Karen Bixen nasce in Danimarca nel 1885 ed è stata una pittrice e scrittrice. Resa sicuramente immortale grazie al romanzo la mia Africa.

Ho deciso di invitarla a casa per un the con i biscotti. Ho preparato dei gustosi biscottini alla nocciola ed ho messo nella teiera il mio inseparabile Earl Grey. Forse un po’ troppo inglese per accogliere una danese Karen però è donna di mondo non si è lasciata intimorire.

Alla domanda: «Qual è il piatto preferito da un danese?». Mi ha sorriso ed in maniera spavalda ha risposto: «Non lo sanno più neanche i danesi».

Masticando un piccolo biscotto mi ha detto che in danesi negli anni sono stati affascinati da tutto ciò che potevano importare dall’Europa.  I cibi erano facili da preparare e decisamente più saporiti. Mi ha citato cibi come la pasta e la pizza. Garbatamente le ho fatto notare che sono italiani. Lei seccata mi ha risposto: «Non ha importanza. Sono cibi di importazione e molto richiesti».

Ho sorseggiato il mio the in silenzio. Non sapevo come togliermi quel senso di astio nei suoi confronti. Certo Karen è una grande e se pur non aveva i confort moderni ha viaggiato decisamente molto più di me.karen

Ho compreso quanto fosse Signora, quando ha interrotto il silenzio per dire: «Per gli italiani mangiare è un culto. Non pensano ad altro. Per i danesi è diverso». Quant’è vero.

Le ho sorriso. Lei mi ha stuzzicato: «Se vuoi trovare qualcosa sulla cucina danese avresti bisogno di un buon libro ed un’amica». Si è asciugata le labbra e con aria maliziosa ha buttato un nome: «Come Babette».

Ed eccoci seduti allo stesso tavolo. Con lo stesso the Earl Grey io Karen e Babette.  Un tomo molto voluminoso senza figure in mezzo a noi.

Babette è una signora di circa quarant’anni (non ho chiesto l’età per rispetto), capelli ramati e piccoli occhi azzurri. Mento e naso aquilino. Non sono sicura che sia danese, anzi sono quasi convinta che sia francese. Temo che quel suo modo di sbattere le ciglia mi impedirà di scoprire qualcosa sulla cucina danese. Speriamo solo di non doverci addentrare in discorsi sulla cucina parigina.

Babette comincia a parlare lentamente: «Il palato danese ama il contrasto. È abitudine antica accompagnare piatti di carne e pesce con salsa base di rafano e senape. Decisamente leggeri se paragonati a quelli della cucina mediterranea».

Non commento. Alzo gli occhi al cielo e con la mano spingo il vassoio verso di lei. Babette prende un biscotto. Lo annusa e ne assaggia un pezzettino. Non fa complimenti e prosegue.

«Una delle salse più comuni è la Sennepssauce Med Flode. A base di tuorlo cotto e crudo, senape e aceto a cui viene aggiunta, al momento di servire, della panna montata freddissima».

Karen ride. Con il fazzoletto si nasconde la bocca piena. Senza scoprirsi sentenzia: «Panna montata freddissima! Tipicamente Danese».

Babette non le da peso e prosegue: «Fino al 500 la cucina locale era riccamente speziata. La Danimarca una delle maggiori potenze navali e grazie a questo giungevano spezie in abbondanza. Purtroppo però già nel 600 se n’era perso quasi del tutto l’utilizzo».

Si addentra nel discorso Karen, oserei dire divertita.  «Certo. Come le tradizioni danesi. Perse. Ormai i danesi scandiscono i pasti con piatti regolari e privi di vivacità».

Cerco di mettere la conversazione sul giusto binario. «Qual è il pasto più importante?».

Entrambe le signore non hanno dubbi. «La colazione! I danesi, sono nordici, amano iniziare la giornata con una robusta colazione». Mi pare sia stata Karen a dirlo e Babette a concludere: «Marmellata, burro, uova sode, salumi e frutta fresca».

Non pare quindi strano che il pranzo sia leggero. E loro me l’hanno confermato.

«Il pasto di mezzogiorno è basato sullo Smorreborad. Pane imburrato, solitamente di segale, su cui viene adagiato pesce, carne o verdure». Karen sottolinea come:  «Nessun danese vive a più di 25 km dal mare».

Capisco cosa mi vuole dire e la incoraggio: «Quindi il pesce non può mancare».

Babette sorride, (forse non mi considera più una “testa dura meridionale”), e benevola aggiunge: «Ci sono più di 200 tipologie di Smorrebroad. Stai pur certa che la maggior parte è a base di pesce. Principalmente: salmone, aringhe, merluzzo.

I danesi per pranzo preferiscono piatti freddi. Spesso si trovano buffet a base di verdure e pesce. Non dimentichiamoci che amano anche la carne macinata. Non sono amanti della bistecca. Amano tagliuzzarla finemente e farci le polpette. I danesi farebbero a polpette qualsiasi cosa».

 Stava ridendo , sul serio? Karen, tuttavia, pare non gradire la battuta.

Babette si ricompone e termina: «Per cena invece preferiscono certamente pasti caldi e sostanziosi. Devo ammettere che i pasti serali sono pesantucci. Ma sostanziosi».

«Beh di inverno poi non ne parliamo!», aggiungo io. Karen mi guarda roteando i suoi occhi piccini. Non capisco cosa perché se la prende tanto!

Babette beve un sorso di the. Il gelo è ritornato tra di noi. Fortunatamente prosegue nel discorso. «La sera è sempre piuttosto fresca, anche d’estate. Tutto l’anno i danesi amano mangiare le zuppe. Non solo di pesce e carne. Spesso si fanno zuppe con verdure e frutta. Il pasto prosegue con della carne».

Butto lì un: «E a Natale?»

«Flaskesteg! Senza dubbio. Un piatto unico a base di maiale. Oppure la lonza di maiale con mele e prugne. L’anatra all’arrosto con mele e prugne».

Karen ridendo aggiunge: «Non può mai mancare il glogg. Se vai a Copenaghen devi berlo assolutamente. Quello di Hviids Vituse a base di vino rosso, proto cognac e rum».

Mi gira la testa solo a sentire gli ingredienti! Guardo l’orologio. Il nostro tempo è praticamente terminato. Ed io non ho ancora affrontato la questione dolci di cui i danesi sono ghiotti. I dolci in Danimarca ti riportano subito nel magico mondo di Andersen. E poi non ho ancora una ricetta. Dannazione!

«Signore, potreste parlarmi dei dolci».

Karen si sistema una ciocca di capelli. Babette mi guarda dura:  «Non così in fretta!».

Grazie al cielo Karen comprende: « Il nostro tempo è finito».

Babette mi allunga il libro. Mi strizza l’occhio e mi dice: «Questo é tuo. Io guarderei Pebbernøder».

Prendo il libro. Lo apro. Sento una finestra sbattere. Alzo lo sguardo di Karen e Babette non vi è più traccia.

Glogg

Pebbernøder (Pebber nodder)

Ingredienti

1 tazza di burro, a temperatura ambiente

1 tazza di zucchero di canna

1 uovo

3 tazze di farina

1 cucchiaio e mezzo di lievito (se li volete particolarmente gonfi fate 1 di lievito e 1 di bicarbonato)

1 cucchiaino cardamomo

1/2 cucchiaino cannella

1/2 cucchiaino zenzero

1/2 cucchiaino chiodi di garofano

biscotti

Preparazione

Lavorate il burro con lo zucchero di canna. Aggiungete l’uovo. Setacciate la farina. Aggiungete le spezie. Formate una palla.

E fate i “roll”, ovvero dei serpentelli su un pi ano infarinato. Tagliate i roll con forbici o coltello. Devono essere grandi quanto una nocciola. Cuocete per 10 minuti a 180 gradi.

Riferimenti e rimandi

Dato che sto scoprendo sempre di più una passione smodata per la Danimarca penso che ne seguiranno altri. Ed in generale di questa rubrica che non solo mi permette di sperimentare ma anche di farvi partecipi di un’altra mia passione. I libri di cucina. Quelli veri.

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