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11 giorni alla vigilia di Natale. Ci sono persone che hanno prenotato un treno per riunirsi con i genitori. Altri che si stringeranno in salotto con le sorelle. I bambini non stanno più nella pelle.

Dalle mie parti, e non intendo Milano, ma nel mio microcosmo, non vi è proprio nessuno che ha il santo spirito di Natale. Il Giammy sta lavorando come un pazzo e ci vediamo di sfuggita il sabato perché il resto della settimana è a Roma. Mia madre ha pure smesso di chiamarmi, deduco per i miei messaggi tra le righe di lasciarmi un poco respirare. Ho tagliato molti ponti e condotti. Ho cancellato il mio account su facebook eliminando le persone che conosco per davvero e queste non se ne sono minimamente preoccupate. Oramai il blog, il web in generale, è il mio angolo di socialità. Social, appunto.

Un mio vecchio amico, uno dei pochi che potevo vantarmi di dire : “amici di lunga data”, l’ho un pochino trascurato perché sono stata investita dalla negatività. C’è da dire che lui non si mai fatto sentire. Così ho deciso io di mandargli un semplicissimo messaggio. Nessuna risposta. E non è uno di quelli che non sa cosa sia il cellulare. Lui ed il suo BB sono inseparabili, si Manlio sto parlando di te. Il nostro è sempre stato un rapporto strano, di certo non era di confidenza. La verità è che non mi confido con nessuno, a parte il blog. Però lo ascoltavo Manlio, volevo sul serio che venisse a vivere nella mia casina di 50 mq. E mi piacevano le nostre cene.

L’unico amico rimasto, lui persiste, è mio nipote. Non è mio nipote veramente, ma è diventato mio nipote dal 2008 e tale rimarrà. Lui mi chiama Zia io lo chiamo Kli. È un ragazzo giovane, che di giovane ha solo l’età anagrafica, forse per questo ci troviamo. Io e lui non riusciamo a stare alzati fino a tardi, alle 22.00 ci diamo la buona notte. Non amiamo uscire la sera, ci piace stare seduti sul divano a guardare programmi per anziani.  Klio va in giro con una vecchia Alfa rossa e sente la Callas. Io giro a piedi, non guido, ed ascolto Mina. Siamo perfetti.

Klio è l’unico ha cui ho raccontato tutta la mia vita. Di quel poco che ricordo di quando ero bambina, degli abusi e soprusi, di quella dannata machinetta per le merende scolastiche. Al mio essere su un bordo di un precipizio nel 2004, al mio “mi accontento”, al mio “mi sono innamorata”, del Giammy e di quei desideri che nascono e che non ne vogliono sapere di restare dentro di me e scalciano nello stomaco, salgono in gola e che escono in un sussurro. Klio rende tutto così normale. Anche me. Nel nostro essere anziani io e mio nipote, siamo normali.

È stato in Liguria per un lungo, lunghissimo tempo. Quando mi ha detto che era tornato a Milano ero felice come una bambina, finalmente potevo tirare fuori la tovaglia di Natale e cucinare. Saremmo stati in 4 ma sufficienti per rendermi felice. E purtroppo Kli non sta ancora bene e non può mangiare. Uf. Sono comunque contenta che sia a Milano. Non ci siamo ancora visti, ma lo faremo presto.

E così resto io. Il Giammy che invece che neve, rosso e pini, vorrebbe scappare a Miami. Lui vivrebbe a Miami, io non ci sono mai stata ma di certo non è nella top ten. Mia madre che ormai ha una vita sociale decisamente migliore della mia a casa non c’è mai, è sempre con qualche amica a mangiare. Quando ho pronunciato la parola Natale è partita con la suddivisione dei parenti : “La zia il 26”, “il 25 lo Zio” ect ect.  Questo è il massimo di santo spirito natalizio che è entrato in casa sua. Quando ho tentato di spronarla mi ha risposto “ogni giorno ormai è Natale”, ed ovviamente ha dovuto sottolineare che essendo io in questa situazione non si può festeggiare. La trovo una cosa ridicola. Io ci sono e sono in buona salute, direi che è più che sufficiente per festeggiare. Ormai ci ho rinunciato a capire mia madre, e le madri in genere.

Io che apro al Signor Amazon

Me medesima che apre al Signor Amazon

Erano due anni che volevo fare i pandorini, ma non ho mai avuto tempo. Quindi ora ho comprato su Amazon le formine che sono arrivate entro 24h, grande Amazon. Ero talmente contenta che ho scritto un tweet “ti amo Amazon” che hanno talmente apprezzato da metterlo tra i preferiti e rispondermi.  Appena ho avuto lo stampo in mano ero felice. Felicissima. Ho subito pensato allo zenzero ed ho pensato a questa ricetta. I pandorini ce li siamo pappati a colazione io e Giammy.

Se potessi esprimere un desiderio. Chiudo gli occhi, inspiro aria. Butto fuori cannella.

“Vorrei che la mia porta di casa si aprisse per accogliervi”. Davvero.  Continuo a scriverlo in ogni dove, e non scherzo.  Io sono qui. E se non ci fosse la questione “dove dormire”, vi inviterei subito qui. Tutti. Chi vuole venire, io sono qui.

Quando cucino dolci sono sempre contenta. Vado in fibrillazione, sono tesa. Finché la casa non si riempie di profumi, finché non faccio la prova stuzzicadente. E poi stravolta, mi stresso sempre a  fare i dolci (e mi piace), mi accascio sorseggiando una tisana aspettando che si raffreddano. Sono attimi di gioia pura.

Vorrei cucinare dolci ogni giorni. Il problema è mangiarli. Potrei cominciare a distribuirli in giro per Milano.

Questi sono buoni, soffici, ideali per la colazione ma anche a fine pasto. Se li servite come dolci vi consiglio una bella crema pasticcera in accompagno. O al mascarpone. Cucino, non perché qualcuno possa prendere spunto, cucino per avere un attimo di serenità e per sentirmi piena di amore. Questi pandorini sono pieni di amore.

Pandorini Cacao e Zenzero

(per un forma di silicone da 6 e sono pure senza burro!)

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Ingredienti

1 arancia succosa (deve riempire mezzo)
1 uovo
1 cucchiaino di zenzero
50 ml di olio di semi60 ml di latte
50 g zucchero
90 g farina
20 g cacao amaro
mezza bustina di lievito per dolci

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Preparazione

Spremere l’arancia, io non mi sono fatta troppi problemi ho tenuto anche eventuali pezzetti di polpa.

In una ciotola unire i liquidi: uovo, latte, olio e succo di arancia. Amalgamare e unire lo zucchero e sbattere con frusta o forchetta.

In un’altra ciotola uniamo i composti farinosi: farina, cacao e lievito. Aggiungo sempre un pizzico di sale. La farina potete settacciarla, ma non è indispensabile. Si sa meno si lavorano i muffin (perchè di questo si tratta) e meglio è. Eventuali grumi in cottura spariscono.

Unite il “farioso” ed il liquido. Per ultimo lo zenzero. Un’ultima girata e via negli stampi.

Cuocere in forno già caldo per 20 minuti a 180°.

 Se non avete lo stampo, no problem. Sono dei fantastici muffin. Ne vengono sei, poi dipende dalle formine.

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