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Giaammy

Per una volta voglio parlare di Lui. Non dirò quanto sia bello, forte, simpatico. Quanto mi piace. Sono cose talmente soggettive e per certi versi ovvie che ve le risparmio.

L’elemento principe è Lui. Perché non è solo il Giammy è Lui. Il mio Lui, quello che ti fa aprire una porta e poi niente è quel che sembra.

Ho spalancato quella porta quando mi sono aggrappata a Lui con tutte le mie forze. Non avevo pensieri, non avevo una motivazione concreta. C’era qualcosa, un piccolo frammento che ho intravisto, l’ho sentito mio e semplicemente me lo sono preso. Mi sono avvinghiata come una bambina al proprio cuscino, come se nel resto della mia vita quel cuscino era stato inserito in qualche ripostiglio ed io non ne avessi sentito il bisogno finché non me lo sono ritrovato davanti. Si perché quel frammento che ho intravisto era qualcosa che mi apparteneva, qualcosa che sapevo fosse già mio da tempo immemore. Eppure, fin a quel giorno, non lo conoscevo. Lui, al di fuori, uno sconosciuto; dentro, Lui. Non avevo bisogno di formulare pensieri, lo sapevo. E basta.

Ero li , come lo sono stata per tanti giorni, eppure c’era quel elemento diverso. La paura che andasse via. Questo elemento insignificante, soprattutto se si pensa a due perfetti estranei in cui uno dice all’altro “mi trasferisco”, ha scatenato in me un mare in tempesta. Non ho fatto pensieri, non ho pensato al “dopo” alle “conseguenze”, sapevo solamente che Lui era mio e non poteva andare da nessuna parte. Nell'attimo stesso in cui fui scossa dalla notizia che sarebbe andato. Ho capito. Ho percepito, più che capito, e tutto il mio corpo ha reagito di conseguenza. Niente era più importante.  Io, il mio corpo, eravamo concentrate su di Lui.