

“Ambra è in pericolo”.

Scuoto il capo. “Maria, per favore!”.

In quel preciso istante squilla il telefono. Vorrei urlare a mia madre di rispondere, ho le mani bloccate. Guardo l’ora sono quasi le due di notte. Il telefono squilla ancora.

Tirò con tutta la forza che posseggo, le mie mani si staccano dalla Placchette Sono libera. Vado a rispondere.

“Pronto”

“Call 9-1-1!” Una voce stridula dall’altra parte.

“Pronto!”

Silenzio.

Maria ha gli occhi spalancati, sta guardando la tavoletta. “Dobbiamo ricontattarla! Dobbiamo sapere se Ambra sta bene”.

“Maria, piantala!” La telefonata mi aveva scosso. Agli scherzi telefonici ero abituata, non li avevo mai subiti, però, in inglese!

Restiamo in silenzio per un tempo indeterminato. Dopo, come se nulla fosse, Maria prende in mano la tavoletta, posiziona le dita e chiede a voce alta.  “Ambra ci sei”.

Non accade nulla

“Vieni qui, vuole parlare con te”

“No!”

“Non vuoi sapere come va a finire?”

Sospiro. Mi siedo di fronte a lei. Non faccio in tempo a posizionare le dita sulla Placchette che questa inizia a muoversi.

“Troppo tardi.” E dopo un’altra lunga pausa. “Acqua. Flood.Drowned. Mobile. Alabama.”

La Placchette si è fermata. Siamo libere.

“Andiamo a dormire”

La seconda parte domani mattina. Buona giornata Papere!

Esaurita Sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

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