Ci sono persone che aprono un blog ed indossano la maschera, oggi li  chiamano blogger.

Queste persone ci mettono devozione in quello che fanno. Ogni giorno un post. Se commenti, commentano. E poi twittano, pubblicano foto su Instagram. Se non stai attendo escono anche dalla tazza del caffè.

No. Non mi sto descrivendo.

Sapete qual è la differenza tra me è un blogger di oggi, uno ragazzo 2.0? Che io sono autentica.

Io non riesco ad indossare una maschera. Da venerdì sono ricaduta nel buio delle mie ansie con annesso attacco di panico notturno. Con annesso accanimento contro il Giammy.

La maschera l’ho indossata da mia madre, dove sorridevo beata pensando al Magnum che Marco si sarebbe mangiato.

“Vorrei piangere, ma le lacrime non escono. Ho tanto bisogno di piangere”.

Se io fossi un blogger, intanto direi “no assolutamente non lo sono” e poi oggi qui ci sarebbe un post pianificato per oggi. In linea con il fatto che è maggio ,ma non fa caldissimo, in linea con l’argomento principe di questo luogo.

Questo blog è la mia nuova vita, la mia terapia. Che certo mi piace farla insieme.

Oggi è uno di quei momenti dove la paziente, cioè io, se ne sta rannicchiata sul davanzale. Appoggia la testa sulla finestra e guarda fuori. Oltre.

Non riesco a fare tutto. A gestire tutto. Sono incoerente e mi sento terribilmente sola.

Questo un blogger non lo scriverebbe mai.

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