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Nizza

L'oro rosso del Danubi.  Color fuoco, meglio se brillante: la paprika, spezia aromatica e non necessariamente piccante, non è un'esclusiva dell'Ungheria e viene da lontano, ma in Ungheria ha trovato una casa ospitale e ci si è accomodata.

Oggi vi voglio parlare di lei. Della Paprika.

Ho un trascorso da finta adottata Calabrese in cui il mio palato si è talmente abituato al peperoncino e all’Abuja da  non temere neanche quando mi dicono “stia attenta pizzica”, se è piccante per me state certi che voi siete morti. Ecco perché non cucino mai messicano per nessuno, tranne per il Giammy che pare avere le papille gustative ricoperte di strati di tabacco che non gli permetto di assaporare.

Insomma pensavo che il rosso fosse peperoncino e per me non era mai abbastanza piccante, poi ho scoperto che lo zenzero se usato correttamente e con l’aiuto di una macinata di pepe da un piccante diverso dal peperoncino. È come se il peperoncino fosse un romane verace che mangia la porchetta con le mani, mentre lo zenzero è un esploratore senza tempo che assapora tutto e si lecca le dita, senza destare però fastidio neanche alla Regina di Inghilterra.

Tornando al nostro oro rosso. Una sera stavo guardando fuochi e fiamme e buttano li una ricetta “pollo alla paprika” e sento dire da Chiara Maci “perché la paprika esiste anche quella dolce non è solo piccante ed è facilmente reperibile al supermercato”.

Ci sono momenti molto intesi, in cui le giornate si susseguono tra impegni di lavoro e emergenze familiari. Fermarsi sul divano a guardare la propria serie TV preferita pare una missione impossibile. Un miraggio. Più o meno quanto è successo a

Buona domenica. Mentre vi scrivo sorseggio una bella tazza di caffè fumante nell'unica tazza che non è stata inscatolata.

domenicaSono un’amante delle tazze, delle mug per la precisione. Chiunque volesse farmi un regalo e si ritrova a dire “ma a tutto”. No! Mi manca sicuramente una qualche mug che voi altri saprete in grado di scovare per me. Al mio acquisto compulsivo online e nei supermercati ho posto un limite. Quel limite si chiama trasloco. Avendo imballato tutto in attesa della nuova casa (domani iniziano i lavori, incrociamo le dita) qui in quel di Milanino mi sono concessa solo una tazza. Una tazza bianca comprata presso California Bakery l’unica e vera caffetteria americana a Milano. Un giorno vedrò di farci una colazione come si dive, solo per voi.

Una volta terminato il mio caffè dovrò lasciarvi per andare alle terme. Povere me. Veramente sono due settimane che cerco di dedicarmi un week end interno in qualche centro per rifarmi tutta, ma non ho tempo. E soprattutto ho notato che molte delle terme della Lombardia e del Piemonte sono chiuse a causa del tempaccio che gli ha fatto non pochi danni. Studiando attentamente il nord, abbiamo deciso di puntare nei dintorni di Pavia scovando queste graziose terme. Poi vi saprò dire.

Nel mentre vi invito a godervi una giornata di sole in compagnia del nulla. Questi giorni di pioggia e il miei week end dedicati alla casa nuova (architetto, parquet, bagno, lavori, ect) più a casa mia attuale (pulisci,lava, stira) hanno fatto si che ho scoperto un utilizzo alternativo (almeno per me) dell’iPad. Il gioco.

Si so che la maggior parte delle persone scrica app solo per proparle che siano dell’iPhone o dell’iPad. Io no. I miei due “gingilli” Tabata e Big Tabata hanno al loro interno le app che mi aiutano a starnazzare liberamente con voi, oltre che app di utilità o presunta tale. L’unico gioco che mi sono concessa è stata Angry Bird che mi ha letteralmente salvato un’estate. Non amo particolarmente i giochi, in generale. Soprattutto se ho momento per me lo uso per fotografare, vaneggiare, sognare. In un certo senso gioco, ma alla vecchia maniera.

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Appena approdata in quel di Brera, sbirciando attraverso le vetrine mi ha subito colpito un ristorante. Mi ha colpito per il suo arredamento intimo, molto minimal chic come piace a me. Entri nell’ampio salone e ti ritrovo avvolta da mobili bianchi, specchi, legno ovunque. Le tonalità chiare fanno risaltare il colore delle peonie e della lavanda. Viola e bianco. Colori che scaldano l'anima

A pranzo ho cercato più e più volte di andarci ma era sempre pieno. Poi in piena caduta nel tunnel della disperazione, uno spiraglio di luce. Sono uscita alle 13.40 ovviamente in Brera non vi era più nessuno così ho svoltato a sinistra per trovarmi in FioriChiari Plates, questo il nome del locale. Se non si è più che attenti, correndo per le viuzze di Brera si può tranquillamente scambiare il ristorante per un simpatico negozio shabby chic. La prima cosa che ti appare chiara è di essere a casa di amici. Ad accoglierti un ampio tavolo in legno con sedie bianche.

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Immaginatemi seduta al Bar “El Beverin Frau” di Brera. Volevo mangiare un'insalata ed ho deciso per dei ditalini con mozzarella di Bufala, alla Bufala non so resistere. Mi portano un piatto fumate enorme. I ditalini sono quelli per i bambini quindi impresa ardua da mangiare con la forchetta  infatti ci ho messo 40 minuti per mangiare un piatto di pasta. Mi sono talmente sforzata che mi è venuto un gran sonno accompagnato da mal di testa. Mentre ero tutta concentrata ad usare una forchetta come fosse un cucchiaio e raccogliere tre al massimo quattro ditalini di pasta, di fianco a me una coppia di settantenni o forse ne avevano anche ottanta. Ovviamente da bravi anziani parlavano di una giovane, che fosse loro figlia o nipote non l’ho capito. Parlavano di impaginare libri, di interagire con revisori. Lei mi è parsa la più stordita, o quanto meno la più sorda. Lui, paziente, le rispiegava tutto. Lui usava un gergo troppo all'avanguardia come “caricare fotografie” e lei povera si incavolava perché non capiva. Ed allora Lui ricominciava, con devozione e pazienza che solo 30 anni di matrimonio di portano. Piano con parole più semplici “si caricare, ha scelto delle immagini da inserire nell'articolo  ed allora Lei annuisce, capisce.

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Nell'ottica di un continuo scambio culturale tra Italia e Giappone e per favorire la diffusione della cultura gastronomica nipponica, si vuole portare a Milano la straordinaria esperienza giapponese del MATSURI: la tradizionale festa popolare giapponese che, tra contemplazione della natura, cibo e divertimento celebra e rigenera l'indissolubile armonia tra uomo, ambiente naturale e la propria cultura tradizionale. I Matsuri sono eventi che attirano nelle strade e nei parchi centinaia di persone e si svolgono in ogni parte del Giappone, in ogni stagione, nell'arco di tutto l'anno. Ogni festival ha un suo particolare significato, a volte legato alla natura come il passaggio da una stagione all'altra, a volte dedicato alle celebrazioni per i bambini, al rigoglio del genere umano e molto altro.