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Come promesso ieri, sono qui a regalarvi la mia personale torta di mele. Spero di aver modo di farvi partecipe anche della Torta della Duchessa. Vorrei davvero racchiudervi tutti intorno al tavolo e sorseggiare tè insieme. Siete i miei

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Un vero blogger, uno di quelli che ci crede. Uno di quelli che dice “da grande voglio fare il blogger” e che quando gli chiedi “Bene. Ma esattamente cosa significa?”, ti rispondono con un alzata di spalla e poi tutte eccitate “sai perché la Canalis e poi la Belen, la Marcuzzi, followers, celebrità, sconti sui vestiti e blablabla”.

Un blogger di quelli che costringono tutto il parentato a mangiare la polenta a settembre così da poterla pubblicare in tempo per l’inverno. Un blogger. Ok la pianto. Penso di aver espresso il concetto, forse.

Uno di quelli li, insomma. Cucina pasta come se non ci fosse un domani. Pasta di vari colori: verde, blu, viola e  nera. Con vari condimenti: pesce, carne, avanzi, la suocera..ups! Ci è finito anche il cane, ah no. Che poi Bigazzi insegna. Un blogger la pasta la fa alle 7 del mattino quando c’è più luce. Ne fa al massimo 50 grammi, che le porzioni non devono mica essere da trattoria. Fa cuocere la pasta, lasciandolo molto al dente, ma proprio molto. Poi aggiunge il condimento. Sotto pasta. Sopra condimento. Quest’ultimo distribuito come una composizione floreale. Gli ingredienti si devono vedere tutti, possibilmente con un occhio alla variazione cromatica degli stessi. Si lascia per ultimo l’elemento più rettangolare, tipo carota, sedano, basilico. “Perché?” P-E-R-C-H-E’? Dovete fare la cima della piramide.

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Per onor di cronaca. La torta "Pan di spagna con crema chantilly e fragole è tutta opera della mia mamma, detta "La Duchessa".

Domenica mattina mi sono alzata con il Giammy che mi sussurrava all'orecchio “buon compleanno”. La mattinata è proseguita con me in ipertensione per il pranzo organizzato da mia madre e tanto per complicarmi la vita ho deciso di provare la doccia del bagno padronale senza vetro. Volevo provare che veramente si potesse fare la doccia senza gocce. Effettivamente… il Giammy ci è riuscito. Me medesima no, perché non ha resistito a cantare con il getto dalla doccia che pare uno di quei microfoni di annata. In fondo è iniziato Io Canto, tra poco XFactor e Sanremo è alle porte. Insomma bisogna tenersi in forma.

Dopo che ho asciugato il bagno completamente inondato della mia stupidità, siamo andati da mia madre. Si, ho omesso. Si c’è stato l’incontro al vertice tra Mr. M ed il Giammy. Si sono annusati, il Giammy mica tanto è tre giorni che ha la febbre, si sono scambiati rapide occhiate e valanghe di certezze sul mio conto. “Si è una bamba”, “oh si ha paura del ferro da stiro”, “sembra il Dectetive Monk quando sistema maniacalmente le stanze”, “non è cattiva è solo un po’ stupidina” e così via.

Ho avuto modo di scioccarmi. Di restare impietrita davanti alla televisione e di poter finalmente esprimere serenamente che “Evviva la D’urso”, ora molti di voi mi toglieranno il saluto.

Immagino che come anche voi siete sotto la sindrome di “real time”. Ho intorno uomini che non ne possono fare a meno, e non sto parlando del Giammy. Devo dire però che i programmi made in Italy, mi spiace, ma non si possono proprio vedere. Risultano essere la copia mal riuscita di quelli stranieri.

Gli stati uniti hanno “il boss delle torte” e noi altri questo cake design striminzito che già con il suo nome “Renato” ti ha detto tutto.

Mi diverto molto a vedere i programmi “abito da sposa cercasi” oppure “quattro matrimoni”, ma mal digerisco il Signorino Enzo Miccio. Sinceramente mi è anche simpatico ma come per gli altri non vi è spontaneità. La sua dolce accompagnatrice, Carla Gozzi, mi spiace. Bocciata.  Anche lei mi è simpatica, ma insieme al platinato Enzo i tempi televisivi diventano veramente pesanti. Proprio lei questa mattina mi ha non poco scioccato.

Come tutti sanno Carla Gozzi conduce (che già è un parolone) il programma “Ma come ti vesti”. Target che c’è da sempre, in cui si mostrano anche i prezzi. Ebbene per loro una miss decente per andare in università si aggira intorno ai 500 euro.  Non sono per il no ai programmi super lusso, per carità. Ci fanno sognare. Peccato che questo si presenta come programma dove una qualunque viene trasformata (mi viene in mente il brutto anatroccolo degli anni novanta). Mi aspettavo shopping da Zara, H&M, Benetton cose così insomma. Idee che veramente le ragazze possano seguire. Invece…

E ieri cosa scopro? Visto il grande successo di “Come ti vesti?”, hanno ben deciso di fare la versione per bambini. Si avete capito bene. Insegnano a bambine che non vanno neanche alla scuola media quali sono gli outfit migliori. La cosa strabiliante è che il linguaggio è lo stesso. Per renderlo più per bambini la nostra Carla sbriciola consigli preziosi, come “se rifiuti qualcosa devi dire: “no, grazie””. E beh.

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Nasco il 22 settembre, anche se a detta di molti il 21 era il mio giorno. Sono come l’equinozio di autunno. Arrivo come un tornando per poi lasciare intorno a me il piacevole suono del vento.

Amo l’autunno, con i suoi colori rossi e gialli. Con i suoi profumi di zucca, funghi e castagne. Vorrei poter passare tutto l’autunno su un auto a guardare gli alberi cambiare colore, gli animali far scorte di cibo.

L’autunno è un periodo intenso, colorato e malinconico. Ci sono i ricordi dell’estate che ci accompagnano: nuove amicizie e quel rumore di mare che ci cullerà per le prossime notti.

In autunno il lavoro è intenso. È un periodo di transito. Si passa dal relax e la lentezza estiva verso la frenesia natalizia ed il gelo dei primi mesi dell’anno. In autunno si lavoro, e tanto. Si iniziano progetti lavorativi, buoni propositi, nuove scuole, nuove carriere. Si è colmi di aspettative che non ci accorgiamo delle numerose torte di mele e cannella che divoriamo. Il caffè si mescola con l’aroma portato dal vento.

Una delle cose che amo di più dell’autunno è il vento. Il vento è un signorotto interessante. Ha lunga barba bianca, la bocca quasi non si vede. Possiede piccoli occhi azzurri che si accendono di divertimento quando riesce a buttar giù vasi e lenzuola. Gli occhi del vento, sono occhi buoni. Prende la cima della barba e se la sposta lateralmente. Spunta la sua bocca piccina. Prende un po’ di fiato, il vento. Quel che serve. Poi soffia. Se chiudi gli occhi lo senti. Il vento soffia tra le foglie quasi gialli, penetra tra la t-shirt e il foulard e ti fa rabbrividire leggermente. I fiori sembrano spezzarsi, ma il vento non gli fa del male. Ondeggiano leggermente la campanelle e sembrano veramente suonare.

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Adoro ascoltare il vento, adoro farmi lacrimare gli occhi. Inspiro avidamente i profumi portati dal vento. Anche qui a Milano tra grattacieli e cime di mattoni, arrivano profumi lontani. Il vento ti porta a guardare all’insù a scovare nuvole che mutano sopra la tua testa. Ti perdi in quel cielo limpido, trasportata anche tu dal Signor Vento. Ti senti più leggera, e senza accorgertene sorridi. Li, sopra a quella nuvoletta allegramente se ne sta , il Signor Vento. Lo vedo, sta ricambiando il tuo sorriso. Un guizzo divertito accende i suoi piccoli occhi, e tu corri via. Rincorri il cappello che hai perso.

Il Signor Vento è un gran burlone, ma porta con se un nuovo inizio. A volte le risposte sono talmente vicine da non vederle, poi una folata di vento ti aiuta a compiere quel passo che ti mancava.