Il ritratto della nostra identità ovvero il selfie

ll termine selfie, coniato solo nel 2005 ed entrato a far parte dell’Oxford Dictionarycome parola dell’anno nel 2013., non è altro che la modernizzazione di self portrait (ovvero ritratto si se stessi).

Le tendenze diventano tali quando hanno una portata massima, in questo caso planetaria. Vorrei però che non si dimenticasse che l’uomo si ripete. Il mondo giro e tutto ritorna. Sembrano frasi buttate li a caso ma non è così. Ho usato volutamente la parola tendenza e non innovazione.

La tendenza è qualcosa di diverso. In primis perché utilizziamo questo termine in maniera non appropriata, dato che il Dizionario ci indica che tendenza significa “tendere verso un determinato fine” ma che, ormai è pacifico, viene utilizzato per indicare incline, a favore di… e quindi se vogliamo nel mio discorso tendente all'approvazione, al pubblico. “Fare tendenza”, “essere trandy”; che, guarda caso, non sono altro che espressioni massima del nostro egocentrismo e nel nostro voler a tutti i costi ritrarre il nostro io in forma migliorata, apprezzabile e possibilmente senza fine.

Appena finito di digitare queste parole ho subito visto il povero Dorian Gray è il suo rito di eterna bellezza.

L’autoritratto il voler dipingersi prima fotografarsi poi, è un qualcosa che ha origini antiche. E non bisogna subito pensare al pittore o personaggio importante che vuole fermare il tempo all'apice della sua carriera.

Fermiamoci un secondo a riflettere sulla parola “Ritratto di noi stessi”, in altri termini lo specchio di noi stessi. Siamo così sicuri che è questo che facciamo, che vogliamo? Che i pittori, i fotografi, le dame, i politici volevano tramandare nel tempo?

O forse più che l’identità di noi stessi volevano, vogliamo, donare un’immagine senza tempo che rispecchi, più che specchi, un’idea nostra che se resa pubblica possa diventare eterea?

In fondo basta un tocco di acquarello, un po’ di carboncino, o magari la giusta luce, una leggera inclinazione del volto. Ed oggi un filtro, un applicazione, un rossetto. E siamo ritratti come rispecchi di noi stessi.

Attenzione però! L’autoritratto è il ritratto di noi stessi. È lo specchio di noi stessi, della nostra identità. Il vostro gatto, se messo davanti ad uno specchio, passerò le ore a giocare con quell'altro gatto e cercherà disperatamente la coda. Senza, aimeh trovarla.

L’uomo non è poi diverso. Quando ci specchiamo non vediamo noi stessi, ma la proiezione della nostra mente e forse , ad essere veramente onesti, del nostro animo. Li dietro agli occhi castani, dietro al nasone che sappiamo di avere, li dietro c’è rabbia, esasperazione, curiosità, paura, incoscienza, genialità, follia e molto altro.

Basta un battito di ciglia e tutto svanisce. Un dipinto, ma ancor meglio una fotografia, è “uno scatto dell’animo rubato”. Un memento, se lasciato in purezza, di vera identità.

camera

Quando IO divento me stesso, mi identifico con chi sono, quando imparo per davvero a ritrarre me stesso? Da bambino.

L’identità è un processo importantissimo che ogni bambino deve affrontare, ogni giorno,sul piano fisico, mentale, intellettuale ed ancor di più psicodinamico.

L’identità inizia dalle prime ore di vita, dalle scoperte che ogni ora da bambini compiamo. Di fondamentale importanza hanno quindi gli stimoli esterni a partire dai genitori, al nucleo familiare. Ma anche solo agli odori. Bambino Catanese vs. Bambino di Bolzano. Immaginateli li fermi nelle loro culle. Una finestra socchiusa. Rumori, odori e colori.

Ecco, forse, spiegato perché un Senegalese sorride ed uno Scozzese racconta storie di fantasmi. Chissà.

All'asilo disegniamo sempre. In continuazione e, per i bambini “normali” (non mi piace la parola quindi la virgoletto), è naturale disegnare la propria famiglia. Ci sono bambini che si disegnano con teste enormi, segno di una già forte identità, ma molto spesso sono gli altri ad essere giganti. Più il bimbo cresce e più a quel disegno aggiungere dei pezzetti e non per l’incapacità di disegnare, ma per l’assenza di consapevolezza della propria identità.

Che cosa cambia da quel bambino che ogni giorno aggiunge un pezzo (con fierezza e convinzione) rispetto a noi altri che oggi con in mano un iPhone stiamo davanti ad uno specchio?

L’identità. Se fossimo, se fossi, consapevoli di noi stessi, di quello che siamo in questo esatto momento, non avremmo bisogno di cercare approvazione e di camuffarci con filtri e pose. Ci basterebbe la nostra sana voglia di apparire , l’amore smisurato verso noi stesso e l’essere uomo, a farci cliccare su “pubblica”.

La sensazione che l’uomo sia sempre stato attento al rispecchiare piuttosto che specchiare c’è, anche se oggi modernizzando una tecnica vecchia con il termine #selfie siamo tutti più giustificati a credere a quello che socialmente pubblichiamo. Forse ci dimentichiamo che cercare di vedere ch siamo fa paura, meglio attendere un altro selfie e qualche mi piace.

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2 risposte a “Il ritratto della nostra identità ovvero il selfie”

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