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Nasco il 22 settembre, anche se a detta di molti il 21 era il mio giorno. Sono come l’equinozio di autunno. Arrivo come un tornando per poi lasciare intorno a me il piacevole suono del vento.

Amo l’autunno, con i suoi colori rossi e gialli. Con i suoi profumi di zucca, funghi e castagne. Vorrei poter passare tutto l’autunno su un auto a guardare gli alberi cambiare colore, gli animali far scorte di cibo.

L’autunno è un periodo intenso, colorato e malinconico. Ci sono i ricordi dell’estate che ci accompagnano: nuove amicizie e quel rumore di mare che ci cullerà per le prossime notti.

In autunno il lavoro è intenso. È un periodo di transito. Si passa dal relax e la lentezza estiva verso la frenesia natalizia ed il gelo dei primi mesi dell’anno. In autunno si lavoro, e tanto. Si iniziano progetti lavorativi, buoni propositi, nuove scuole, nuove carriere. Si è colmi di aspettative che non ci accorgiamo delle numerose torte di mele e cannella che divoriamo. Il caffè si mescola con l’aroma portato dal vento.

Una delle cose che amo di più dell’autunno è il vento. Il vento è un signorotto interessante. Ha lunga barba bianca, la bocca quasi non si vede. Possiede piccoli occhi azzurri che si accendono di divertimento quando riesce a buttar giù vasi e lenzuola. Gli occhi del vento, sono occhi buoni. Prende la cima della barba e se la sposta lateralmente. Spunta la sua bocca piccina. Prende un po’ di fiato, il vento. Quel che serve. Poi soffia. Se chiudi gli occhi lo senti. Il vento soffia tra le foglie quasi gialli, penetra tra la t-shirt e il foulard e ti fa rabbrividire leggermente. I fiori sembrano spezzarsi, ma il vento non gli fa del male. Ondeggiano leggermente la campanelle e sembrano veramente suonare.

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Adoro ascoltare il vento, adoro farmi lacrimare gli occhi. Inspiro avidamente i profumi portati dal vento. Anche qui a Milano tra grattacieli e cime di mattoni, arrivano profumi lontani. Il vento ti porta a guardare all’insù a scovare nuvole che mutano sopra la tua testa. Ti perdi in quel cielo limpido, trasportata anche tu dal Signor Vento. Ti senti più leggera, e senza accorgertene sorridi. Li, sopra a quella nuvoletta allegramente se ne sta , il Signor Vento. Lo vedo, sta ricambiando il tuo sorriso. Un guizzo divertito accende i suoi piccoli occhi, e tu corri via. Rincorri il cappello che hai perso.

Il Signor Vento è un gran burlone, ma porta con se un nuovo inizio. A volte le risposte sono talmente vicine da non vederle, poi una folata di vento ti aiuta a compiere quel passo che ti mancava.