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fiori01In questi giorni un personaggio a me sconosciuto mi ha domandato quale fosse il tema del mio blog. La risposta è alquanto semplice.

Io non mi definisco. Non mi piace che le persone mi incasellino in qualche ripiano. Non sono un vasetto di marmellata e neanche un libro dalla bella copertina.

Non sono di certo una foodblogger, parola che oggi giorno va così di moda. Non lo sono, non lo voglio essere, e soprattutto tutti quelli che si credono tali… mi fermo qui, va.

Non sono una fashion blogger categoria ancor peggiore. Dato che non sapevo bene cosa aspettarmi, ho cercato un poco su internet ed ho scoperto che c’è una certa Chiara che sta spopolando. Per carità bella è bella. Alta, mora, bel viso, labbra carnose. Bella. Il blog? Un’accozzaglia di foto di lei in posa senza contenuto. Questo che non mi piace, forse perché non lo capisco. Tante belle foto, va bene. Ma i contenuti? Non dico che devono parlare di massimi sistemi, ma quanto meno fornire la propria opinione e consigli sullo style. A che serve una carina che si fa le foto e che poi scrive semplicemente gonna marca X, scarpe XY? Io onestamente mi aspettavo persone che ti indicassero negozi, il miglior modo per valorizzare la propria figura, e soprattutto opinioni personali. Invece.

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Non sono neanche una che scrive, ma mi piace raccontare storie. Ho tante storie in testa. Arrivano come immagini.  Mentre sto dormendo, mi sveglio di soprassalto e trovo in fondo al letto qualche strana creatura che allunga verso di me le mani. Mi supplica di portarla con me, di farla vivere, di raccontare la sua storia. E vorrei farlo, lo giuro. Vorrei davvero farlo perché, queste anime senza nome ma con un volto e una storia ben definite, mi tormentano per settimane. E quando poi si staccano da me, mi lacerano. Mi lasciano senza fiato e sono fitti terribile da sopportare.

Vorrei, per ognuno, disegnare il loro volto così che anche voi possiate apprezzarlo. E vorrei che qualcuno con i miei bozzetti ci facessi dei pupazzi di pezza, così da poterli animare.

Vorrei trovare il coraggio e la costanza per raccontare le loro storie.

Ultimamente questo bisogno sta crescendo a dismisura, e davvero è faticoso per me non sapere disegnare, non sapere come rappresentare tutto questo. Passo la maggior parte del tempo  con gli occhi chiusi , cercando di descrivere queste immagini. Il Giammy ascolta due terzi di quello che dico, e di certo non posso raccontarlo alle persone, passerei per matta.

A scuola era facile. Io parlavo, buttavo giù piccoli frammenti, e chi era più bravo di me disegnava e dava vita a quello che per la maestra era una “brillante idea”. Ci sono personaggi che ho dentro da sempre e forse devo provare quanto meno a dedicargli una pagina. Una piccola pagina commemorativa .

Molti mi dicono che sono un vulcano di idee. Forse. Ma le idee senza realizzazione e condivisione, sono tormenti.