911_2

Il giorno dopo a scuola, la giornata trascorre serena. Il pomeriggio veniamo invitati a rimanere, sono usciti gli esiti delle ragazze che parteciperanno allo scambio culturale.

Il preside mi vuole vedere.

“La tua richiesta era stata accentata”

“Ma?” Se non potevamo ospitare la ragazza Americana pazienza.

Il preside mi allunga un foglio di carta. Lo guardo, è una notizia presa su internet. Una notizia scritta in inglese. Non leggo tutto, tanto non avrei capito completamente il senso. Mi fermo sulla foto di un fiume. Una auto rossa che galleggia. Un titolo gigante nero mi informa che un’intera famiglia era morta.

Guardo il preside scioccata.

“C’è stato un nubifragio fortissimo, i suoi genitori sono finiti fuori strada. Sono morti tutti, tranne Sarah la ragazza che avresti dovuto ospitare”.

Deglutisco e faccio una domanda di cui sapevo già la risposta “Aveva una sorella di otto anni?”

“Sì, Ambra. Come fai a saperlo?”.

Una mano gelida mi tocca la spalla. Scatto in piedi. Il preside mi guarda incuriosito. “Scusi io devo andare. Sono sconvolta mi scusi”.

Corro in cortile. La mano gelida mi afferra il polso, mi trattiene. Mio malgrado chiedo “Ambra?”

Il cellulare suona, rispondo. “Chi sei?”

“Sono Sarah perché ieri sera mi hai telefonato?”

“Sarah… Alabama?”

“Mi hai chiamato e mi hai detto di telefonare al 911, perché?”

“Non lo so!”

Chiudo la conversazione.

Cammino spaventa fino alla fermata dell’autobus. Continuo a ripetermi 9-1-1 il numero delle emergenze americane, eppure. C’era dell’altro. Qualcosa di familiare.

Prendo il cellulare, osservo il messaggio di mamma “Oggi è il grande giorno!”

Corro più veloce che posso all’inaugurazione della caffetteria di mamma. Mi arresto sotto il cartello: Via IV Novembre.

Spalanco gli occhi. Mamma aveva il negozio al numero 9. Mi volto, tutto appare così lontano, sfocato. Una bambina sta attraversando la strada, un macchina arriva veloce. Vedo mia madre scendere dal marciapiede, allunga la mano. La bambina alza la testa sorride a mia madre.

Non sta succedendo. Corro verso di loro, urlo, mi sbraccio. Senza pensarci lancio il mio cellulare verso il cofano della macchina. Sento i freni dell’auto, mia madre che urla. Qualcuno che inorridito dice “La bambina!”.

Poi il buio.

Apro gli occhi, mi sento sollevare. Forse mi stanno realmente sollevando, intravedo un’ambulanza. Mi sento toccare un braccio. La bambina, con un’ampia fasciatura mi guarda.

“Come ti chiami?” Le chiedo.

“Ambra” mi dice.

Comprendo che sono io quella sulla barella e lei quella in piedi. Non so dove sia mia madre. Lo so che sono io quella che ha salvato Ambra, non mia madre. Una lacrima mi riga il volto.

 “Non voglio morire”.

La bambina si avvicina e mi dice “Call 9-1-1”

Il buio mi avvolge.

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