marco01Avevo già detto che potrei aprire una nuova rubrica intitolata “Brera quello che la gente non vi dice” (chissà perché penso al mio blog come se fosse un canale locale in cui sto on air con la Peppina a sparare cavolate). Il fatto che io ora mi trovi in quel di Brera per più di dieci ore al giorno mi da spunti per nuovi post, forse perché guardo a questo quartiere non come “uuuuu che beeeeeeelo” ma piuttosto come “uuuuuu ma qui ci vivono veramente”. Si perché quando i Giammy mi ha detto “ecco ora che starai in Brera sarà la fine della tua carta di credito” non capivo. In fondo i negozi stanno da un’altra parte, poi c’è quadrilatero della moda che beh non è alla mia portata. Forse qualche catenina da Tiffany e la borsa a cui sto facendo il filo da un po’, sempre nella speranza che il Giammy arrivi prima, ma poi la verità che certi regali mi piace farmeli da me. Dal Giammy prediligo regali di meno valore economico e più scemi. Donna scema sono, mica arrivista. (Questa come mi è uscita?!)

Insomma, Brera è molto altro. Se partiamo dalla Pinacoteca e ci immergiamo nei vicoli non fermiamoci a guardare solo i quattro tavolini fuori. Andiamo oltre. Cogliamo i vecchi panettieri, la macelleria, l’idraulico, la scuola guida. L’unica cartoleria rimasta in tutto il perimetro del centro di Milano, talmente esclusiva che soli li trovate i materiali richiesti dalle scuole materne li vicino. Perché si in Brera ci abitano. Ci sono signore “vecchia Milano” con i loro bustoni di cartone e carelli per far la spesa. La differenza tra le vostri madre e le Sciure di Milano è semplice, quet’ultime escono di casa cotonate, con abiti firmati a fiori e un rossetto rosso che vostra madre (ma anche la mia)  non metteva neanche a vent’anni. Le Sciure di Milano escono per comprare il pane indossando collier da 50.000 mentre le nostre madri al massimo mettono il giro perle per le “grandi occasioni”. Su questo la Duchessa, mia madre, in fondo in fondo si sente molto chic di fatti non inizia nessuna attività giornaliera senza la sua base di trucco e i suoi gioielli. Una spruzzata di Chanel n. 5 e poi è pronta per sfornare torte e pulire i piatti. Ognuno il suo.

Oggi ne ho scoperta un’altra. Un’esperienza surreale, mi ha talmente affascinato che ci ho perso un’ora. Un’ora in Piazza San Marco, una piazza piccolissima vicino a  Via Solferino. Il lunedì c’è il mercato.

Già il fatto che ci sia il mercato in Brera è qualcosa che mi ha stupito. Si lo so “perché in Brera ci abitano”. Comunque. Munita del mio iPhone e focaccia tra i denti, mi sono avviata . In esplorazione. Sono rimasta scioccata.

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Al banco dei fiori, invece che trovare inutili piantine decrepite, ho trovato foreste. bouganville, tulipani, lilium e orchidee talmente grandi che io sembravo ancor più nana.

Andando avanti sono approdata all’unico banco del pesce. Beh non un banco qualunque. Ti marinano direttamente lo spada ed il tonno, strizzando l’occhio a “Da Claudio” famosa pescheria li vicino. Certi gamberoni talmente rossi da scambiarli per fragole.

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Cammino ancora e banchi interi di scarpe catturano la mia attenzione. Mi avvicino. Fantastiche esattamente come l e volevo. Poi guardo con più attenzione. Tod’s, Gucci, Cavalli. Vere o false che siano costavano tutte mediamente 400/700 euro . La signora mi sorride “Stiamo mettendo via se le interessa ci vediamo giovedì se no venga da me in negozio. Le faccio lo sconto”. Ah ecco.

Infine tendaggi e profumi che se chiudo gli occhi vedo Nizza. Un bancone intero con prodotti della Colistar con in vista il nome della Farmacia. Questo si che marketing!

Al bancone dei polli, mi sono detto “Va bene mercato”. Mi avvicino. Al bancone un ragazzo con due occhi verdi come smeraldo, il padre brizzolato affascinante. Sorridono. Sorrido. Il padre “l’ultimo tacchino, lo vuole?”.  “ I polli dove sono finiti” mi chiedo.  Osservo meglio e trovo Prosciutto di Parma DOP, salami Toscani. Si c’è anche un mini reparto di frittura: arancini, bocconcini di pesce fritti al sesamo. Sto per lanciare le testate contro la vetrina, ma mi contengo. Poi sorrido ai marocchini che vendono borse finte Prada. Hanno il loro tavolino, e stanno…stanno “fate la raccolta differenziata?”. Giuro la mascella mi è caduta a terra.

Il mercato alle 15.00 chiude e le persone stanno omettendo via la merce. C’è una calma surreale, nessuno che urla. Le Signore ordinatamente osservano, passeggiano.  I marocchini piegano ordinatamente la propria merce. C’è anche chi aiuta il vicino a sistemare la frutta.

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Vicino a me due Signore . “Visto queste le abbiamo usate per la festa di primavera. Sono così carini”. Mi giro una pila enormi di tic tac tutte dipinte. A venderle una ragazza, mi avvicino. Lei mi porge un foglietto della scuola, è il banco dei bambini.

Non mi resta che dire “non ci posso credere”, per poi  sparire nel bancone del cake desing dove il bancone è suddiviso a metà: uno dedicato al forno l’altro alle caffettiere. Ed è il mondo delle caffettiere: Lagostini, Bialetti, Alessi.

Mi fermo esattamente nel centro, scrivo un tweet “un’esperienza mistica in piazza San Marco”. Corro via, come se avessi, con il mio cellulare, violato quella calma. Corro, accendo il PC e mi dico “Brera quello che la gente non vi dice”.

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