Siamo partiti sabato 10 agosto, come da post on board, per quel di Bodrum. Il viaggio per me medesima non è stato dei migliori. Non stavo particolarmente bene ed il mal di testa non mi ha abbandonato per tre giorni.

Ora mi trovo al fresco di un ulivo dopo aver mangiato un bel piatto di melenzane grigliate. Bodrum ci ha accolto con i suoi colori mediterranei, il mare blu e profondo molto simile a Kos. Stare qui è un po’ come andare a trovare una vecchia zia siciliana. Vieni accolto da peperoni e pomodori ripieni,melanzane alla mentuccia. Poi certo non manca la mussaka e le pareti bianche con i tetti blu a ricordarti che il mediterraneo è anche Grecia. Si perchè i turchi, a dispetto di quel che pensavo (si ero prevenuta. Ecco l’ho detto), sono molto più aperti e mediterranei di quanto non ci fingiamo noi. Sanno essere gentili, educati e sempre pronti ad un sorriso.

Ieri, stravolta dal mio mal di testa, mi sono tuffata dove l’acqua è più blu. Ero li a faccia in sù, persa nel guardare le nuvole, con l’acqua fresca che mi accarezzava le orecchie. Il respiro calmo. Il petto si gonfiava a ritmo con le onde. Piano. Inspirare, espirare. Ho chiuso gli occhi, godendo del sole sulle mia pelle. Un bacio fugace e tenero il suo, quello del sole. Un sorriso sulle mie labbra. Calma e quiete. Un attimo persa nel blu. Poi mi sono immersa, lasciandomi trascinare dalla corrente. Giù fin dove i miei polmoni me lo hanno consentito. Accarezzare l’acqua, sentire i miei muscoli muoversi. Bracciate nel mare splendido. Concedo un po’ di aria ai miei polmoni e poi, come una bimba, ritorno nel mio mondo. Sott’acqua dove i rumori sono lontani, dove l’ansia, le paure e le questioni irrisolte non mi posso raggiungere. Io e me. Me medesima in un attimo di abbandono.

Uscita dall’acqua mi sono accorta di quanta stanchezza mi portavo a presso. E certo non era stanchezza fisica. No. Non è lo stress per la casa, quello l’ho donato al Giammy. Il mio nuovo lavoro che doveva “liberarmi“ mi ha imprigionato in uno luogo che non mi piace, a far qualcosa che un tempo mi piaceva in un modo che non mi appartiene. In queste settimane voglio concentrarmi sul mio corpo. Sulla gioia di respirare, la facilita’ di nuotare, correre e far tutto quello che mi pare. Voglio apprezzare questo popolo che della diversità ne ha fatta una necessita’ e una cultura. Essere qui in un momento tanto delicato per Istanbul e per la loro nazione, mi fa capire quello che sosteneva mio nonno “gli Italiani non se la meritano la democrazia. Hanno il brutto vizio di dimenticare le guerre e di lamentarsi per qualsiasi cosa, facendosi del male a vicenda e approfittando delle debolezze del proprio vicino“.

Siamo fortunati. Io molto, e cresce in me il desiderio di fare di più, nel mio piccolo.

Spero che voi altri vi stiate riposando e godendovi un po’ di quiete. Nei prossimi giorni andremmo a perlustrare la zona e vi faro’ certamente resoconti decisamente dal tono più leggero.

Dal mio angolo di paradiso, chiamato ulivo, io ed il Giammy che non la smette di prendermi in giro, vi saluto.

 

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