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Ieri era martedì. Giornata dedicata alla rubrica “L’Europa in un Cucchiaio”. Non siamo andati in onda.

Oggi sono qui con la tazza bianca di Starbucks, la prima da me acquistata, l’iPhone e l’iPad. Ho diverse immagini che mi girano in testa. Ho voglia di scrivere. Come facevo una volta. Carta e penna. Carta e tastiera. Io e il mondo fuori.

Ho voglia di scrivere la mia opinione e sperare pure che a qualcuno interessi e che possa controbattere dicendomi la sua.

Qualcuno li chiama sogni. Per me sono bisogni.

Da ragazzina non ho mai sognato. Non ho mai veramente desiderato qualcosa. Non ho mai pensato al lavoro che volevo fare da grande. E quando ero quasi grande, non ho mai pensato a me come sposa o madre. Non ho mai fantasticato su un certo ragazzo o personaggio famoso in stile “io sposerò Simon le Bon”.

Ricordo che passavo i pomeriggi da mia zia, in giardino, con la bicicletta bianca. Quella bici, era il mio cavallo. Io ero lo Sceriffo e tutte le stradine di campagna il mio mondo.

Un giorno nello studio dello zio, ho trovato un libro su come disegnare abiti di moda. Ci ho provato con scarsi risultati e non ho sognato neanche per un attimo di essere la stilista. Pensavo di essere quello che decideva cosa vendere o meno.

Ho sempre visto me stessa, nella mia testa, come ad un uomo. Non mi rappresentavo fisicamente, però parlavo di me al maschile (cosa che mi capita ancora) e interpretavo sempre lavori maschili. Questa è una di quelle cose che vorrei vedere al microscopio e comprenderne i motivi.

Non ho mai desiderato essere nessuno. Non ho veramente provato invidia per nessuno. Forse l’unica mia icona è stata Lorella Cuccarini. Adoravo i suoi balli ed il fatto che cantasse, ballasse e presentasse buona domenica. Non avevo lei come punto di riferimento perché sognavo la televisione. Guardavo lei perché vedevo la danza. La danza, in ogni sua forma, mi ha sempre affascinato.

Ero, e sono, attratta dall’espressione senza parola: danza, fotografia, disegni e scrittura. Buffo per una che parla in continuazione. Forse dico più cose con la bocca chiusa.

Non so quindi cosa significhi per davvero “avere un sogno”. Mamma, e non solo, continuavano a dirmi “sei sempre sulle nuvole”,ma non ero li ha sognare ad occhi aperti; io c’ero nel mio mondo. Ci sono personaggi di cui ricordo nomi e storie, di cui so anche descrivervi i volti. Io con i miei personaggi ci ho vissuto, fino al momento dell’università. Poi è sparito tutto.

Ho scelto la laurea in Economia, presa a 23, ed ho iniziato a lavorare a macinare km e aziende. A guadagnare. A non volere niente.

Ho riscoperto il desiderio, quello profondo, nel 2010 con Giammy. Ho scoperto arretrati di ragazzina, sogni e desideri. Ho cominciato a compare cose, inutili me ne rendo conto, quasi a colmare un vuoto. Ho voluto vedere cosa significasse.

Ho capito che posso desiderare di andare in un posto perché forse poi un giorno ci sarò davvero in quel luogo.

Fondamentalmente ho imparato a non pormi limiti. A non essere, ma a scoprirmi. Così ho visto che l’attrazione momentanea era passione. Quello che ancora mi manca è la costanza per coltivarla. Vorrei che il blog fosse il diario delle mie passioni. Vorrei che ci fossero le mie fotografie, le miei storie, i miei personaggi, le mie idee bizzarre, le mie non opinioni. Vorrei che ci fossi IO.

Vorrei che questo avesse un suo percorso, una sua strada e che da questo ne potessi trarre beneficio. Per farlo ci vuole quella capacità di assemblare, rielaborare ed organizzare che mi manca. Sono bravissima a farlo sul lavoro e nel privato. Nessuna come me è in grado di tramutare un’idea in concretezza ed organizzazione, perché io coordino. Comprendo chi sia la persona più adatta a fare quella determinata cosa, so anche come motivare le persone, mi viene naturali coinvolgerle e farle sentire importanti. C’è chi dice “sei un Leader”. Mah.

Fatto sta che ho la testa piena di parole, immagini e nessuna corre dritta sulle mie dita.

L’unico vero desiderio che ho ora, a cui penso ogni giorno con tutte le mie forze, è di uscire da questo senso di impotenza ed incertezza. Di dare un corso alla mia vita. Non come prima. Non faro mai più l’errore di mettere qualcuno o qualcosa davanti a me. Non sarò ciò che vi aspettate. Sarò quel che viene e starò con me.

 

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