prevenzione

Scrivo in differita. Lo faccio quasi sempre. Di un giorno.

Sono seduta in cucina, le mani sulla tastiera. L’ipad chiuso davanti. Di fianco l’iPhone con la cover rosa con le orecchie appoggiata sulla Moleskine viola. Sorseggio un tazzone di caffè decaffeinato e talvolta osservo la finestra ed il palazzo giallo che vi risiede davanti.

Dovrei scrivere di Sanremo, Mantova condividere con voi altri artisti che ho scovato. La verità che vorrei tanto farmi un aperitivo e chiacchierare di nulla.

Oggi ho bisogno di scrivere di me. Questo prima di tutto è il mio spazio e presuntuosamente penso che nella mia cucina ci possano entrare coloro che sanno leggere, assaporare, inspirare e sognare. Non sono una di quelle che vi porterà a vivere i sogni, sono piuttosto una che si ritrova con una lingua pungente e un sacco di piume. Ho gran rispetto, però.

Febbraio è iniziato. Il giro di boa. Sono passati quasi sei mesi da quanto mi ritrovo a casa nulla facente (si sono fortuna perché vi è il Giammy lo dico per quei tre fessi che leggono e poi spettegolano alle mie spalle); prima delle vacanze di Natale ero veramente negativa. Ora non penso che sarà facile, semplicemente vado avanti. Voglio andare avanti e non concedere alla donna che mi ha messo in queste condizioni di farmi rovinare completamente l’esistenza.

Il 25 Febbraio io ed il Giammy facciamo quattro anni. Quattro anni di convivenza. Quattro anni in cui ci siamo tirati per i capelli e amati come non mai.

Il 28 gennaio ho asportato un neo sulla schiena dopo la consueta visita di controllo. Oggi mi hanno dato l’esito. Niente di buono, eppure sono fortunata. Uno 0,19 che ti mette nella categoria “a basso rischio”. Mi devono nuovamente tagliare, questa volta un centimetro. Poteva andare peggio, molto peggio.

Sono seguita da un bravo medico in un’eccellente clinica di Milano questo grazie all’azienda per cui ho lavorato tre anni e beh grazie al Giammy. Ho con me persone che alzano telefoni e fissano appuntamenti nell’attimo in cui dicono pronto. Ho con me la fortuna di essere visitata dal numero uno degli specialisti dell’Istituto dei Tumori.

Ho con mamma che mi ha insegnato che la prevenzione è importate. Da quando ho 16 anni faccio il pap test e controllo i nei. Mamma mi ha fatto mangiare broccoli a pranzo e cena, fosse per lei me li darebbe pure a colazione.

Mamma alla parola “melanoma” ha pianto. L’ho vista fragile, quasi bambina. Mi sono odiata per questo, come se quell’affare fosse colpa mia. Le ho sorriso e le ho detto “non è successo nulla”.

Non è successo nulla. Io non ho paura perché grazie alla prevenzione, all’eccellenza della regione Lombardia ed all’amore che ho intorno andrò avanti con i controlli e le cure.

In questi giorni ho riflettuto sulla mia condizione professionale. La cosa che mi manca di più sono i rapporti interpersonali. Amavo il mio lavoro perché mi permetteva di rapportarmi con professionisti di ogni genere ed era per me estremamente importante il rapporto di fiducia. Mi sono però persa i questi rapporti professionali dimenticando quelli sinceri. Ho pensato che ce l’avessero con me. La verità è che io ho paura. Paura di allungare una mano perché potrei essere rifiutata.

“Ricomincio da qui”, ricordate (se non sai di che parlo clicca qui).

Ebbene ho scritto mail a persone che ho lasciato in barattoli, certa che non volessero avere niente a che fare con me. Ed ho ripreso i miei amici. Mamma mi ha sempre detto “un amico è colui che indipendentemente dal tempo non ha problema a parlarti”.

Coltivare e mantenere un rapporto è la cosa più difficile ed io non ne sono capace. La forza l’ho trovata nei messaggi di Laura che pur rappresentando per voi altri un semplice nickaname, per me è una vocina più matura di me che con semplici parole mi mente davanti l’ovvio.

Mi sono fatta coraggio ed ho cominciato a scrivere e non mi fermerò solo a questo. Ho voglia di tornare al mio passato. Di rimettere piede a Torino città che odio semplicemente perché è legata ad un padre che non conosco e a ricordi perduti. Da Torino vorrei andare a Montà D’Alba dove ci sono “Le Gemelle” che grazie a Facebbook ho ritrovato. E se non fosse stato per Monica non penso che sarebbe successo. Riesco a sentire il suo affetto pure a distanza.

Non sono sola e sono fortunata.

Fortunata perché mamma è qui e ci sarà per un lunghissimo tempo. Perché io sono qui.

5 anni. 5 anni di controlli e cure, che vuoi che sia! In cinque anni sarò ancor più fortunata perché sono certa che voi sarete ancora di più.

Sono fortunata perché so cosa significa la parola: prevenzione.

 

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