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Tutto per una scala

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Questa mattina in tram vi erano 3 signore, tre madre, tre donne qualunque che andavano a lavorare. Si parlava di ansia. Ansia comune: figli, gas, bollette. E ansia non comune.
Una delle tre signore proveniva da sei mesi di terapia. All’inizio sembravano ansie comuni come alzarsi di notte per controllare il gas (chi non l’ha mai fatto!), fino a quando, un giorno, nel buttare una carta nel cestino si è resa conto di esser tornata indietro ben tre volte a verificare che la carte era nel cestino.
Chi l’ha in cura ha detto che le ansie si annidano in noi, fanno parte di noi, sfociano poi in disturbi più gravi quando si cibano delle nostre insicurezze e le fanno diventare incertezze e problemi concreti (nella nostra mente). Il disturbo dell’ansia affligge molte persone e si instaura facilmente in questa vita che non ci lascia tregua.
Personalmente io sono una da cardiopalma, ma non ho paura di tutto. Me ne frego di tutto. Il cuore accelera per troppa eccitazione. Eccitazione per sciocchezze, come comprare un gelato. Tutto sotto controllo.
Fino ad oggi. Sarebbe facile dire sono un po’ agitata per lavoro, casa nuova, casa vecchia ect.
La verità è un’altra. Aver creduto per una frazione di attimo che mia madre poteva anche non dirmi ciao. Quell’attimo mi ha cambiato. Succedeva a fine agosto dopo un’altra batosta. In una settimana le certezze sono volate.
L’architetto ha mandato la foto di questa dannata scala. Buffo che sia una scala a scatenare in me tutta questa preoccupazione, in qualche maniera si tratta proprio di salire una scala. Una scala che porta ad un piano alto. Un piano fatto di responsabilità, consapevolezza e autorevolezza.
Vorrei solo scappare e giocare con i pupazzetti.
Una vita spesa a guardare fuori dalla finestra a inventare storie. A sognare di incontrare qualcuno che ti possa cambiare la vita. Ad immaginare miliardi di volte come potrebbe essere.
Invece è stato. Il 25.02.2010 è stato.
Un abbraccio che voglio duri tutta una vita. Quel giorno quel “Sara non ti spaventare ma mamma è in rianimazione”. Quel giorno . Io paralizzata, con le persone che mi dicevano “Sara? Ci sei”. Io che non sono corsa subito. Ho pure mangiato. Lentamente. Ho dovuto capire, ho dovuto afferrare la notizia. Poi sono corsa dalla mia mamma.
La mia mamma stava bene, un po’ collegata a una serie di aggeggi. Ma stava bene. La mia mamma voleva essere truccata e sistemata, perché lei è una Duchessa. La mia mamma i giorni a seguire è riuscita a mettere in riga le infermiere, perché lei è una Duchessa Generale.

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La mia mamma è uscita dall’ospedale subito, perché lei è forte. La mia mamma una settimana dopo mi ha fatto la torta di compleanno più bella che una figlia possa volere ed è riuscita ad organizzare un pranzo stando seduta, la mia mamma è una gran cuoca. Non l’ho mai detto, ma lei è la donna più testarda, tenace e femmina che conosca. Lei è la Duchessa, la mia mamma.
Ora lo so, lei è mia.
Nel guardare la scala, ho avuto un nodo alla gola. La casa nuova si sarebbe realizzata. Per fine mese. Io e il Giammy potevamo stare finalmente insieme. Questi mesi li ho messi in standby, continuo a “caziare” il Giammy che fuma quando, con molta fatica, sta provando a smettere. Sono rimasta a dicembre 2012.
Ci metto un po’ io a capire le cose. Qui si tratta di crederci. Credere che un uomo onesto, generoso, spiritoso, intelligente e si beh anche pelato, come il Giammy ha scelto una come me. Quella scala la faremo insieme, un passo alla volta. A volte di corsa, a volte scendendo, altre volte salendo. Ma sopra o sotto noi staremo insieme.
A distanza di un anno è giungo il momento della resa. La Duchessa dovrà conoscere il Gammy.

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Ho scritto di getto senza rileggere, ho paura pure a vedere oltre le righe. Sono una psicopatica che con doppio nome si porta anche doppia personalità (per non dire molteplici). Sono quella da Country White Chic in contrapposizione al fantasy horror. Una cosa è certa, io non vedo. Io entro nelle cose. La scala qui è il mio personale mostro. Lo so. Esso, il mostro, una volta saldamente impiantato in casa si animerà. Noi dormiremo e lui si staccherà dal parquet, e allungherà le sue braccia di ferro, tirerà su il collo fino a toccare il soffitto del piano superiore. Le gambe cresceranno e andranno a sbattere contro la casa del vicino. Questa trasformazione accadrà ogni notte. Questa è la maledizione dell’architetto: un mostro fatto di ferro. Di giorno silenzioso viene calpestato, di notte vivo e affamato prenderà vita. Nel quartiere, io lo so, cominceranno a sparire gatti e alberi. Nessuno ci farà caso, fino a quando il cane a sparire non sarà il tuo.

C’è un nuovo mostro in città. Si chiama “Iron Stair”, ogni notte on Casa Giammy 2.0

Esaurita Sciura Milanese per vocazione e per residenza. Cucina, Viaggia e Fotografa in ordine sparso e casuale. Starnazza sempre. Non guida, ma va dappertutto.

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