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peppina

Ieri pomeriggio ho cominciato a scrivere. Come sempre mi accade, in trance.

Nessun rumore, oltre alle mie dita sulla tastiera. Ad occhi chiusi, come un musicista, suono la mia musica. Scrivo. Mi commento a voce alta. Mi fermo, osservo il foglio e non vedo parole. Vedo me che parlo.

Vorrei, da sempre, fare radio. Una piccola e preziosa radio locale. Mi piace ascoltare la straordinaria diversità delle persone. Vorrei anche scrivere di queste storie. Una volta, correva l’anno 2005, grazie al mio vecchio blog ho avuto la possibilità di farlo. I blogger, sotto pseudonimo, mi hanno regalato la propria storia. Ognuna diversa, fatta di dolore e passioni. Solitudine e disperazione. C’erano storie a lieto fine altre concluse con un ricovero in ospedale per tentato suicido. Storie di omosessualità, raccontate con naturalezza tramite un blog ma ben più difficile da affrontare quando si è un impiegato bancario.

Quante storie, quanta diversità, quanto calore.