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Ultimamente ho una gran voglia di scrivere. Non abbastanza però da affrontare i miei demoni e spalancare le porte del passato.Oggi sono stata, non in cantina (non ce l’ho), ma nella stanza dei ricordi. O meglio nella stanza vuota dove giacciono tutti i miei diari. È bello scoprire che dal lontano 1994 che scrivo sul diario e ci scrivo come sul blog. Parlo al plurale come se avessi un pubblico e mi scuso pure se salto un giorno. Questo mi fa capire che sono sempre stata egocentrica. Qualcuno dirà “sai che scoperta!”.La scoperta è il passato. O almeno parte di esso, perche non ho ancora trovato proprio tutto il coraggio per farmi investire anche dalla parte più oscura.Sfogliando velocemente Smomorande che lasciano posti a innocenti quaderni ho notato che ho avuto un blocco, intendo nello scrivere, durante il periodo universitario che è poi coinciso con la scoperta di internet e della mia attività come Direttore di un magazine da me ideato e prodotto (quante cose si scoprono su di me) oltre che l’organizzazione di eventi per un club di auto (ed io non guido!).

Nel 2004 ho aperto il mio primo blog, proprio come avrei aperto il mio quaderno. Vomitando parole .Ho anche trovato le foto che state osservando inorridite. Per la prima volta non provo rabbia nel guardarmi ma simpatia. No ero mica brutta. A parte beh le sopracciglia giganti ed in generale la non curanza.Io mi sono sempre vista non bella. Ok non avrò mai usato la parola brutta, ma di certo vedevo le altre (anche quelle veramente brutte) più belle di me. Non mi sono però mai realmente chiesta “cosa ha quella più di me”, o almeno non fisicamente.“La terapia della fotografia”. Pensare che fino al 2004 odiavo le fotografie. Forse perché non essendin digitale non potevo vedermi subito, non potevo scattarne 100 finchè non mi convincevo che quella dall’altra parte ero veramente io.

Penso che oggi sia più semplice. Mettersi davanti all'obiettivo con l’immagine che siamo realmente. Lo so, care le mie adolescenti, che l’immagine che avete in testa è molto diversa da quella che vi vanno dicendo i vostri amici e genitori. Bene. Fotografatevi. Evviva i Selfie ! Si come terapia.

me2-98Penso che se avessi avuto qualche amichetta in più o magari una mamma un po’ più giocosa magari le mie sopracciglia non sarebbero state così orrende e magari avrei pure scoperto che potevo essere quella che sono, non la trasposizione del maschiaccio che interpretavano le mie compagne di classe per nascondere qualche chilo in più. La cosa più sorprendente che questa cosa del “non vedermi” l’ho fatta anche quando in teoria ero grandicella. L’ho fatta finché non mi sono innamorata. E la qual cosa è successa talmente tardi da farmi perdere un sacco di tempo . Ora ho capito a che servono i cuoricini sui diari. Già. Io non ho mai disegnato un cuore sul mio diario. Odiavo i cuori, il rosa, San Valentino. E non perché “o povera me non ho un fidanzato”. La verità che non mi importava.

La verità che ho chiuso il mio dolore e con lui il mio cuore in un bello scrigno di metallo, ci ho messo anche le catene e l’ho nascosto per bene dentro di me. “Non eri brutta, ma non permettevi a nessuno di avvicinarti. Eri tu il capo branco. Noi maschi eravamo intimoriti da te”. Mi sono state dette queste parole da un mio vecchio compagno di classe. Non le ho capite. Ora si. Fate cuoricini sui diari, fatevi tutti i selfie che volete. E mamme, mettetelo quel dannato boa e fatevi pure i selfie con le vostre figlie.

 

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