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[caption id="" width="640" align="aligncenter" caption=" Mr. Danbo a Parigi - Dicembre 2012"][/caption]

 

Come preannunciato qualche giorno fa mi sto preparando a Sant'Ambrogio ed alla mia personalissima festa del Patron di Milano. (Qui il link al post se vuoi recuperare).

È di ieri la notizia ufficiale, pubblicata sul sito del Comune di Milano, che la città quest’anno partecipa al progetto “illuminaMI” per il “Bianco inverno 2013/2014”; questo ci regalerà un albero di Natale di 30 metri in Piazza Duomo.

Ecco cosa ci dice il Comune “Il progetto rappresenta una novità assoluta. Per la prima volta, infatti, l’Amministrazione garantisce tantissime iniziative, dall'albero in piazza Duomo alle luminarie sparse per la città (come via Traversi a Quarto Oggiaro): il tutto a costo zero per Milano. Questo è stato possibile grazie ad un bando che ha individuato una società capace di raccogliere alcuni sponsor decisi ad investire su Milano e sul progetto “Illuminami”. […]

"Come già accade in tante altre città le aziende che vivono e operano sul territorio contribuiscono all’abbellimento e alla vivacità del tessuto urbano nel periodo delle festività natalizie. In questo modo avremo per le feste una Milano illuminata e animata attraverso un progetto d’insieme con una regia organica e coerente”.

Il tutto con un’attenzione alla sostenibilità: led e illuminazioni saranno tutte a basso consumo energetico, l’albero con certificazione della Corpo Forestale dello Stato.Non posso che esserne felice. Quest’estate giravano rumors che l’albero l’avrebbe fatto l'Amsa che raccoglie l’immondizia. Azienda preziosa, si intende, ma ehm… mi chiedevo se avrebbero messo i cassonetti al posto delle palline!!Sembrano anche finite le polemiche sulle luminarie di Corso Buenos Aires, si faranno.

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Questi sono i biscotti per il mio orsetto lavatore, detto Giammy. Sono stati due anni difficili, quest’ultimo in particolare. Il mio Giammy non è uno che si lamenta o che guarda agli altri. Con quei suoi occhioni verdi un pochino strabici ti osserva e non si capisce mai se ti sta guardando sul serio o si è momentaneamente trasferito su un altro pianeta.

Eravamo in macchina, un venerdì particolare, in cui ha deciso di dedicarmi completamente il suo tempo, ed io farneticavo sul fatto che non ho aperto il blog per fare ricette, ma per me. Ed intanto infilavo nel discorso ingredienti.

“Miele?” “No. Pina” Poi siamo andati a comprare il televisore. Pare strano ma è il nostro primo televisore. Due vite vissute in diverse case, con diverse persone e televisori di altri. Televisori con il tubo catodico o dotati dei primi decoder.

“Che dici del rafano. Che poi dove lo trovo?” “Che stai a dì, Pina”. E così abbiamo comprato il televisore. Si quello in promozione, ma sai che bello! Si collega all’adsl ed il Giammy vede su un 40 pollici i miei video su youyube. Si beh non dovrei andarne tanto fiera. La cosa interessante, a dire la verità, sono le app di Android. Ho la possibilità, dato che io vado a nanna massimo alle dieci, di vedere i programmi migliori il giorno dopo senza registrarlo. Che poi li registrerebbe direttamente sulla chiavetta e l’hard disk. Insomma un televisore mutifunzione che io ho scelto solo perché la base è formata da tre zampe di color alluminio in tinta con la scala.

“Caffè?” “Quello sempre, Pina”. Serve quello solubile e noi non ce lo abbiamo. Abbiamo appena fatto la spesa, sono stanca, devo scaricare la lavatrice, abbiamo un televisore da montare.

Ed invece siamo andati al supermercato. Più che altro mi ci ha trascinato a forza. Prima però ho mangiato un bombolone alla crema e sono andata alla Coin ed abbiamo comprato il miele più buono del mondo, made in Italy. Ovviamente.

“Che pizza vuoi?”. Già prima del caffè solubile c’è stato anche un siparietto Pizza. Si. Dopo il bombolone. Io mangio ogni 2/3 ore come un neonato. Lo so, faccio schifo.  Poco con costanza, e solitamente leggero (questo è stato veramente un venerdì eccezionale).

Alla fine. Alle 18.40 per la precisione, siamo riusciti a comprare il caffè solubile e mi sono messa a fare i biscotti. Vi chiederete a che ora abbia finito. Alle 21.10 e, si. Si il Giammy ha fatto le formine. È lui quello bravo, quello paziente. Il Giammy come il caffè, non posso farne a meno.

Con la casa che profumava di caffè mi sono guardata Nightmare Before Christmas acciambellata sul mio Giammy.

Buongiorno Orsetto.

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Siamo sinceri. Fino all’altro giorno noi tutti mangiavamo: pasta e pane. Pane e pasta. Magari con variante: Pasta, pizza e pane. O focaccia.

Poi l’avvento del digitale terreste. Real Time e Cielo che ci fornisce gratuitamente “Master Chef”. O forse tutto è nato dalla Parodi su Italia uno?

“Chi è stato il primo a cucinare?”. Questo il dilemma che aleggia su milioni di siti web e blogger. Un tempo “mamma da grande voglio fare la modella” (ricordate la pubblicità?), poi si è trasformato “voglio fare la velina” ed ora c’è chi sostiene “voglio essere una food blogger”. Non voglio immischiarmi nelle questioni “si possono definire lavori?”, solo affermare come sono cambiati i tempi e come questi sono, sempre di più, lo specchio di quanto i media ci propongono.

Tra Cracco e la Parodi io, però, non ho dubbi. Io sto con Benedetta. Ora, ai meno attenti, apparirà come una professionista della cucina. Io me la ricordo su Italia uno a dire cose sincere, che il Signor Cracco non approverebbe, ovvero “se non hai tempo usa il surgelato”.  Per Cracco e gli chef in generale noi tutte dovremmo avere cucine professionali con alimenti freschissimi. E anche le neo foodblogger (ma si definiamole così) dedicano miliardi di parole alla qualità del cibo, alla freschezza e ricercatezza. Sicuramente la qualità è un must. Come è un must una donna che lavora dieci ore al giorno e deve cucinare per tre. Trovo ingiusto che una donna debba privarsi del piacere di cucinare e che debba propinare sempre la solita pasta che, diciamolo, a cena non si mangia.

Non c’è niente di male (Caro il mio Cracco) a preparare una torta salata con la pasta sfoglia già pronta. O prendere dell’ottimo pesce surgelato. Anzi. Vi dirò di più. Meglio pescato e surgelato all’istante da aziende serie. Piuttosto che decongelato o finto fresco al banco.

L’importante, per me, è essere curiosi, golosi e genuini. Quindi “Evviva la Parodina”.