E mi svegliai a Manhattan #cookies

Era atterrata il giorno prima. Ricordava poco. L’agitazione e la stanchezza del viaggio le avevano permesso di osservare pochissimi dettagli di quel formicaio. L’aeroporto di New York era stracolmo di gente. Persone di ogni colore. Non aveva mai visto così tanti occhi diversi. Vi erano quelli a mandorla, quelli tondi, quelli piccoli. Donne vestite di giallo, uomini con tuniche bianche. Armadi a quattro ante con indosso canottiere. Uomini d’affari in giacca e cravatta. Donne con Chiwawa al seguito.

E poi c’era lei, Marialuisa, arrivata da Catania. Un volo diretto da Milano a New York. Un mese prima neanche pensava di poter metter piede su un tram di Milano ed ora. Ora si trovava nella città che sbirciava tutte le sere dal piccolo televisore di camera sua.

Le avevano detto “Non devi fare molto. Solo presenzialismo” e senza dirle altro l’azienda le aveva fatto i biglietti e consegnato uno zaino con in bella vista il nome della società.

Il suo compito quella mattina era riuscire a prendere un taxi e recarsi nella hall della sua azienda. Si era svegliata con un’ora di anticipo rispetto a quanto programmato. Il suo capo le aveva consigliato di fare colazione in albergo così da non dover esplorare i dintorni. Aggiungendo poi ridendo “Non ricordo di aver sentito di gente dispersa in Madison Avenue”.

Indossò il suo tailleur, quello comprato da mamma il venerdì prima del suo grande debutto nel capoluogo Lombardo, e si guardò allo specchio. Aveva le occhiaie ed i capelli arruffati. Decise di mettersi anche un po’ di fard.

Prese il suo zaino. Sistemò il PC aziendale ed il quaderno come aveva visto fare ad una sua collega. Uscì dalla stanza già in preda all’agitazione. Doveva scendere di ben 18 piani. A Catania al massimo aveva fatto tre rampe di scale in municipio!

Una volta scesa in strada, le venne spontaneo seguire con gli occhi l’edificio A Milano contava i piani. Per ora era arrivata a nove. Lì in Madison Avenue, riuscì a contarne solo cinque prima di essere accecata dal sole che risplendeva sul vetro del grattacielo. Continuò imperterrita a guardare all’insù fino a trovarsi completamente con il collo piegato.

“Le prime volte si rischia di spaccarsi il collo”.

Fece un balzo dallo spavento. Si voltò. Dietro di lei un giovane ragazzo. Un giovane affascinante ragazzo. Aveva i capelli biondi spettinati, enormi occhiali da sole. Vestiva con un completo ed ai piedi stranamente indossava delle Nike nere. E ancor più stranamente parlava italiano.

Prese tempo e si lisciò con entrambe le mani la gonna nera.

“My Name is Maria Luisa” e porse la mano tremolante al ragazzo.

“Se vuoi essere ricordata da queste parti devi decidere. O Mary o Luisa. Se no…mmm fammi pensare. Ci sono! Mary Lu”. Parlava veloce quel fascinoso biondo.

“Coffee, Miss?” e le fece l’occhiolino.

Da brava siciliana qual’era non si fece impressionare. “Non credo di poter accettare un caffè da uno sconosciuto” e con finta sicurezza voltò a sinistra, senza sapere dove stesse andando.

Il ragazzo rise di gusto e con due passi la raggiunse. “Mi chiamo Tommaso. Qui a NY sono Tom.”

“Piacere” e continuò a camminare.

“Scommettiamo che se tu vieni con me a mangiare i cookies più buoni di tutta Manhattan diventeremo a amici”.

Si fermò a riflettere su che cavolo fossero i cookies. Quel Tommaso era più insistente di certi colleghi maschi milanesi.

Sbuffò e con la coda del l’occhio cercava disperatamente un taxi giallo da poter fermare con uno schiocco di dita. O così sperava.

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Cookies Americani

Ingredienti
120 gr di burro
1 uovo
240 gr di farina
75 gr di zucchero di canna
75 gr di zucchero bianco
Mezza bustina di lievito (oppure un cucchiaio di bicarbonato)
Una bacca di vaniglia
170 gr di cioccolato fondente

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Preparazione

In una ciotola unire lo zucchero con il burro. (Tutti gli ingredienti non devono essere freddi). Una volta che il composto è omogeneo. Aggiungere la farina setacciata, il lievito e la vaniglia. Continuare a girare. Incorporare l’uovo . Alla fine aggiungere il cioccolato.

Potete usare delle palline di cioccolato già pronte, oppure tagliare al coltello una tavoletta di cioccolato. Io ho utilizzato l’uovo rimasto (si ancora e siamo a giugno =_=).

Fate delle palline e schiacciatele leggermente. A differenza di tutti i pseudo blogger io vi dico “Fateli giganti!” perché? Perché è il loro essere enormi che li fa molto americani!!
In forno per 15/17 minuti a 180 gradi.

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