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E’ ora di Andare

Uscì di corsa da casa. A piedi nudi. Indossavo solo un vestito bianco. Fuori tirava vento. Un forte vento. I miei capelli ballavano una danza spaventosa.

Corsi, sperando più veloce del vendo. Non mi voltai in dietro. Non guardai avanti. Non vi è bisogno di guardare quando sai perfettamente dove stai andando.

Giunta al grande albero mi fermai. Accarezzai la sua corteccia. Lo sentì vibrare. Piego i suoi rami su di me ed in un ultimo gesto di speranza mi sussurro “Vieni”.

Avrei voluto. Davvero.

Il mio posto purtroppo era questo. Con i piedi sulle foglie bagnate. Non mi era concesso volare. Neanche di provarci. Non possedevo ali, non possedevo foglie. Non ero libera di farmi trasportare dal vento. Ero legata a questa dannata terra. Ero un essere mortale con dei doveri.

Lui invece poteva andarsene. Doveva volare via. Tornare da dove era arrivato. Ovunque fosse il suo punto di inizio.

Tirai fuori quel piccolo esserino dalla mia tasca. Tremava ancora dallo spavento. Lo poggiai per un attimo sulla mia mano. Lui mi guardava con quei suoi profondi occhi. Ero giunta alla conclusione che non avesse un sistema visivo come noi umani. I suoi occhi erano buchi neri, di notte si accendevano come fari nella notte. In rari momenti di felicità scintillavano come rubini.

Allungò le sue piccole mani verso il mio naso. Mi chinai. Come da tre mesi a questa parte mi salutò nell’unico modo che conosceva. Grattandomi il naso. Mi provocò un piccolo brivido di solletico che subito si trasformò in solitudine. Una lacrima rigava il mio volto. Se non fossi stata abbastanza veloce, con quell’unica lacrima lo avrei fatto annegare. In fondo Lui era alto solo 4 centimetri.

Lo posai delicatamente sul ramo. Si strinse forte con le sue braccia che avevo imparato essere più lungo e prensili di quanto potessi fare io munita di due mani. Sentì la sua voce da eterno bambino urlare:“Volareeeeeee”.

L’albero insistette “Vieni”.

Scossi il capo. Mi allontanai di un poco e li osservai. Semplicemente volare via.

Esaurita Sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

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