Buongiorno da una turista italiana spossata e dolorante. Sempre seduta sotto Livo l’ulivo. Ieri gita a Pamukkale. Pamukkale in turco significa “castello di cotone”, è un sito naturale della Turchia sud-occidentale, all’interno della provincia di Denizli.

L’antica città di Hierapolis venne costruita sulla sommità del bianco castello che copre un’area di 2700 metri di lunghezza e 160 d’altezza. I movimenti tettonici non solo hanno causato frequenti terremoti, ma hanno anche permesso la nascita di numerose fonti termali, ed è proprio l’acqua che sgorgata da queste fonti con il suo contenuto minerale, in particolare di gesso, che creò Pamukkale.

L’acqua contiene grandi quantità di carbonato di idrogeno e calcio, che rende le piogge ricche di bicarbonato di calcio. Questi fenomeni atmosferici lasciano spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna, rendendo l’area simile ad una fortezza di cotone o di cascate di ghiaccio. L’attività vulcanica sotterranea che ha generato le fonti termali, permette anche all’anidride carbonica di fuoriuscire generando quella che viene chiamata “Plutonium”, formata interamente da plutone, e che significa “luogo del dio della morte”.

All’interno di Pamukkale si trova l’antica piscina di Cleopatra. La piscina si trova proprio all’ingresso di Hierapolis, dove è possibile fare un tuffo nelle calde acque termali tra antiche colonne e resti archeologici depositati sul fondo. Senza dover spendere per l’eccessivo costo d’ingresso è possibile visitare gratuitamente il luogo grazie ad una passerella panoramica sopra la vasca, immersa in un giardino tropicale con palme a fiori.

La Piscina di Cleopatra si trova nel cuore di Hierapolis; situato in cima alle vasche, il sito archeologico si sviluppa lungo l’antica via lunga un chilometro sulla quale si affacciano numerose colonne antiche ed il il Tempio di Apollo. In posizione panoramica si trova il teatro, costruito a ridosso di una collina, che poteva accogliere 10.000 spettatori disposti su 46 file. Nella parte nord di Hierapolis si trova una grande e suggestiva necropoli con tombe ben conservate.

Il tutto è davvero suggestivo e merita la visita. Si una visita su due giorni organizzata, però. Ecco. Noi poveri turisti ignari delle distanze e dalla vastità del luogo, ci siamo fidati di un bel ragazzo turco. Siamo andati a Bodrum per prenotare la gita in Caicco, se te la sei persa la trovi qui, quando ingenuamente siamo entrati in un uffcio turistico locale. Subito il ragazzone ha visto in noi soldi da incassare. Ci ha raccontato di questo magico posto omettendo tutto il sito archelogico, conscio che la maggior parte degli itliani sarebbe stato alettato dalla nuotata nelle terme piuttosto che da colonne, capitelli e tombe. Ci ha detto che il percorso da Bodrum a Pumakkale durava tre ore e che sarebbe stato un viaggio piacevole, dovrndo attraversare la foresta. La sveglia però era un tantino presto.

Ore 5.30 A.M. taxi pronto ad attederci. Noi altri con caffè americano e tanto sonno siamo saliti. Un’eternità dopo (il taxista andava veramente piano, talmente piano che ha accostato per far passare un motorino vecchio come i resti archeologici) siamo arrivati al punto di ritrovo, dove ad attenderci vi erano 4 napoletani che nel loro stile hanno montato su una bella scenata sul fatto che 4 amici erano in ritardo. Dopo aver atteso mezz’ora il turco gli ha semplicemente detto “o salite o state qui ad aspettare i vostri amici. Ci sono 50 persone che aspettatno”. Ovviamente faccendo scenate come solo i napoletani sanno fare, sono saliti. In fondo all’autobus perchè loro sono “chic”. E mi potete credere che la parola chic la ragazza dai lunghi capelli castani ed un vestito a fiori improponibile, l’ha usata per tutta la durata del viaggio. Erano più gli stranieri che gli italian (grazie al cielo), ma non potevo non sentire il gruppo di napoletani con il classico tono di voce da mercante in fiera. Se pensate che io sia un tantino razzista nei confroni dei miei conazionali,beh si. Non lo nascondo. Mi baso sulla mia esperienza personale che ha visto parecchi problemi a causa di donne napoletane e sopratutto della mia incommpatibilità di comunicazione con costoro. Non sono la milanese snob, o forse si, ma amo i siciliani, pugliesi o frequentato per anni i calabresi. Tutto a posto. Non è una questione di nord e sud. A dirla tutta dopo i napoleani, altri antipatici sono i toscani. Non tutti, solo quelli che, al pari dei napoletani, pensano di essere simpatici per il solo fatto di avere un forte accento toscano molto usato dai comici e quindi di apparire divertenti ad ogni minimo movimento. Diventanto, per me, insopportabili e chiassosi. Trovo decisamente più simpatico un siciliano che in dialetto ti fa un pippozzo di mezz’ora su come si raccolgono i fichi, piuttosto che il belloccio toscano che “i salumi li fa solo lui ed il vino è solo loro”. La pianto che scommetto che potrei essere censurata per antipatia popolare. Puntualizzo che sto simpatica a pochi, la maggior parte mi trovano individualista un cicin snob, ma non mi importa. Come non dovrebbe importare un fico secco che io non ho amici napoletani.

Il vero problema è che della giornata di ieri mi ricordo i napoletani e l’autobus, semplicemente perchè il viaggio è stato una vera e propria odissea. Il tragitto di solo tre ore è stato di 5 ore, qualcosa più che meno, condito non da una vista mozzafiato di foresete che, a ben pensarci “dove stanno le foreste in Turchia!!”, ma di innumerevoli alberi. Adoro la vegetazione montana, questa era più collinosa, ma cinque ore C-I-N-Q-U-E ore di bus ad una velocitá di 60 all’ora dove il massimo del divertimeno è stato una scavatrice… Stavo dando di matto. Non sapendo delle ore, anche perchè mai avrei accettato, non avevo niente da leggere o fare. Potete immaginare il povero Giammy con me a fianco che parlo per 5 ore, di cui 3 e mezzo di lamentele generali!! Un’incubo.

Tralascio l’esperienza nell’autogril più affollato di tutta la turchia con servizio a self service perchè non potrei sopportarne il ricordo. Io odio i viaggi in bus, veramente non li ho mai fatti; il massimo è stato da bambina: piazza Castello Milano – Montá d’Alba (Cuneo). Totale ore di viaggio? Due e mezzo, massimo tre. Ed ero bambina, andavo a stare per un mese dai miei zii. Altra cosa che non mi piace, che mi stanca è il self service. Odio gli aperitivi, il ciao a Milano, il dover prendere da mangiare nei villaggi. Qui al Resort tollero di alzarmi e andarmi a prendere da mangiare perchè siamo talmente pochi, pochi italiani, che è tutto sopportabile. Poi non faccio ottantacinque giri. Uno, al massimo due. Ma il self service dove le persone fanno a gara per un pezzo di pane, strattonandoti e standoti dalmente vicino da sentire che stanno sudando e fremendo. No. Non voglio proprio ricordarlo.

Arrivati a Pamukkale all 12.00 con una temperatura esterna di 39 gradi scopro che non ci fanno mangiare. Scopro che abbiamo due ore per: scoperta delle vasche calcare, bagno alle terme, giro del sito archeologo. Vorrei prendere l’autobus e scappare. Mi rassegno e mi spalmo la crema solare 20 e comincio la traversata. Le vasce calcari sono veramente uno spettacolo, fortunatamente preferisco la zona meno affollata dove il bagno non si può fare e mi codo i bimbi turchi saltellare sotto le fontanelle. Mi avvicino nella zona delle vasche ricosruite dove la ressa e la calca per fare il bagno mi fanno letteralmente scappare via.Il Giammy ridendo “dai fai una foto alla folla”, lo giro e urlante indignata, rispondo “io le persone nelle foto, e poi chi le conosce!”. Lui alza le mani ed arrendondosi, mi guarda. Lo guardo e lo supplico “andiamo via, ti prego”. Scappiamo. Raggiungiamo le antiche piscine di Cleopatra. Quardiamo l’ora. E’ già passata un’ora senza che abbiamo visto niente. Mi arrabbio, mi agito. Entro alle terrme e …. aiuto, help!! Tutta la popolazionoe turca, italiana e non so cos’altro sta in una vasca che un tempo doveva essere fonte di quiete e relax, ora appare come un acquario di pesci puzzolenti e grassi. Non posso. Mi metto all’ombra di un albero e vengo spintonata. Scappo via. Fuori dal casino, fuori sotto i 40 gradi e punto diritta al sito archelogo. Ripenso alla guida che in un iglese, tutt’altro che fluido, spiegava: “molti rinunciano a vedere il sito per il troppo caldo”. Non mi importa. Io vado, io devo scappare da qui, devo godermi lo spettacolo archeologico e la calma naturale di Pammukale. Iniziamo la salita sotto il sole cocente. Stremata dal caldo, altra cosa che non reggo, e senza cibo, rischio di morire sulla strada che porta all’antico teatro. Poi il santoGiammyamoremio mi dice “vuoi la mela?”, mi illumino di immenso. Afferro la mela come la mia personale ancora di salvezza, le do un morso che al confronto un cavallo è niente, e .mmm Buona, la mela più buona, succosa di tutta la mia vita. Ma non sono sicura che fosse realmente così. Arrivati in cima, sudata e innervosita il mio cuore perde un colpo. Silenzio, maestosità. Enormi gradini di pietra si gettano verso il centro dell’arena. Visibili chiaramente gli ingressi dei leoni, il posto del sovrano e le statue ornamentali. Nessuno osa percorrere gli scalini, io urlo “le caprette si arrampicano” e agilmente, o quasi, mi avicino fin dove è consentito. Mi siedo e osservo. Venti minuti persa nel guardare ogni sigola pietra, il panorama che si vede è meraviglioso. Si vedono le vasche calcari, il laghetto artificiale a valle, l’intero sito archelogico che, per la cronaca, lo stiamo restaurando noi italiani con lo sponsor di mamma FIAT. Mi vedo li, con sandali sporchi e una tunica, mentre osservo impressionata uomini sudati e impauriti contro tigri inferocite e piene di zecche e cicatrici. Ovviamente tifo per le tigri, immagino anche che una di queste possa mozzare la testa di un gladiatore e saltare la staccionata mostrando le fauci insanguinate. Tutti scaperebbero, tranne me che si iserebbe sulla schiena del fido micione. Gli darei una carezza, toglierei la testa dell’uomo dalle fauci e urlerei al popolo romano “visto cosa possiamo farvi?” e poi via veloce come il vento, in groppa al mio micione. Il Giammy sottolinea che erano leoni, ed io gli rispondo “per me sono tigri, e quindi lasciami il mio sogno con le tigri”, perchè mi ritrovo a condividere le mie follie con un uomo razionale, colto e che parla italiano,latino e che usa terminologia greca quando il latino non gli è più sufficiente. Uf.

Lasciamo il teatro romano per dirigerci veso la sacra tomba di …oddio ho già dimenticato il nome (perdono), una volta li mi perdo tra arbusti e pietre. La cosa bella che ti sembra di camminare proprio in una città romana, che poi è così, ma non hai la sensazione di finizione e museo. Ti sembra proprio che il tempo sia tornato indietro. Tu salti tra stradine di pietra, scavalli piccoli pozzi, ti giri e intravedi colonne e capitelli. Scruti l’orizzonte e intravedi in lontananza costruzioni e nuvole che sembrano disegnate appositamente per te. Ci sono fiori di capperi, che se non fosse stato per il Giammypugliese io non avrei mai notato. Fai foto a finestre fatte di colonne di pietra. Al suo interno, il cielo ed una stanza immaginaria. Foto che resta gelosamente custodita nella mia Nikon. Vedi turchi aggirarsi fieri del loro sito romano. Gli italiani tutti a sguazzare nella vasca. Scoviamo un’altra piscina, dove non c’è nessuno. Una vasca a forma di S circondata da alberi con acqua limpida. Corro tra fiori e prati curatissimi, voglio proprio buttarmi dentro. Mah…. tempo scaduto! Sono le due e il bus ci aspetta. Incavolata nera e odiando oltremodo i tour di gruppo, ci dirigiamo verso il bus. Ci portano a mangiare, un’ora, e poi perdiamo un’altra ora per fare shopping in un loro centro commerciale. No. E’ troppo. Due ore perse, invece che stare li tra scavi, nuvole e acqua termale. Perchè?

La gita certo che merita, ma non con dieci ore di bus e due per visitare questa meraviglia. Se qualcuno vi propone il tour da Bodrum per Pamukkale rifiutate gentilmente. Salvo, ovviamente, che non siete di quel gruppo di napoletani contenti per aver fatto cinque ore di bus per due ore di bagno nella bolgia della piscina di Cleopatra che, inendiamoci, meritare, merita; ma non in agosto. Agosto e terrme, giammai.

Ora sono indolenzita e voglio scacciare i brutti ricordi e pensare solo a me medesmima che si issa sulla schiena della tigre, perchè con delle nuvole come quelle è facile perdersi nei propri sogni.

 

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